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22.10.2011

Paroli: «Scelgo Brescia, e penso già al futuro»


 Il sindaco di Brescia Adriano Paroli: si dimetterà dal Parlamento
Il sindaco di Brescia Adriano Paroli: si dimetterà dal Parlamento

Brescia. «Se la notizia sarà confermata e dovrò optare da subito solo su un incarico, rimarrò a Brescia. Era già tutto in previsione, considerato che nel 2013 sarò in pista per il secondo mandato da sindaco e avevo già detto che non mi sarei ricandidato al Parlamento, ma i cittadini bresciani mi hanno votato per fare il sindaco e io sono assolutamente fedele a questo mandato»: così Adriano Paroli ha commentato ieri il pronunciamento della Consulta che ha decretato l'incompatibilità delle due cariche (primo cittadino di un Comune con più di 20 mila abitanti e parlamentare) da lui ricoperte da tre anni e mezzo.
UNA SCELTA scontata, probabilmente sì, anche se un illustre predecessore come Giuseppe Bottazzi, il «Peppone» dei racconti di Giovannino Guareschi. a un certo punto preferì Roma. Ma Brescia non richiede certo l'impegno della piccola Brescello. Del resto, anche il sindaco con una battuta trasversale manda un messaggio a chi dice che la città avrà un sindaco a tempo pieno: «Ora per me potrà migliorare un po' la qualità della vita».
In attesa dei passaggi tecnici la scelta è compiuta: «Vedremo se la Camera dirà che dovrò scegliere subito, ma non ho dubbi sul da farsi».
Resta il rammarico per dover rinunciare a un doppio ruolo considerato vantaggioso per la città: «Tengo a ricordare che alcuni passaggi, primo fra tutti l'emendamento sul patto di stabilità, sono andati a buon fine anche perchè la mia presenza ha dato un contributo decisivo a Brescia: se non sarò più parlamentare avremo uno strumento in meno, ma il dialogo non si interromperà».
Paroli guarda anche oltre: «Quando si parla di Senato delle Regioni in fondo si dice questo: che ruoli locali abbiano voce anche a Roma».
Quanto all'origine del doppio incarico, Paroli ricorda: «Nel 2008 si andò a elezioni anticipate e il partito ritenne di dare questa opportunità a me e ad altri amministratori locali: per la città è stato un punto di forza».
Sulla sentenza è intervenuta anche l'Associazione Nazionale dei Comuni italiani (Anci) che ha espresso attraverso il presidente Graziano Delrio il suo favore: «L'intervento sull'incompatibilità fra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comuni con più di 20 mila abitanti - ha detto - chiarisce in maniera definitiva una querelle che è andata avanti per molti anni, fatta di interpretazioni diverse fra loro. Resta comunque la necessità di una normativa unica di riferimento per tutte le cariche elettive: normativa che sappia superare le disparità di trattamento fra i sindaci dei Comuni con oltre 20 mila abitanti e altre cariche elettive».

Giovanni Armanini
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