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11.05.2013

Il mondo capovolto di Yuja Wang
è un piccolo paradiso di emozioni

Yuja Wang durante il concerto di ieri sera al teatro Grande. FOTOLIVE
Yuja Wang durante il concerto di ieri sera al teatro Grande. FOTOLIVE

Ogni volta che la pianista Yuja Wang appare in palcoscenico, è capace di suscitare forti emozioni. E così è stato anche ieri sera al teatro Grande, per la sua quarta apparizione al Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo. La ventiseienne cinese - abito rosso e cortissimo, lo stesso che gli appassionati del Festival avevano ammirato anche l'altra sera al teatro Donizetti di Bergamo - Yuja ha deciso di capovolgere letteralmente il programma della serata, interpretando nella prima parte i brani previsti nel secondo tempo e viceversa. Così il suo recital è iniziato con «Gargoyles op. 29» dell'americano Lowell Liebermann, e l'idea non è stata affatto malvagia perché, a dispetto della loro «giovinezza» (si tratta infatti di brani del 1989), essi possiedono un linguaggio estremamente accattivante, con accenni a Musorgskij ma anche a Ravel, come nel carezzevole Adagio semplice del secondo pezzo. E poi il finale, con il Presto «feroce» (la stessa indicazione della Babayaga di musorgskiana memoria), a sottolineare l'evocazione di un probabile e terribile drago in forma di doccione su una cattedrale gotica. Malgrado l'esilità della figura, Yuja Wang è tutto fuorché fragile: tira sempre fuori una grinta e un'energia che sono una le sue caratteristiche migliori, come nella Sonata n. 2 op. 36 che ha completato la prima parte. Quello che forse le manca ancora - ma è davvero giovanissima - è un gioco dinamico maggiormente chiaroscurato, ma in compenso in movimenti come l'Allegro agitato e l'Allegro molto finale di Rachmaninov è stata semplicemente formidabile. NELLA SECONDA PARTE del concerto un bellissimo, doppio Skrijabin, prima con i due tempi della Sonata op. 19 «Fantasia» in cui, manco a dirlo, è stata di stupefacente bravura nel Presto finale, e poi nel movimento unico della Sonata n. 6 op. 62. E proprio qui la pianista ha dato una delle prove migliori dell'intera serata, coltivando con estrema attenzione quel clima di imminente tragedia, di catastrofe incombente evocante chissà quale mostruoso leviatano che è alla base di questo singolarissimo pezzo che significativamente lo stesso Skrijabin si rifiutava di suonare, un brano attraversato da fremiti e oscure dissonanze. Infine, un'ultima e formidabile prova con La Valse di Ravel, che tutti siamo abituati ad ascoltare nella versione per orchestra, mentre quella originale è stata scritta per pianoforte: anche qui, una partenza murmure nei bassi per esplodere poi nel gioco sempre crescente delle sonorità, fino alla vigorosissima conclusione. Yuja Wang non è stata - del resto non lo è mai - avara anche di bis, e dopo un celebre Chopin ha «illustrato» al pianoforte il tema della Cavatina «Largo al factotum» dal Barbiere rossiniano. La serata si è conclusa tra i lunghi applausi del pubblico.

Luigi Fertonani
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