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25.01.2014

Overland riparte da Brescia, ma a cavallo

Due mezzi della carovana Overland  in partenza da Brescia, nel 2004, con le insegne dell'Unicef
Due mezzi della carovana Overland in partenza da Brescia, nel 2004, con le insegne dell'Unicef

Il 3 febbraio spegnerà 78 candeline. Ma Beppe Tenti non lo ferma nemmeno la carta di identità. E stasera alle 18 alla libreria Serra Tarantola di via Porcellaga presenterà in anteprima l'avventura Overland numero 15: da Xi'an, l'antica capitale della Via della seta, a Milano sulla groppa di cavalli e cammelli. Data di partenza: 1 maggio 2014, arrivo previsto 365 giorni dopo, in tempo per inaugurare Expo 2015.
Beppe Tenti è diventato famoso quando le telecamere Rai si sono accese sui suoi viaggi alla fine degli anni '80, ma il suo spirito avventuriero aveva fatto capolino ben prima: era il 1967 quando partecipò a una spedizione del Club Alpino Italiano di Torino sul Kilimangiaro, in Africa, insieme ad altre 58 persone, molte delle quali non erano mai uscite dall'Italia, lui compreso.
Tenti, ricorda come ha iniziato?
«Fino ai trent'anni costruivo case e mi venivano anche bene. Ma non era il lavoro adatto a me. Avevo bisogno di spazi liberi, anche per questo ero socio del Cai. Nel 1967 decidemmo che invece di organizzare l'ennesima salita al Monte Bianco potevamo tentare qualcosa di diverso e pensammo al Kilimangiaro. Organizzai tutto e portai sulla montagna 58 persone. Lì capii cosa volevo davvero fare nella vita».
Dopo quell'esperienza lei è diventato un escursionista di professione organizzando viaggi d'avventura. Poi ci furono l'incontro e la lunga collaborazione con Reinhold Messner. Ed è diventato una star della tv...
«Star non direi proprio! Nel 1982 ero a capo della seconda troupe televisiva del film "Marco Polo" di Giuliano Montaldo, prodotto dalla Rai, e mi capitò anche di fare la controfigura dell'esploratore veneziano nella parte più interessante del viaggio. Dopo quell'esperienza volli provare a ripercorrere il viaggio di Marco Polo in chiave moderna, così organizzai la spedizione da Venezia a Pechino a bordo di tre Fiat Panda 4x4 e di un Pm40 4x4 Iveco. I filmati vennero acquistati dalla Rai per il programma "Italia Sera", e poi non ci siamo più fermati dando vita alle spedizioni Overland».
Da New York a San Paolo, dal Capo di Buona Speranza a Pechino, da Capo Nord a Shanghai, passando per Marocco, Afghanistan, Iran e Iraq e altre terre inquiete: ha mai avuto paura?
«Spesso. Quando in Afghanistan i talebani hanno circondato il nostro convoglio puntandoci i mitra addosso tenere i nervi saldi non è stato facile. Per fortuna viaggiano sempre con noi alcuni Carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania... In quell'occasione avevano gentilmente spiegato ai talebani, parlando in dialetto toscano, di non fare i matti. Quelli hanno abbassato le armi, ma ci hanno portato in un campo minato e ci hanno lasciato lì fino a che non siamo riusciti a dimostrare che avevamo tutti i permessi in regola. In Afghanistan ci hanno arrestato 7 o 8 volte, lo stesso è accaduto in Bosnia. Posso dire di essere l'unico che ha fatto arrestare dei Carabinieri del Tuscania! In Yemen ci hanno sparato addosso, a Panama siamo stati aggrediti e derubati. In Africa siamo sprofondati in una palude e ci abbiamo messo 20 giorni per tirare fuori i camion. Alla fine quando uno se le va a cercare queste cose capitano, ma siamo sempre stati ben organizzati per far fronte a tutti gli imprevisti».
Qual è il Paese del mondo che le è piaciuto di più?
«Certamente l'Italia. I posti più belli li abbiamo visti qui. Niente nel mondo è paragonabile alla bellezza dell'Italia. Qui da noi ci sono tutti i tipi di paesaggi anche se su scala minore, negli altri Paesi abbiamo visto cose spettacolari ma in nessuno abbiamo potuto trovare la completezza del nostro Paese. Dalle spiagge della Sicilia ai monti del Trentino, in Italia si può vedere di tutto, oltre all'intelligenza, all'entusiasmo e alla convivialità del popolo. In Canada abbiamo visto foreste sterminate, in Africa ci siamo immersi in deserti senza fine, in Nepal abbiamo trovato un popolo meraviglioso, ma niente è come l'Italia».
I famosi camion arancioni - fra l'altro costruiti dalla bresciana Iveco - vi hanno praticamente sempre accompagnato in questi viaggi. Perché la scelta di questo particolare mezzo?
«Soprattutto per comodità. Spedizioni di questo genere non permettono di organizzare la prenotazione di alberghi, i camion invece ci consentono di andare all'avventura avendo sempre con noi delle piccole case mobili. Questi autoarticolati erano abbandonati su un piazzale a Bolzano e noi gli abbiamo ridato nuova vita. E insieme abbiamo percorso mezzo milione di chilometri».
A Brescia presenterà in anteprima la 15a Overland, non più a bordo dei camion arancioni. ma con cavalli e cammelli. Come mai questo cambio radicale?
«Quando nel 2010 raggiungemmo Shanghai a bordo di auto elettriche, là si stava celebrando l'Expo il cui tema era "Better city, better life". Il nostro tipo di viaggio venne particolarmente apprezzato. Là incontrammo il commissario di Expo 2015 Giuseppe Sala e gli promettemmo che per l'edizione milanese avremmo organizzato una spedizione pensando al tema della sostenibilità. L'anno scorso siamo tornati per presentargli quanto abbiamo organizzato e il progetto gli è piaciuto molto. Durerà in tutto un anno ma non sarà continuativo così da permettere a chi volesse di aggregarsi».
Tutti possono partecipare?
«Certamente. Le iscrizioni si raccoglieranno proprio qui a Brescia grazie alla collaborazione con Amerigo Viaggi che ci sostiene da tempo. Tutte le informazioni sul viaggio, le varie tappe e gli itinerari si possono scoprire sul sito www.overland15.it».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvana Salvadori
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