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09.01.2014

Cava Piccinelli, in campo la «task force»

Una manifestazione organizzata dal Comitato spontaneo contro le nocività all'ex cava Piccinelli
Una manifestazione organizzata dal Comitato spontaneo contro le nocività all'ex cava Piccinelli

L'acqua di falda nell'area della cava Piccinelli, in via Cerca, non contiene tracce del pericoloso Cesio 137. È sicura, e pure i 20 “fusti radioattivi" da 220 litri non ci sono più, sono stati smaltiti da Nucleco conferendoli nel centro autorizzato della Casaccia di Roma. Ancora, è stata ripristinata la copertura con la posa di teli impermeabilizzanti, e la recinzione ne impedisce l'accesso.
Tutto fa dire insomma che dopo l'allarme degli scorsi mesi la situazione nella zona che ospitò la fonderia Cagimetal, dove sono stoccate scorie contaminate, è sotto controllo. Ma si tratta di una vicenda delicata dal punto di vista ambientale, perciò il Comune ha deciso di avviare un gruppo di lavoro ad hoc con compiti di vigilanza. E, soprattutto, che studi soluzioni operative da mettere in campo in caso di emergenza.
L'AREA più “inquinata" ha un'estensione di circa 100 metri quadri per 1.500 metri cubi stimati. La concentrazione di Cesio arriva fino a circa 5 metri sotto il piano di calpestio, scendendo dal massimo di 188 becquerel per grammo fino a 2 becquerel nella parte più bassa. Il rischio per gli uomini è contenuto: stare 24 ore di fila sul punto più “caldo", sottolineano i tecnici di Comune e Arpa, incide sull'organismo tanto quanto una radiografia.
Ma la preoccupazione maggiore riguarda la falda. Come spiega la direttrice del Dipartimento bresciano dell'Arpa Maria Luisa Pastore infatti, studi idrogeologici del 2012 evidenziano che il livello, oscillando, può arrivare a lambire il deposito dei rifiuti tossici. Il pericolo di contaminazione non può ritenersi scongiurato, anche se per ora non c'è ragione di credere che la situazione peggiorerà. Almeno stando ai risultati dell'ultimo monitoraggio effettuato dall'Agenzia ad ottobre, nel periodo di massimo innalzamento (i rilievi hanno misurato un valore di 116,35 metri sopra il livello del mare). I campioni di acqua di falda prelevati dai quattro piezometri sono stati analizzati nel laboratorio del Centro regionale di radioprotezione, e in nessuno si è riscontrato Cesio 137 in concentrazioni superiori alla sensibilità analitica. Sono stati invece registrati superi per cromo esavalente, tetracloroetilene e tricoloroetilene, presenti già a monte dell'area indagata e che quindi non contribuiscono in alcun modo, secondo l'Agenzia, alla contaminazione delle acque sotterranee.
L'area ex Cagimetal è stata inserita nella rete Arpa dei controlli dei siti significativi, e sarà tenuta monitorata per individuare eventuali criticità nelle acque sotterranee in seguito all'interazione della falda con i volumi contaminati. Se si riscontrassero situazioni a rischio - ha spiegato Pastore -, si potrebbe valutare l'installazione di un sistema di pompaggio tramite idrovore simile a quello in funzione alla Caffaro. Per tenere sotto controllo il livello della falda invece si pensa ad un piezometro che effettui rilievi in continuo.
Sono valutazioni che verranno effettuate in seno al gruppo di lavoro e di studio voluto dal sindaco Emilio Del Bono su proposta dell'assessore Gianluigi Fondra che comprenderà Comune, Provincia, Arpa Brescia e Arpa regionale e Asl e che si è già riunito per la prima volta il 20 dicembre. Se Fabrizio Speziani dell'Azienda sanitaria plaude al «lavoro di squadra» che può fare scuola, per Giuseppe Sgorbati, direttore tecnico scientifico Arpa Lombardia «la situazione oggi è sicura, il che non significa che lo sia indefinitamente nel tempo. Il range di interventi possibili sarebbe più chiaro qualora lo fosse anche il quadro nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi. Mancano le norme e gli strumenti, anche se una legge di recepimento di una direttiva comunitaria in discussione potrebbe rappresentare un primo passo». Pur non spettando alla Loggia reperire soluzioni per lo stoccaggio del materiale, «non possiamo aspettare in modo supino le criticità - spiega Fondra -. Il Comune vuole essere sentinella vigile, per ciò che compete».
Resta il solito problema delle risorse. L'area di proprietà degli eredi Piccinelli era infatti stata affittata a privati che sono oggi irreperibili. L'onere della bonifica è dunque in carico alla comunità. Una storia già sentita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Natalia Danesi
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