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06.01.2012

La Confesercenti all'attacco dei negozi «sempre aperti»


 Un momento della conferenza stampa organizzata ieri dalla Confesercenti contro la manovra Monti
Un momento della conferenza stampa organizzata ieri dalla Confesercenti contro la manovra Monti

Più che decreto «salva Italia», un provvedimento «sfascia commercio». Una norma «illegittima, recessiva e iniqua», perché «destinata a mettere a dura prova la sopravvivenza dei piccoli negozianti».
La Confesercenti di Brescia boccia senza mezzi termini la scelta del governo Monti di liberalizzare orari e aperture degli esercizi commerciali al dettaglio 24 ore su 24 compresi festivi e domeniche, confutando innanzitutto i presupposti di partenza della nuova normativa.
«SI È DETTO che il provvedimento servirà ad aumentare i consumi, dimenticando che le vendite potranno crescere solo con il miglioramento delle condizioni di reddito delle famiglie – dice il direttore generale di Confesercenti, Alessio Merigo -. Anche la motivazione di favorire una crescita occupazionale non regge, perché l'effetto di questi provvedimenti porterà nei prossimi cinque anni alla perdita di 240 mila posti di lavoro e alla cessazione di 80 mila imprese, secondo le previsioni di Confesercenti nazionale».
IN UN PERIODO delicato di crisi dei consumi la deregulation totale di orari, aperture domenicali e festive rischia di aumentare solamente i costi di distribuzione senza alcun vantaggio per il consumatore, che già dispone di un ampio ventaglio di opzioni quanto a giorni e orari di apertura dei negozi: secondo i commercianti non c'è alcuna necessità di liberalizzare ulteriormente un settore che già oggi assicura fasce orarie e aperture fra le più ampie in Europa.
In Lombardia, ad esempio, la normativa regionale ha consentito di raggiungere un equilibrio distinguendo fra dimensioni degli esercizi, centri storici e zone esterne.
«Non solo non ci saranno benefici per il commercio, ma si assisterà ad una ulteriore divaricazione fra piccole imprese e grande distribuzione», spiega Merigo, affiancato dal vicepresidente di Confesercenti, Pierangelo Simoni, e da Antonio Massoletti, vice presidente del consorzio Brescia Centro, che ha espresso le preoccupazioni dei 200 commercianti affiliati.
A rischiare di più e maggiormente rispetto agli altri del «terzo settore», secondo i responsabili dell'associazioni commercianti, è il piccolo e medio commercio a conduzione familiare o con personale ridotto, che verrà penalizzato dall'impennata di nuovi costi cui far fronte. Davanti a tale svantaggio competitivo ad essere favoriti, secondo Confesercenti, saranno la grande distribuzione e i centri commerciali, a discapito delle attività in centro storico.
Non solo: la manovra del governo presenta anche dubbi di legittimità costituzionale, perché invade la sfera di competenza delle Regioni, tanto che Piemonte, Toscana e Puglia hanno annunciato che faranno ricorso alla Corte costituzionale. I commercianti chiedono che anche la Lombardia, da sempre fra le più convinte a tutelare le proprie autonomie e competenze, faccia sentire la propria voce contestando politicamente e legalmente il provvedimento.
Anche ai Comuni - «che rischiano di trovarsi in difficoltà nel gestire una situazione complicata anche sotto il profilo organizzativo e della sicurezza», ricorda il vicedirettore di Confesercenti Fabbio Baitelli – si chiede di non stare alla finestra, e lo stesso vale per i sindacati dei lavoratori dipendenti, incaricati di tutelare i propri iscritti contro la previsione di turni sempre più impegnativi. Componenti diverse chiamate a manifestare una reazione condivisa.
Per questo nelle prossime ore Confesercenti scriverà ai sindaci dei Comuni di tutta la provincia perché valutino la possibilità di ricorsi contro il decreto, e solleciterà la Regione a esaminare i profili di illegittimità della normativa. Se il governo non farà un passo indietro non si escludono ulteriori iniziative di protesta.

Lisa Cesco
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