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02.11.2011

La «fabbrica» di cavie è sotto la lente dei pm


 La protesta inscenata nei giorni scorsi sui tetti della Green Hill
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Montichiari. La procura di Brescia ha aperto un fascicolo sulla Green Hill, l'allevamento di cani destinati alla vivisezione di Montichiari da anni nel mirino di una campagna mondiale che ne chiede la chiusura o in subordine la riconversione. L'inchiesta affidata al pubblico ministero Lara Ghirardi è precedente all'esposto presentato nei giorni scorsi dal ministro del Turismo Michela Brambilla ma anche al servizio di «Striscia la Notizia» che ipotizzava dei presunti episodi di maltrattamento e sperimentazione cruenta sui cuccioli di beagle ospitati nella struttura aperta sui colli di San Pancrazio.
SOTTO LA LENTE della Procura, che ha affidato gli accertamenti al servizio di vigilanza ecozoofila dell'Oipa e al nucleo di polizia giudiziaria della Polizia municipale di Montichiari, la tracciabilità degli animali della fabbrica di cavie. Stando alle indiscrezioni filtrate dal palazzo di giustizia, gli investigatori avrebbero riscontrato l'assenza del registro di carico e scarico dei cani, una sorta di anagrafe degli animali. Al rispetto di questa disposizione si rifà il placet rilasciato dalle autorità sanitarie. Da qui l'istanza di ritiro dell'autorizzazione e di contestuale chiusura della struttura della multinazionale Marshall. Per l'azienda invece tutto sarebbe in regola in quanto «l'obbligo - si legge negli atti - era comunque assolto nelle more di quanto previsto in tema di disposizioni sull'anagrafe canina».
La giustificazione non ha evidentemente convinto la Procura che sta cercando di fare luce sulla fine di 400 cagnolini, già svezzati, che non risulterebbero registrati proprio nella banca dati dell'anagrafe canina regionale. Anzi, l'ultimo aggiornamento pervenuto all'anagrafe risale al 3 agosto scorso. I beagle, ad avviso dell'organo di polizia giudiziaria, dovevano comunque essere annotati nel registro, risultato, però, assente. Il procedimento penale a carico dell'amministratore unico della società che gestisce Green Hill corrisponde al numero 17512/11 del Registro generale delle notizie di reato. Nessun riferimento, va precisato, emerge nel carteggio della procura su presunti episodi di maltrattamento o addirittura di sperimentazione abusiva.
Anzi, le condizioni complessive della struttura sono state giudicate dai controlli in linea con gli standard europei. Circostanza che non muta la sostanza delle rivendicazioni di chi chiede la chiusura dell'allevamento. Ovvero i cinque milioni di persone che hanno sottoscritto la petizione on-line «Fermate Green-Hill». L'ultima firma, la più pesante, l'ha apposta, insieme a quella sull'esposto, il ministro Michela Brambilla.R.PR.

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