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25.10.2011

Brescia e Brasile in lutto
Si è spento don Rinaldini

Un momento del lavoro infaticabile di don Enzo nelle campagne del Minas Gerais
Un momento del lavoro infaticabile di don Enzo nelle campagne del Minas Gerais

Brescia. Ieri mattina le campane della Chiesa Cattedrale di Brescia, fuori orario, hanno suonato per annunciare la morte di un suo parrocchiano illustre: don Crescenzio Rinaldini, morto nella notte, dopo lunghi mesi di sofferenze, ad Araçuai, diocesi brasiliana che lui ha onorato con cinquantun anni di impegno a favore della gente povera e bisognosa.
DON ENZO era il primo dei preti diocesani a partire per la terra di missione secondo la formula «Fidei donum» (dono di fede alla chiesa universale). Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1949, curato a Cellatica fino al 1952 e poi Vice Assistente dell'Azione Cattolica e insegnante di matematica e fisica (laurea conseguita a Milano) nel Seminario diocesano. All'impegno pastorale don Enzo coniugò presto il dovere dell'impegno in terra di missione. Il Vescovo monsignor Giacinto Tredici lo inviò in terra di missione, in Brasile, ad Aracuai, una città di ventimila abitanti (sede di una Diocesi suddivisa tra trenta parrocchie e popolata da quasi cinquecentomila fedeli), collocata nel cuore dello del Minas Gerais. Il primo impegno ad Aracuai fu quello di rettore ed insegnante del seminario, quindi si occupò delle parrocchie di Itinga, di Itaobim e di Padre Paraiso.
VENNE NOMINATO Vescovo della Diocesi che l'aveva accolto ventidue anni prima, il 10 maggio 1982. La consacrazione Episcopale, però, avvenne a Brescia, nella Chiesa Cattedrale, che era ancora la «sua» parrocchia, il 4 luglio. Un mese dopo, l'8 agosto, faceva il suo ingresso ad Aracuai e prendeva possesso della diocesi che Papa Giovanni Paolo II gli aveva assegnato. La città e i paesi più vicini vestirono i panni della festa. Il Vescovo Enzo, nell'omelia pronunciata davanti a migliaia di fedeli, propose un patto fondato esclusivamente sul Vangelo.
Disse: «Noi possiamo guardare al futuro con rinnovata speranza solo se sapremo leggere, vivere e annunciare il Vangelo ogni giorno. Se sapremo tradurre in gesti concreti ciò che il Padre Nostro ci suggerisce, avremo posto le basi per una società più giusta. Se avremo il coraggio di spezzare e di condividere ciò che ci è dato gratuitamente dalla terra madre, noi saremo veramente popolo eletto».
La diocesi di Araçuai era allora considerata una delle più povere del Brasile. L'opera dei missionari - tra questi don Enzo e parecchi bresciani - aveva consentito di organizzare una rete di sostegno per i più poveri, che poi erano la stragrande maggioranza di coloro che abitavano quella terra.
ERA TANTO ciò che riuscivano a fare i missionari, ma ancor di più erano le richieste inevase. Per sostenere le opere intraprese ad Araçuai alcuni bresciani generosi ed illuminati - tra questi Franco Castrezzati, sindacalista e amico del Vescovo - , diedero vita all'Associazione «amici di don Enzo». Attraverso una rete capillare di generosità Brescia fece giungere al vescovo Rinaldini il necessario per completare e far funzionare al meglio la scuola agraria, per sostenere le comunità sul territorio, per preparare i giovani ad essere catechisti, ma anche operatori e artefici di iniziative a sostegno del lavoro e dell'educazione.
Don Enzo è stato il prete degli ultimi, l'amico dei disperati, il fratello cui confidare affanni e speranze sapendo che avrebbero trovato risposte. «Ma tutto quello che facciamo - diceva - non basta, è soltanto una goccia nel mare dei bisogni».
Si rivolgeva a chi era disposto ad ascoltare la sconvolgente attualità dell'Enciclica «Populorum progressio», ma allo stesso tempo amplificava, perché tutti potessero intendere, l'invocazione di una giustizia - diritti e doveri uguali per tutti, necessaria per garantire una vita dignitosa a tutti, pane e sapere distribuiti a tutti - come presupposto per una società in cui ogni persona fosse protagonista e avesse pari opportunità. «Se però aspettiamo che il superfluo venga distribuito - aggiunse don Enzo - è probabile che a noi non sarà concesso di vedere il cambiamento».
«Io annuncio il Vangelo - diceva dolcemente -, che è già la somma di ogni buona e onorevole intenzione. Dite alla gente che ci conosce che noi siamo felici e che vorremmo distribuire felicità anche a loro». Per lui il futuro del Minas Gerais doveva essere la terra coltivata. Una risposta contro la fuga della gente verso le metropoli, dove la gente della campagna, secondo la sua testimonianza avrebbe trovato «soltanto dolore». «Si perderanno - affermava -. Bisognerebbe seguirli fin là per condividere la fatica e poi, alla fine, aiutarli a riprendere l'autobus che li porta a casa. Purtroppo mancano uomini e mezzi».
DON ENZO Rinaldini, prete, missionario, Vescovo e poi Vescovo Emerito della Diocesi di Aracuai ha chiesto di essere sepolto nel camposanto della città, all'ombra della chiesa che ha servito fedelmente per quasi cinquantadue anni, vicino alla sua gente, nel suo Brasile. Sarà esaudito.

Luciano Costa
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