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12.01.2018

Addio a Roberto
Clerici il «papà»
di tanti campioni

Roberto Clerici amava talmente il 10 che - in famiglia ne sono sicuri - ha dato fondo alle forze residue per non lasciare questo mondo proprio nel giorno con il numero prediletto. Il suo ultimo dribbling ieri, 11 gennaio, pochi minuti dopo la mezzanotte, alla Domus Salutis dove era ricoverato. Clerici aveva 75 anni. Lo ha portato via una malattia breve, ma inesorabile. Un mese fa faceva ancora progetti per la sua Voluntas: andare a Goteborg, la città svedese sede della Gotha Cup che la Voluntas ha vinto per 6 volte; organizzare nuove iniziative per i suoi ragazzi. Non ne ha avuto il tempo. Lascia la moglie Maria, i figli Stefania, Cristiano ed Eleonora oltre a 2 nipotini. La salma è stata ricomposta all’obitorio della Domus Salutis, a Costalunga. I funerali domani alle 10,30 nella parrocchia dei Cappuccini-Sacro Cuore di Gesù, in via Milano.

CLERICI, classe 1942, era titolare dell’Afis, azienda specializzata in arredobagno e materiale idrotermosanitario. Ma la sua vita era il calcio: «Il campo mi dà energia, la scrivania frustrazione», diceva e una frase del genere non può che rimandare al commissario Salvo Montalbano, il personaggio inventato da Andrea Camilleri. Ma per spiegare il segreto della Voluntas, da 37 anni fucina di campioni, Clerici usava una formula aritmetica: «La somma del valore dei singoli non deve essere mai superiore al valore del collettivo». Personaggio letterario, nel senso più alto, con la mente matematica. Questo era Clerici. La squadra, innanzitutto. Ma in pochi sapevano vedere il talento del singolo e, soprattutto, coltivarlo. E il carattere. Clerici, a un aspirante campione, chiedeva altre cose: «È vero - conferma Gianni Guindani, amico di una vita e suo braccio destro alla Voluntas -. Per valutare la capacità di un ragazzino aveva test tutti suoi, domande che non c’entravano nulla col calcio. Ma Roberto così comprendeva il carattere, l’indole, la voglia di impegnarsi e di sacrificarsi di chi aveva di fronte». Clerici è il papà calcistico di una squadra che, come si vede dalla tabella pubblicata nella pagina a fianco, sarebbe da primi posti in Serie A. Il suo prediletto era Eugenio Corini («Faceva ore di cyclette a casa e lo costringevo a camminare per pomeriggi interi nella piscina di Flero»), il più famoso Andrea Pirlo: «Un giorno portai Andrea ragazzino da Corioni, che gli chiese: ma tu credi di essere bravo? Andrea rispose: no presidente, io diventerò il più bravo di tutti». La fabbrica di campioni chiamata Voluntas Pace era il centro sportivo San Filippo, sorto sui terreni messi a disposizione («non senza qualche rincrescimento», si legge in un volume datato sulla struttura di via Bazoli) dai Padri della Pace. Il primo colpo di piccone nel 1975 e solo Clerici, con coloro che gli sono stati vicino nella realizzazione, avevano in menta cosa stavano facendo e i risulktati cui sarebbero approdati. Clerici per anni ha fatto la fortuna del Brescia Calcio. I talenti fatti emergere alla Voluntas poi passavano alle giovanili biancazzurre. L’elenco è sterminato: i già citati Pirlo e Corini; poi Agliardi, Bonera, Jadid, Diana, i gemelli Filippini, Leali, Mustacchio. Avrebbe portato a Brescia pure Gigio Donnarumma, ma non ci fu il coraggio di investire su un portierino di Castellammare di Stabia che, a 13 anni, era disposto a cercare la fortuna a Brescia. A Clerici lo avevano segnalato, poi era andato di persona a vederlo e ne aveva intuito la stoffa. Meno di un anno fa aveva rilanciato il progetto Voluntas: nuova sede, sempre in via Bazoli. In giugno l’accordo quinquennale di sponsorizzazione con la Jaquar Group, industria indiana leader mondiale nelle soluzioni per il bagno. Clerici aveva trovato nuove risorse per regalare al calcio italiano tanti altri bravi professionisti. Era un vero numero 10. Come Pirlo, come Corini, come tutti i ragazzi che ora lo ricordano con affetto sincero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta
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