giovedì, 11 marzo 2010
Il camper
PONCARALE
«Il vero problema? Qui è il traffico»
«L'unico problema serio che abbiamo è il traffico che passa per il centro del paese lungo la strada provinciale 22. Ma speriamo che si risolva con la realizzazione della corda molle. Per il resto viviamo in un paese da dieci e lode». Questo il leitmotiv degli abitanti di Poncarale - intervistati da Bresciaoggi e Brescia Punto Tv al mercato settimanale - nel commentare la vita nel loro paese. La soleggiata giornata estiva e la location pittoresca delle bancarelle rendono davvero difficoltosi i commenti negativi. In estrema sintesi: l'aver mantenuto le caratteristiche di paese non facendosi fagocitare dall'hinterland nonostante la vicinanza con la città (a soli 8 km), la presenza di comodi collegamenti con Brescia (la linea 10 fino a Concesio), di scuole efficienti, l'assenza di aziende inquinanti, l'assoluta mancanza del senso di insicurezza che caratterizza molti paesi della provincia, il senso reale di comunità percepito dagli abitanti storici del paese, donano a Poncarale una qualità della vita difficilmente riscontrabile in altri paesi. Resta per tutti il problema dei prezzi delle case.
«A Poncarale si vive bene - commenta Claudia Forzanini, casalinga di 56 anni - e non abbiamo di certo il problema dell'insicurezza legato agli immigrati che qui non danno assolutamente fastidio. Negli ultimi tempi ci sono stati dei furti nelle abitazioni e hanno portato via anche biciclette alle donne che vanno al cimitero. Ma non sono così sicura se siano zingari, stranieri…. O qualcuno dei nostri». Ribadisce il concetto di un paese molto tranquillo dal punto di vista delinquenziale anche Giuseppe Esti, 70 anni, muratore in pensione: «Sono venuti tanti immigrati negli ultimi anni, ma chi non lavora e non si integra è tagliato fuori e se ne va. A Poncarale si vive più che bene e la crisi è sentita meno che altrove: tutti hanno un pezzetto di terra, oppure si spostano a lavorare in città e nelle aziende dell'hinterland. Resta il problema del costo delle case che è davvero alto. E' anche per questo che adesso ci sono molte abitazioni invendute, un po' come in tutta la provincia».
Il boom edilizio è partito agli inizi degli anni Novanta: allora Poncarale contava poco più di 3mila abitanti contro gli attuali 5220. In paese qualcuno fa presente che ci sono ancora diverse aree destinate ad edilizia residenziale, ma sono ferme visto il periodo di crisi. «Se dovesse esserci la ripresa – si lascia andare un cittadino che vuol restare anonimo – in pochi anni arriveremo vicini ai 10mila abitanti. E si dovrà rimettere mano alle scuole, per ingrandirle di nuovo». Ma per adesso «siamo in un paradiso terrestre» è il commento esplicito di Gianfranco Zanola, pensionato 63enne: «nonostante i nuovi residenti abbiamo mantenuto la nostra identità di paese, a differenza di altri comuni. Penso ad esempio a Flero che è diventato invece un prolungamento della città».
C'è anche chi ha principalmente parole di critica, come la signora Silvana Prandelli, 57 anni, casalinga: «Il paese è martoriato dal traffico. Io abito proprio lungo la strada per Flero, vicino alla rotonda di fronte al municipio e nelle ore di punta il rumore e è davvero insopportabile, soprattutto quando al mattino passano i camion. Sembra che ti entrino in casa. Dovrebbero fare qualcosa per diminuire la velocità dei veicoli». Promuove a pieni voti il proprio paese anche Armando Bergamaschi, 61 anni, camionista in pensione, anche se fa presente due problemi: «Il problema del traffico dovrebbe risolversi una volta che realizzeranno la corda molle che collegherà Capriano del Colle al casello di Poncarale sulla A21. Ci vorrà indubbiamente qualche anno ma sarà un'opera che risolverà gran parte dei nostri problemi. Già si è fatto un bel passo avanti con la realizzazione del casello autostradale. L'altra urgenza sentita in paese riguarda il progettato centro sportivo di cui la comunità ha bisogno e che devono realizzare dietro il nuovo asilo. ».
Dal punto di vista sociale i poncaralesi sono più che soddisfatti: una dozzina di associazioni sportive, culturali, di volontariato e una parrocchia molto attiva soprattutto con i giovani sono secondo Bruno Belleri, 1956 responsabile del Csi, il punto di forza della comunità: «Il merito è di don "Dongi" Giancarlo Scalvini, che in otto anni ha rivoluzionato l'organizzazione dell'oratorio e della parrocchia che adesso sono sempre pieni. Riesce a coinvolgere i giovani anche fino a 20 anni, è davvero un fiume in piena. Insomma, in paese non mancano di certo le occasioni di aggregazione: il 31 maggio ad esempio c'è la camminata sul Monte Netto organizzata dalla locale polisportiva mentre il 16 giugno inizia il nostro torneo di calcio».
Conferma la vitalità dell'oratorio di Poncarale anche la giovane Elisa Crescini, disoccupata di 17anni, che critica soprattutto la mancanza di vita sociale nella frazione di Borgo: «Nella mia frazione non si organizza nulla per i giovani. Manca il divertimento e l'aggregazione. Per questo vengo all'oratorio di Poncarale». Belleri sottolinea con vigore il tesoro naturale che Poncarale «divide» con Capriano del Colle (e in piccola parte con Flero): si tratta del Monte Netto. «Con la bella stagione sono centinaia le persone che quotidianamente fanno passeggiate a piedi o in bicicletta. Il comune dovrebbe pensare a migliorare la sicurezza sulle stradine del parco, magari con dissuasori di velocità per le due ruote, visto che ultimamente si è verificato qualche incidente tra ciclisti. Paura per le scorie radioattive che ci sono nella discarica? La gente qui non ha paura. Ci hanno detto che sono state messe in sicurezza e che non c'è problema per l'ambiente e gli abitanti».
Pietro Gorlani
PONCARALE
Monte Netto, un parco in cerca di valorizzazione
Un parco agricolo regionale da sfruttare al meglio e un settore vitivinicolo che necessita di una adeguata promozione. Sono queste le due principali sfide future per il comune di Poncarale, che ogni anno è sempre più scelto dai cittadini bresciani e abitanti dei paesi limitrofi per una gita fuori porta o come meta preferenziale di sport amatoriali quali la mountain bike o il footing. La Regione ha approvato il parco del Monte Netto (1470 ettari) due anni fa e la sua struttura organizzativa è ancora in fase di rodaggio. Per ora si sono stanziati 65 mila euro per l'adeguamento della sede del consorzio a Palazzo Bocca di Capriano e la bellezza di altri 40 mila euro per l'acquisto di arredi e attrezzature informatiche; solo 10 mila euro sono stati stanziati per la segnaletica informativa e altri 40 mila euro sono stati stanziati per la predisposizione del primo piano territoriale di coordinamento e di gestione del Parco. I poncaralesi vorrebbero già che l'ente (o i comuni di riferimento) intervenissero per razionalizzare e migliorare la viabilità sul monte. L'ente parco dovrà anche lavorare per la valorizzazione e la protezione del paesaggio e dell'agricoltura presente sul colle.
Altro aspetto su cui insistono diversi poncaralesi è la promozione della viticoltura del paese, e una maggior valorizzazione della dozzina di aziende presenti in paese. Dal 1994 c'è il consorzio di tutela vino Capriano del Colle doc che ha contribuito ad aumentare il numero di ettari coltivati e di aziende associate ma – proprio come si può intuire dal nome – la paura è che la promozione vada "a vantaggio" del comune limitrofo. Il comune di Poncarale non è però rimasto con le mani in mano; basti pensare che recentemente, in collaborazione con l'associazione Culturale «Sr» ha patrocinato l'iniziativa «Pensieri e Sapori» per valorizzare le cantine locali: sabato alle 17 all'azienda agricola cantina San Bernardo Sergio Insonni narrerà fiabe di Esodo e Fedro in dialetto bresciano. Sabato 30 maggio alle 21 ci sarà la Fiolini jazz quartet con la voce narrante di Luciano Bertoli alla cantina La cascina Nuova, mentre il 5 giugno alla cantina Rinaldi trattoria «La Nonna» ci sarà il concerto del Coro Isca con voce recitante Antonio Palazzo.P.GOR.
PONCARALE
Tra hinterland e campi
Il fascino discreto di un colle in piena campagna; il profumo di un buon bicchiere di vino prodotto sul Monte Netto; il legame profondo tra gli abitanti storici che marca la precisa identità paesana, nonostante il boom demografico e di villette degli ultimi 20 anni. Ecco abbozzato il ritratto di Poncarale, comune alle porte di Brescia (dista solamente 10 chilometri) che è passato in due decenni da 3 mila ad oltre 5200 abitanti ma che non ha perso le sue tradizioni agricole, consolidando l'allevamento e rilanciando la viticoltura (circa 200 ettari). Insomma, stando a quanto hanno dichiarato gli stessi intervistati, a Poncarale si vive bene. Dà fastidio il traffico passante sulla sp 22 in centro al paese ma non è certo paragonabile alla situazione dei comuni confinanti come San Zeno o Bagnolo, quelli sì spezzati in due dal passaggio della sp 45, strada provinciale che Poncarale invece «sfrutta» solamente dal punto di vista commerciale e artigianale, visto che proprio lungo questa importante arteria viaria (che fortunatamente si trova fuori paese, dopo la frazione di Borgo Poncarale) sono state intelligentemente concentrate le attività produttive. Sempre ai confini della frazione in passato era stato aperto un ambito estrattivo per l'escavazione di sabbia e ghiaia, ma oggi Poncarale è sempre più conosciuto come tranquillo paese residenziale.
UN PO' DI STORIA. Il paese di Poncarale ha le sue origini nel medioevo, legato a quel castello feudale di cui sono visibili i resti e la rocca di fronte all'attuale chiesa dei santi Gervasio e Protasio. Difeso da mura e dal tradizionale fossato, il castello comunicava con il centro abitato per mezzo di un ponte carraio chiamato «pons caralis», dove è facilmente intuibile la genitorialità etimologica del nome «Poncarale». Ad ogni modo la sua campagna era già sfruttata in epoca romana, quando dipendeva da un pagus con sede a Bagnolo Mella. Dopo le invasioni barbariche e secoli di abbandono attorno all'anno mille le terre diventarono proprietà del vescovo di Brescia che in seguito le affidò a storiche famiglie di nobili bresciani (si ricordano gli Avogadro, gli Emili, i Nassino, i Moro e i Calini). Il XV secolo è un periodo di spasmodici avvicendamenti in tutta Italia: in questa porzione di bassa bresciana si alternano le signorie dei Malatesta, dei Visconti, degli Scaligeri (Verona) e la Serenissima repubblica di Venezia. Poncarale passa dai Malatesta (faceva parte della quadra di Capriano-Mairano) a Venezia (fu istituita una nuova quadra con centro in Bagnolo e comprendente Dello, Quinzanello, Boldeniga, Corticelle, Capriano, Azzano, Movico, Pontegatello, Poncarale, Flero, San Zeno). L'economia del paese resta in prevalenza agraria. Verso la fine dell'Ottocento il sindaco Emanuele Bertazzoli, promuove una migliore organizzazione e sfruttamento del Monte Netto, di cui si era iniziata una intesa attività di bonifica (era in prevalenza bosco). Ecco che per volontà del primo cittadino vengono affidati ben 200 piò a diversi coltivatori diretti. Durante il fascismo (nel 1928) il comune di Poncarale viene fuso con quello di Flero. Solo nel 1956 Flero si ricostituirà comune autonomo.P.GORL.
PONCARALE
Zampedri: «Il traffico? In arrivo la tangenziale»
«Il vostro servizio giornalistico su Poncarale ha descritto correttamente la realtà del paese. Venire a contatto con la gente è sempre positivo per conoscere se sono soddisfatti o meno della nostra amministrazione». Il sindaco Antonio Zampedri, eletto nel 2006 con il 56,8% dei consensi alla guida della lista civica «Uniti per il nostro paese», commenta così le due pagine di Bresciaoggi sulla situazione di Poncarale, soffermandosi in particolare sulle osservazioni dei cittadini. «Quelle positive - prosegue - non le commento mentre quelle negative non sono frutto di scelte sbagliate dell'attuale amministrazione ma vengono da lontano, considerando che certi interventi, pur ricadendo sul territorio, sono di competenza provinciale».
«GLI ABITANTI si sentono soffocati dal traffico della strada provinciale che taglia il paese in due? - osserva il sindaco - Condivido la loro preoccupazione ma nel Pgt (il piano del governo del territorio) che approveremo il mese prossimo, abbiamo inserito la tangenziale del paese. Un'infrastruttura dal costo di 6 milioni di euro, un percorso di circa 7 chilometri, la realizzazione di due/tre rotonde. Per Poncarale un intervento atteso ma necessario per ricreare condizioni di vivibilità. Poi il territorio sarà attraversato dalla cosiddetta "corda molle" (raccordo autostradale collegante il casello di Ospitaletto con quello di Poncarale. Queste due infrasttrutture consentiranno di liberare il traffico di passeggio sulle vie: Roma e Sorelle Girelli con evidente sollievo per tutti».
ALTRA LAMENTELA della gente: il distretto di Brescia Est che fa capo a Rezzato comune capofila e troppo lontano da Poncarale. «Certe divisioni territoriali - osserva Zampedri - non le abbiamo fatte noi. Comunque abbiamo istituito un servizio di trasporto gratuito. Inoltre, stiamo lavorando per aprire un ufficio staccato a Flero, in sinergia con il comune». Nel mirino anche il parco del Monte Netto. Il sindaco ammette che servono interventi incisivi per migliorarne la fruibilità. «C'è un consiglio d'amministrazione con il compito di gestirlo - osserva il primo cittadino -. In itinere, con l'assegnazione dell'incarico, c'è la stesura di un piano territoriale di coordinamento e di gestione del parco». Altro annuncio: nel Pgt è stata inserita la realizzazione del nuovo centro sportivo, a metà strada tra Poncarale e Borgo. Antonio Zampedri guarda i voti assegnati dai cittadini. «Se non mi sbaglio siamo uno dei pochi comuni in provincia che non ha ottenuto nessuna insufficienza - ricorda .. Ciò significa che il giudizio della gente è stato positivo. Pur essendo vicino alla città (distiamo 8 chilometri), abbiamo il merito di aver difeso l'identità del paese. Siamo cresciuti ma smentisco che arriveremo, come scritto, a 10 mila abitanti, rispetto agli attuali 5 mila 200. Infatti il Pgt, nei prossimi dieci anni, prevede di arrivare a 6 mila unità con un limitato ampiamento della zona artigianale nei pressi della provinciale 45 bis. Poncarale è una comunità tranquilla, rispettosa dell'ambiente. Oltre al parco del Monte Netto, abbiamo altri tre "polmoni verdi"». E le scuole? «Sono in corsi i lavori del primo lotto della nuova scuola elementare». E la sicurezza? «Ci sono sette postazioni di video sorveglianza».
E il caro alloggi? «I prezzi sono più contenuti che in altri comuni. A Poncarale - conclude il sindaco - si vive bene. Tra pochi anni, con l'apertura della tangenziale, il paese diventerà un'oasi di tranquillità, fuori dalle correnti di traffico, nonostante la presenza a nord del raccordo austradale e dalla linea ferroviaria di Alta velocità, ma lontani dall'abitato».
CALCINATO
Discariche e rifiuti «Troppi sacrifici»
Tutela del territorio, rapporto tra comunità italiana e straniera, carenze nel trasporto pubblico verso le frazioni e il capoluogo, lamentele per le tassa sui rifiuti considerata «eccessiva» e la richiesta di introdurre al più presto la differenziata porta a porta. Sono solo alcuni dei temi toccati dai cittadini di Calcinato che, tra le bancarelle di un assolato mercato pasqualino, si dimostrano molto disponibili al confronto.
Al primo posto la questione migratoria. La percentuale di cittadini stranieri residenti tocca il 18 per cento. Il paese è indubbiamente cambiato negli ultimi anni. «Per quanto riguarda gli stranieri non bisogna fare generalizzazioni: posso dire che, come dappertutto, ci sono quelli bravi e quelli meno bravi» afferma Bruno Lecchi, pensionato, che chiede più rigore nei controlli: «Purtroppo i delinquenti che vengono beccati, escono dalla porta e rientrano dalla finestra». Per Gianni Egi, cuoco e proprietario di pizzeria, i maggiori problemi riguardano il calo degli incassi dovuto «alla crisi economica, all'elevato numero di sagre e feste che – a suo dire – ci portano via i clienti e ai 1200 euro all'anno di Tia (Tassa sull'igiene urbana ndR). Per il resto, ho un pizzaiolo egiziano molto bravo. Lavora per me da dieci anni. Sono tre fratelli, uno più bravo dell'altro».
Per Sandra Bulgarini, giovane mamma impiegata, «il maggiore o minore livello di integrazione dipende anche dalle singole nazionalità: alcuni si integrano di più. Magari – aggiunge – chi frequenta la chiesa e l'oratorio tende ad amalgamarsi più facilmente rispetto ad altri». Se nelle scuole calcinatesi si sta affacciando la terza generazione di studenti di origine straniera, ma c'è anche chi come Nabil El Amssi, operaio marocchino di 23enne, vive qui da ormai 16 anni: «Sono arrivato a Calcinato all'età di 7 anni, non ho mai avuto particolari problemi con gli italiani. Ognuno ha il proprio modo di vedere le cose, ma la sensazione è che a Calcinato si viva abbastanza bene. Ho molti amici italiani, conosciuti ai tempi della scuola e mantengo con loro un ottimo rapporto». Secondo Nabil il problema maggiore riguarda gli affitti giudicati «troppo alti. Mio padre è arrivato in Italia 20 anni fa, io vivo con la mia famiglia, stiamo cercando casa perché paghiamo un affitto di seicento euro al mese. Siamo in lista per l'assegnazione delle case popolari ma non abbiamo ancora avuto notizie».
ANCHE PER la signora Yolanda, di origine albanese, tutto sommato «si vive tranquillamente, conosco diverse famiglie italiane e andiamo decisamente d'accordo. Chi lavora e si guadagna la vita in maniera pulita e onesta non ha nulla da temere. Vivo qui da circa dieci anni e il vero problema è la mancanza di lavoro. Da qualche mese sono disoccupata, per ora tiriamo avanti con lo stipendio di mio marito, ma non basta».
Altro tema molto sentito riguarda le discariche, la gestione dei rifiuti e la tutela del territorio. «Calcinato ha dato troppo ricevendo in cambio ben poco – afferma Diego Saetti, lavoratore autonomo, da anni abbonato a Bresciaoggi -. Dopo tutti i siti di stoccaggio che hanno realizzato nel corso degli anni nel nostro comune e in quelli limitrofi, se qualcuno si permette di parlare ancora di discariche nel nostro comune, facciamo saltare in aria tutto» conclude sorridendo. «Basta con le discariche – sottolinea Lecchi -. Ci vorrebbe più educazione nella gestione dell'immondizia. In famiglia dividiamo i rifiuti ma molte persone devono ancora imparare. Possiedo un vivaio e poco tempo fa mi hanno scaricato davanti all'ingresso una cospicua quantità di sacchi di umido e scarti dei giardini invece di portarli, come fanno tutti, all'isola ecologica».
SUL PROBLEMA Tia e sulla necessità della raccolta porta a porta interviene anche Bulgarini che aggiunge: «90 euro all'anno per due persone mi sembra davvero tanto. Perché pagare tariffe così alte se abbiamo tutte queste discariche? I costi sono alti anche per chi abita in campagna e ha i cassonetti distanti da casa. In paese di contenitori non ne mancano anche se dovrebbero essere svuotati più spesso».
Immancabile classico di tutti i mercati toccati finora dal camper di Bresciaoggi, l'appunto sulla manutenzione delle strade «che sono piene di buche e andrebbero curate di più, soprattutto in località Gazzo» afferma Angela Stefani, casalinga. Dalle strade comunali ai collegamenti con Brescia, il passo è breve. Calcinato si trova quasi alle porte dell'hinterland e chiede maggiore attenzione al trasporto pubblico giudicato da tutti abbastanza carente: «manca il collegamento con le frazioni – dice Angelo Carella, pensionato - soprattutto con la stazione di Ponte San Marco dove tra le altre cose transitano pochi treni per il capoluogo. Ce ne sono due al mattino presto e uno intorno alle dieci di sera. Questo sistema costringe di fatto i pendolari a prendere l'auto». Un punto dolente da rivedere anche secondo Bulgarini: «se uno deve prendere il treno è costretto a raggiungere Ponte San Marco in auto perché manca anche un servizio di pullman che colleghi Calcinato con la stazione».
Per il resto – conclude Saetti - «Calcinato è un paese con la P maiuscola, abbiamo buoni servizi per portatori di handicap e anziani, una casa di riposo che è stratosferica. Forse servirebbero più occasioni di socializzazione perché, a parte la festa di Sant'Anna e quella dello sportivo, in giro c'è poca roba. Dovremmo vivere di più il paese. Montichiari ha una piazza molto viva, l'altra sera intorno alle 20.30 nella nostra piazza c'erano due persone. Mi sembra davvero troppo poco».
Francesco Apostoli
CALCINATO
Integrazione a scuola un modello da imitare
Integrazione a scuola: vince «il modello Calcinato». Con quasi 350 stranieri (su 1166 alunni), si è rivelato davvero efficiente tanto da essere studiato (e copiato) in tutta Italia. Il «Dante Alighieri» di Calcinato è sede del Cti numero 1 (Centro territoriale per l'intercultura). In passato si erano toccate percentuali di alunni stranieri (soprattutto alla materna statale) comprese tra il 70 e l'80 per cento. Oggi i dati parlano di un calo della presenza immigrata dovuto a questioni esterne, ma fino nel 2004 «dovevamo far fronte ad almeno 2 arrivi a settimana» afferma Monica Rizzardi, referente del Cti. L'istituto comprensivo statale di Calcinato conta 2 materne (52% di alunni stranieri) , 3 elementari (28 %) e una scuola media (24 %). In ogni plesso è presente un referente per l'intercultura che si occupa di accogliere il nuovo arrivato. Ma come funziona il «modello Calcinato»? Nessun approccio «alla libro Cuore – sottolinea Rizzardi -. Le normative impongono di accogliere tutti i bimbi eventualmente anche i clandestini». La procedura inizia con il ricongiungimento familiare e con la segnalazione dalla Prefettura di Brescia dell'arrivo dei nuovi studenti. Parte il meccanismo della conoscenza reciproca: «Quando la famiglia si presenta per l'iscrizione – dice Rizzardi – un mediatore culturale partecipa all'incontro spiegando ai genitori come funziona la scuola».
Il mediatore culturale si ferma in classe presentando il nuovo arrivato ed offrendosi come interprete ai nuovi compagni. Dopo un breve periodo, i ragazzi vengono sottoposti ad una serie di test d'ingresso per comprendere le loro potenzialità. Giunge quindi la fase di inserimento nei laboratori per alfabetizzazione, fondamentali per abbattere l'ostacolo più grande: la lingua. «Di fronte al fenomeno migratorio, abbiamo dovuto adottare un approccio pragmatico ed oggi riusciamo a gestire al meglio la situazione. La scuola per obbligo deve accogliere tutti – prosegue Rizzardi – e non mi sembra che la presenza di alunni stranieri abbia causato impoverimento dell'offerta. Anzi, anticipando la composizione della società futura, abituiamo i ragazzi a rapportarsi con culture diverse». Per informazioni, www.centrinterculturacsa.itF.APO.
CALCINATO
La storia è passata di qui
Il territorio di Calcinato, ultima meta settimanale del camper di Bresciaoggi, era abitato fin dall'età romana. Il suo nome compare per la prima volta in un documento dell'813 d.C. quando le monache bresciane di Santa Giulia acquistarono dei beni da queste parti.
Nel Medioevo, con l'affermarsi del Comune rurale, Calcinato si va configurando in tre nuclei urbani: il paese vero e proprio e le due frazioni di Calcinatello, e Ponte San Marco molto importante sia per il controllo delle vie di comunicazione sia perché proprio qui vengono ricavate le seriole Calcinata e Marina, indispensabili nei secoli per l'economia agricola prima e industriale poi. L'energia idraulica della Calcinata consentì infatti, nel corso del ‘700, la nascita dell'industria della seta.
Nel 1902 nasce a Ponte San Marco il cotonificio Schiannini a cui si sono affiancate col tempo numerose imprese di piccole e medie dimensioni. Calcinatello rimane ai margini dello sviluppo industriale: qui, gran parte delle risorse venne concentrata nella bonifica della grande campagna conclusa solo nel secondo dopoguerra. Come buona parte dei paesi della provincia anche Calcinato è stato teatro di alcuni grandi eventi della storia.
Nel 1797 a Ponte di San Marco, i sostenitori della Serenissima opposero un'accanita quanto inutile resistenza contro i rivoluzionari bresciani appoggiati dai francesi. Qui soggiornò anche Napoleone con le sue truppe alla vigilia della battaglia di Lonato, esempio seguito qualche decennio più tardi da Vittorio Emanuele II prima della battaglia di San Martino e Solferino.
Oggi Calcinato conta oltre 12mila abitanti (2209 stranieri) e fa parte (con Montichiari e Bedizzole) di quello che viene ormai ironicamente chiamato il «triangolo della monnezza». «In questa zona è concentrato il 30 per cento delle discariche della provincia» affermano i rappresentanti del Comitato Salute e Ambiente di Calcinato. Oltre alle discariche poste nei comuni limitrofi (Faeco di Bedizzole in primis) vanno segnalate le due discariche (gestite a suo tempo da Asm) già esaurite, riempite di rifiuti solidi urbani per un totale di 2 milioni e mezzo di metri cubi e quella della Gedit (rifiuti speciali non tossici attualmente in funzione) che ha ottenuto da poco il permesso per un ampliamento.
Ai siti di stoccaggio passati e presenti vanno ad aggiungersi anche due richieste (per il momento rigettate) per una discarica di rifiuti speciali-tossici da 300 mila metri cubi e un'altra di inerti per 3 milioni 600 mila metri cubi.
In attesa del passaggio della Tav e in vista della stesura del Piano di governo del territorio, l'appello lanciato dal Comitato è uno solo: «Rivediamo l'approccio ambientale a 360 gradi, tuteliamo la valle del Chiese e le colline moreniche. Chiediamo a questo proposito che il Pgt sia più contenitivo possibile». Ultimo richiamo sul fronte della gestione dei rifiuti: «l'amministrazione sta pensando di introdurre nei prossimi mesi la raccolta differenziata porta a porta, il problema va gestito in maniera più ampia, partendo dalla mentalità e dalle abitudini delle persone». Per informazioni: www.saluteambientecalcinato.eu.F.AP.
CALCINATO
«Grandi opere: no alla Tav
La bretella invece aiuta»
I cittadini lamentano un territorio martoriato da discariche e rifiuti e collegamenti con le frazioni inadeguati. Alle valutazioni fatte sul quotidiano di sabato dai cittadini al camper di Bresciaoggi nell'ambito del tour «Ditelo a noi», risponde ora il sindaco Angiolino Goglioni. SFOGLIANDO LA rassegna stampa racconta di aver «esaminato con naturale interesse» la tappa calcinatese del camper di Bresciaoggi. Sugli argomenti trattati dai suoi concittadini al mercato settimanale, il sindaco interviene esprimendo le proprie osservazioni e fornendo alcuni chiarimenti. «L'amministrazione comunale - spiega, esordendo sul tema della viabilità e delle infrastrutture - ha sempre contestato il progetto della Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità, per il forte impatto che avrebbe sul territorio, particolarmente per l'inutilità della interconnessione con Brescia. «LA NUOVA bretella di raccordo tra la ex statale 11 e la Lenese - aggiunge - non deve fare paura, anzi la sua realizzazione eliminerà la strada provinciale che attualmente attraversa il centro abitato lungo le vie Rovadino e Marsala, con il deciso miglioramento della sicurezza stradale e della qualità dell'aria che respiriamo». Sempre in ambito ambientale, sottolinea che «l'acqua è buona e rispetta sempre abbondantemente i parametri di legge». Venendo al problema dello smaltimento dei rifiuti, informa che «la percentuale della raccolta differenziata attualmente si attesta intorno al 40%, un valore positivo che potrà essere incrementato attraverso l'adozione della raccolta porta a porta, con benefici riguardo ai costi della Tia, la tariffa per l'igiene ambientale; ricordo che con la sua introduzione il 70% delle famiglie ebbe una riduzione dei costi o un modesto aumento». PRECISA POI fermamente che «a Calcinato le discariche sono tutte cessate e l' amministrazione ha bocciato con forti motivazioni l'ipotesi di aprire due nuove discariche di rifiuti speciali, tanto da indurre la Regione ad archiviarle». Forte inoltre è l'impegno del sindaco su un altro fronte caldo, quello della sicurezza dei cittadini. «In cinque anni - informa - abbiamo avuto una diminuzione dei reati del 25%, dei furti del 40%, delle rapine nelle abitazione e nelle fabbriche del 44,23%». Il sindaco spegne poi le polemiche sui criteri di assegnazione degli alloggi. «Le case popolari, per lo più realizzate con l'Aler, sono assegnate nel rispetto delle norme - assicura, precisando inoltre che - il controllo della immigrazione ha fatto diminuire gli arrivi, passati dai 280 del 2003 ai 50 del 2008». COMMENTANDO le voci che rilevano scarso collegamento fra i tre borghi nei quali è divisa la cittadina della Bassa - Calcinatello, Ponte San Marco e Calcinato - spiega che: «l'istituzione di un trasporto interno sarebbe sì utile ma particolarmente onerosa per i contribuenti; in alternativa abbiamo decentrato sperimentalmente alcuni servizi a Ponte San Marco (e abbiamo intenzione di fare altrettanto a Calcinatello), con scarsissimi afflussi, purtroppo». Goglioni conclude con una nota sulla convivialità diffusa in paese: «Le feste patronali, gestite con grande entusiasmo da volontari, sono un momento importante di socializzazione, da mantenere assolutamente. Mi pare che dalle pagine di Bresciaoggi emergano significative sintonie tra i cittadini e l' amministrazione comunale. «Certo il territorio - conclude il primo cittadini - va vissuto e perché ciò avvenga occorre che tutti, insieme, si riscopra il suo valore e la voglia di farlo».F.MA.
TRAVAGLIATO
"Quando piove
servono gli stivali"
"Quando piove
servono gli stivali"
Piazza Libertà o «piazza caduti»? Discariche o raccolta differenziata? Parchi o cementificazione? Sono molti i nodi che i cittadini di Travagliato dovranno affrontare nei prossimi anni, alcuni molto seri (riguardanti questioni di grande importanza come la tutela del territorio e la qualità della vita), altri, più faceti - ma non meno importanti - come la pavimentazione della piazza del mercato rimessa a posto qualche anno fa, ma già rovinata, teatro di numerose cadute tanto da essere ribattezzata «piazza caduti». Dopo un anno di battaglie e oltre 3700 firme raccolte contro la discarica (cava Bettoni) voluta dall’ex sindaco Paterlini, i cittadini travagliatesi sono costretti ad accogliere nel loro territorio un nuovo sito di stoccaggio per inerti (Ate 15, ndR). La signora Giovanna Malizia, casalinga, si dice «favorevole alla nuova discarica perché – dice - i rifiuti si dovranno pur mettere da qualche parte». Anche Giovanni Andrei, pensionato, afferma: «Se è una cosa che si deve fare la si accetta, ma che almeno venga controllata come si deve». C’è anche chi, come Graziella Scalvini, collaboratrice scolastica, si era schierata contro il sito di stoccaggio per inerti da 2 milioni di metri cubi ed ora si dice «per nulla soddisfatta. Tra discariche, tangenziali, Tav e Brebemi è a rischio buona parte della campagna attorno al nostro paese». SECONDO GLI AMBIENTALISTI si tratta di cattiva informazione: «La gente che si dice a favore della discarica è perché crede che gli inerti siano solo rocce di escavazione o residui di demolizioni – afferma Angelo Bersini di Legambiente -. Il termine inerti trae in inganno. Bisogna anche capire quanti e quali tipologie di materiale vengono inseriti tra gli inerti. In questa categoria rientrano anche gli scarti di fonderia e altro materiale che potrebbe destare serie preoccupazioni se non venisse gestito al meglio». Lo stoccaggio dei rifiuti fa sempre discutere, ma a tutti pare «doveroso riciclare – prosegue Scalvini -. Da un anno è stata introdotta la raccolta porta a porta e i risultati si vedono anche se si ci sono aspetti da migliorare. Dovrebbero ritirare l’umido più di due volte alla settimana, soprattutto d’estate». Stesso discorso per Francesca Orlandi, studentessa: «dovremmo puntare di più sulla differenziata e trovare un altro modo per inquinare meno. Sarebbe meglio per tutti – dice - forse bisognerebbe finanziare di più la ricerca. All’inizio anche a Travagliato con la differenziata c’è stata qualche difficoltà. Questione di abitudini, basta adattarsi ad una nuova mentalità e la separazione dei rifiuti viene naturale». «In futuro, per i rifiuti solidi urbani non ci sarà più bisogno di discariche – affermano gli ambientalisti -. Con l’adozione del «porta a porta», nel giro di un anno, Travagliato è passata dal 25 al 65 per cento di differenziata, «riducendo i costi di conferimento all’inceneritore di Brescia da 60 mila a 7 mila euro al mese». La sensazione diffusa è che il territorio travagliatese abbia già dato in termini di sfruttamento del suolo: oltre a cave e discariche passeranno da queste parti anche Brebemi, Tav e Cordamolle. Serve dunque una compensazione che molti individuano nel progetto del Plis (Parco locale di interesse sovracomunale) di 400 mila metri quadri (che include gli 84 ettari dell’Ate 14) in località Macogna. Tra le ipotesi c’è anche quella di realizzare un ippodromo all’interno del parco «in modo da perpetrare anche la tradizione equestre tanto cara ai travagliatesi». Problemi anche dal punto di vista della viabilità. Il futuro da queste parti si chiama Brebemi: «La vita di chi abita nelle vicinanze dell’autostrada o cambierà in peggio – afferma , Lucia Begni pensionata – per non parlare dell’aumento di autoveicoli in transito e quindi dell’inquinamento che la creazione di questa infrastruttura comporterà». ANCHE la circolazione interna è da rivedere: «manca una circonvallazione che permetta di bypassare il centro della città, a sua volta, penalizzato da troppi sensi unici» afferma Andrei. Alessandro Pasinelli, pensionato, pone invece il problema dei dissuasori. «Travagliato è circondata di dossi artificiali. Il nuovo codice della strada dice che i dissuasori sono vietati sulle vie di transito dei mezzi di soccorso. Vengono poi date le linee guida altezza per la realizzazione dei dossi: dai tre centimetri dove il limite è di 50 Km/h, ai 7 cm dove è vietato superare i 30 km/h. Mi chiedo perché vengano consentiti dossi superiori ai 7 cm che, in caso di emergenza, possono rendere difficile l’operato dei mezzi di soccorso». Ultimo – ma non meno importante – l’appunto sullo stato della piazza del mercato che quasi tutti gli intervistati segnalano come problema principale. Molti ormai «la chiamano Piazza Caduti. In comune c’è una pila alta così – afferma il signor Francesco - di segnalazioni di tutti quelli che cadono a causa della pessima pavimentazione voluta dal sindaco Paterlini. Quando piove ci vogliono gli stivali perché i tombini non spurgano e si formano enormi pozzanghere». E pensare – conclude la signora Marisa - «che una volta c’erano degli alberi enormi che facevano una gran bella ombra. Li hanno tolti perché dicevano che le radici avrebbero rovinato la pavimentazione». Forse era meglio lasciarli dov’erano. Nessun problema sotto il profilo della sicurezza. Ebe Cadei, studentessa, afferma «qui si vive tranquillamente. Durante l’anno vengono organizzati molti eventi e feste in piazza. Ce ne vorrebbero di più».
Francesco Apostoli
TRAVAGLIATO
"L'area industriale?
Spreco di territorio"
Discariche e cave, Brebemi, corda molle, Tav e nuove zone industriali in fase di progettazione. «Il territorio dell’ovest bresciano ha già dato». È la convinzione dei rappresentanti locali di Legambiente che fanno il punto sulla difficile situazione territoriale di un’area «di pregio agricolo a livello europeo che è stata deturpata nel corso degli anni e che adesso – dicono - avrebbe bisogno di un risarcimento dando vita al progetto Plis in località Macogna». Quattrocento ettari di parco sovracomunale per supplire allo sventramento di cave e discariche subito nel corso degli anni. Non sono bastati un anno di battaglie e circa 3700 firme ai cittadini di Travagliato per fermare il progetto di Cava Bettoni (una discarica di inerti da 2,1 milioni di mc). L’ultimo Consiglio comunale (nonostante la contrarietà dell’attuale amministrazione) ha suggellato il progetto ereditato dalla giunta Paterlini. I gestori verseranno nelle casse comunali 7 milioni in 10 anni. Il centro per disabili «Il Vomere» che si trova a 100 metri dalla futura discarica sarà costruito ex novo in via Lograto. Resta in sospeso il progetto di un altro sito di stoccaggio per l’amianto (proprio nelle vicinanze di cava Bettoni). C’è un’altra questione che tocca il Comune travagliatese. Si tratta di un progetto da 520 mila metri quadri (200 mila dei quali proprio nel Comune dei cavalli) per la creazione di una nuova zona industriale. Secondo Legambiente non ci sarebbero richieste di nuove aree, ma «servirebbe denaro per partecipare alla realizzazione della variante alla 235. L’opera dovrebbe essere a carico della Provincia – spiegano da Legambiente – che chiede però il 30% di contributo ai comuni. Ci vorrebbero 18 milioni di euro per realizzare sei chilometri di strada». Molte sono le perplessità: «C’è proprio bisogno di sprecare 520 mila mq di terreno agricolo a 4 chilometri dalla zona del futuro polo logistico di Azzano. Il rischio – concludono gli ambientalisti – è di vedere la cementificazione di un milione di metri quadrati di territorio». Se agli interventi citati aggiungiamo l’impatto di Brebemi, Tav e Corda molle la domanda (retorica?) è una sola: cosa resterà del territorio di Travagliato e dei comuni limitrofi nei prossimi anni?
F.AP.
TRAVAGLIATO
"La sofferenza nel dna"
«Traaiat? Zo le mà dal banc». Quando – per dirla alla De Andrè – la maldicenza insiste e batte la lingua sul tamburo nascono «luoghi comuni veramente insopportabili» afferma la signora Giovanna tra le bancarelle del mercato di Travagliato, tappa settimanale del camper di Bresciaoggi. La cittadella del Cavallo godeva in passato di una «fama ingiusta – prosegue Giovanna – dovuta al fatto che nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale, alcuni abitanti del luogo per garantire la propria sopravvivenza fossero costretti ad arrangiarsi come potevano compiendo magari qualche furtarello in giro. Una fama assolutamente ingiusta che ci trasciniamo fino ad oggi». Il nome di Travagliato è abbastanza recente (non ha più di due o tre secoli), deriva dal veneto «Travaleado» o «Travajado» e segnala probabilmente la presenza di più strade. Il paese fu in antichità un vicus varius (sorgeva cioè alla confluenza di due vie vicinali: quella che, da Chiari vicino a S. Maria dei Campi si congiungeva ad oriente coi beni del monastero di S. Giulia e con la città, e quella che dalla Pieve di Lograto saliva verso Lovernato). Secondo gli storici, il nome attuale trae origine però dalle sventure subite dal paese nel corso dei secoli: devastazioni, stragi ed epidemie procurate dalla posizione gieografica, priva di difese naturali su vie di transito di indubbia importanza. Doveva pensarla così il doge Leonardo Loredano quando, il 31 dicembre 1512, faceva stilare sul privilegio concesso alla terra di «Travajado», queste parole: «essere la Terra sul passo et propinquo alla città, veramente loco d'ogni travaglio». In età medioevale, durante la lunga contesa tra bresciani e bergamaschi, milanesi e cremonesi per il possesso delle rive dell'Oglio, una doppia fila di castelli correva lungo le rive orientali del fiume: la prima formata dai castelli di Orzinuovi, Roccafranca, Palazzolo, Pontoglio; la seconda da quelli di Commezzano, Castelcovati e Castrezzato. Travagliato, per chi guarda dalle riva dell'Oglio verso la pianura orientale, si trova oltre questa linea, quindi al di la del vallo, esposto alle scorribande di ogni tipo. Luogo di passaggio dunque, ma anche scenario di un incontro storico per il Risorgimento italiano. Proprio a Travagliato e precisamente a Villa Martinengo Cadeo, nel 1859 venne creato il quartier generale dell'armata francese diretta a Solferino. Nel palazzo travagliatese, il 17 giugno dello stesso anno, pochi giorni prima della storica battaglia (che vide tra le altre cose la nascita della Croce Rossa) s'incontrarono Vittorio Emanuele II e l’imperatore francese Napoleone III quest’ultimo vi passò la notte. Oggi Travagliato sfiora i 13 mila abitanti (settembre 2008), 1100 dei quali di origine straniera. L’economia di tipo agricolo ha lasciato col tempo spazio alle industrie. Il reddito medio per abitante è di circa 10 mila euro annui (26 mila se consideriamo i nuclei famigliari). Oltre che per la passione equestre (da cui il nome di «Cittadella del Cavallo» sede dell’annuale Fiera «Travagliatocavalli»), il paese è noto per aver dato i natali a due fratelli calciatori simbolo di Milan e Inter: Giuseppe e Franco Baresi.
F.APO.
TRAVAGLIATO
"Tav, Brebemi, discariche
ecco come lavoreremo"
«Il vostro servizio su Travagliato - osserva, di ritorno da qualche giorno di vacanza, il sindaco Dante Daniele Buizza, commentando la tappa di "Ditelo a noi" al mercato settimanale - riflette gli umori della gente alla luce di quanto succederà nei prossimi anni. La maggiore preoccupazione dei cittadini è di vedere il territorio devastato dall'attraversamento di grandi infrastrutture che modificheranno un plurisecolare incedere di vita. Siamo un paese di origini contadine e abbiamo saputo, in seguito, governare saggiamente lo sviluppo economico e produttivo del territorio. Una crescita costante, frutto della laboriosità dei travagliatesi, che sarà messa a dura prova in futuro. Come primo cittadino nutro le identiche preoccupazioni. Purtroppo ci dobbiamo adeguare al "nuovo che avanza" anche se come Amministrazione comunale stiamo cercando con ogni mezzo possibile di ridurre al minimo l'impatto che avverrà». LA MAGGIORANZA di centro sinistra, che sostiene Buizza, è stata eletta esattamente un anno fa. Per Travagliato è stata una svolta politico amministrativa significativa se si considera che «nella stanza dei bottoni» si è insediata, in massima parte, una classe dirigente nuova, animata da buone intenzioni ma che si è trovata a gestire decisioni assunte in precedenza. Da qui l'indirizzo, dove possibile, di mutare registro, programmando interventi specifici, previsti nel programma elettorale. Uno dei temi oggetti di lamentale è piazza Libertà, ribatezzata «piazza Caduti», costata alle casse comunali 6 miliardi di vecchie lire. «Molti cittadini - osserva Buizza - si lamentano della pavimentazione. Quando piove è un vero disastro. Le cadute sono state numerose». LA CONSEGUENZA? «Il salotto buono di Travagliato - continua il sindaco -, luogo di aggregazione tra la gente, è diventato un luogo pericoloso da percorrere». Quindi? «Dovremo affrontarne il recupero, rivendendo la viabilità». Per Buizza è però un problema di risorse, avendo il Comune programmato la costruzione della scuola materna statale e il rifacimento strutturale della caserma dei carabinieri. Altro tema scottante l'apertura della discarica Bettoni in località «Rinascente». «Restiamo contrari all'intervento - spiega Buizza -. Per un anno l'abbiamo contrastato con ogni mezzo legale. Purtroppo Regione, Provincia, Arpa, Asl hanno dato parere positivo. Messi con le spalle al muro, abbiamo allora cercato di strappare alla proprietà condizioni migliori nell'interesse dei travagliatesi. Resta comunque il fatto che mai più sul territorio di Travagliato si apriranno nuove discariche. Negli anni abbiamo pagato un prezzo troppo alto. Inoltre, va considerato che dovranno passare: il Treno ad alta velocità (Tav), l'autostrada Bre. Be.Mi, la variante all’ex statale Orceana e il raddoppio della Sp19 che diventerà il raccordo autostradale (la cosiddetta corda molle) tra il casello di Ospitaletto sulla A4 e quello di Poncarale sulla A21». Che cosa chiede, dunque, il sindaco Buizza? «Per la Tav - risponde - di eliminare il tratto per Brescia con arrivo nella stazione asburgica, dirottando le risorse su quello verso Montichiari. Per la Bre.Be.Mi. il Comune di Travagliato ha invece presentato 7 osservazioni per mitigare l'impatto ambientale senza ottenere una risposta. Sono convinto che sia possibile una retifica degli svincoli. Siamo favorevoli - conclude - a queste opere. Ma intendiamo essere ascoltati perchè riteniamo che la progettazione è stata redatta in modo troppo invasivo».
Sergio Botta
BAGNOLO MELLA
"Liberate il paese dall'ex statale 45"
Pietro Gorlani
Un paese tranciato in due dalla trafficata ex statale 45 bis e la necessità di una tangenzialina promessa da troppi anni; la preoccupazione per l’alto numero di immigrati che però non sfocia nell’«emergenza sicurezza»; una crescita urbanistica caotica che vede due fonderie a ridosso del centro storico con annessi problemi ambientali, l’ex «consorzio agrario mangimi» zeppo di lastre d’amianto da bonificare, almeno 400 case sfitte eppure altri 400mila mq di residenziale nel redigendo pgt. E ancora: il desiderio di molti anziani di avere un loro centro sociale. Sono tante e complesse le critiche a Bagnolo Mella raccolte ieri mattina al mercato settimanale nella 36esima tappa di «Ditelo a noi». La necessità di una bretella che devi il traffico al di fuori dal centro storico (via Gramsci) e una generale razionalizzazione della viabilità accalora molti cittadini. «Innanzi tutto Provincia e Comune potrebbero progettare di rendere accessibile la città alle biciclette - esordisce Marino Baccanelli, pensionato 60enne - creando piste ciclabili laddove adesso ci sono due metri di erbacce. Certamente quello della viabilità nel centro storico è un grande problema: basti pensare alle centinaia di camion provenienti in prevalenza dalle vicine cave di sabbia e ghiaia di Montirone e Borgosatollo». Il nostro lettore snocciola di seguito gli altri problemi che affliggono il suo paese: fabbriche troppo attaccate alle case, la riqualifica dell’ex consorzio agrario che si trova in centro al paese, ed è pieno d’amianto. La viabilità e la necessità di intervenire su strade e marciapiedi è un’urgenza anche per Lucia Bellomi, 42 anni, casalinga: «Io abito in via Gramsci e la situazione è invivibile; non posso passare sui marciapiedi con il passeggino perchè sono sempre occupati dalle macchine parcheggiate. Ho chiamato diverse volte i vigili ma non cambia nulla». Altr problema evidenziato dalla signora Lucia il passaggio a livello sulla ferrovia Brescia-Cremona presente in centro paese: «Non si capisce perchè le sbarre del passaggio a livello, soprattutto per i treni delle 9.20 e delle 16.30 restino abbassate per diversi minuti, creando lunghe code di macchine e traffico». Nell'elenco delle lamentele maggiormente condivise c’è poi il problema immigrazione. Per gli intervistati che rilasciano nome e cognome indubbiamente il numero degli stranieri presenti in paese è alto (1500 i regolari, l’11.5% della popolazione residente, ma si presume ci possano essere centinaia di clandestini) ma non ne sono spaventati e - a differenza che in altre zone della provincia, come a Gavardo ed a Ghedi, ad esempio - non creano una relazione tra numero di stranieri e rischio sicurezza. «Io non sento un problema sicurezza - ammette tranquilla Irene Bonetta, pensionata di 69 anni -. Sarà che vivo in una zona tranquilla, ma non ho mai subito furti e non ho paura ad uscire in paese». Che non ci sia un’emergenza furti in paese è confermato anche da diversi altri intervistati. Una giovane ragazza che preferisce mantenere l’anonimato e due pensionati sottolineano un altro aspetto a loro dire legato alla presenza di immigrati: Bagnolo sta diventando una piazza importante per lo spaccio di droga. «Vengono dalla città e da diverse zone della provincia per rifornirsi di droga - commenta una ventenne -. Dal Villaggio Prealpino di Bovezzo molti si sono spostati qui». Diversi invece gli anziani del paese che sottolineano la necessità di avere un centro sociale tutto per loro e dicono di sentirsi trascurati dal Comune: «Sarebbe bello avere un posto dove noi anziani ci possiamo trovare il pomeriggio - commenta il 73enne Domenico Morandi, detto Annibale -. Le persone di una certa età si sentono un pò trascurate». Nello stesso tempo però, c’è chi invita a valorizzare le strutture esistenti: «Abbiamo una casa di riposo stupenda - commenta Luigi Beluzzi, 73 anni, decoratore - che organizza diverse attività per la terza età e abbiamo un bellissimo parco al centro del paese, che può essere utilizzato da anziani e dalle famiglie con bimbi piccoli». Esperino Agazzi, 60enne in pensione, attore della filodrammatcia «Campini», promuove il suo paese a pieni voti («Io sono innamorato di Bagnolo»). Unico neo: «Le case sono car anche perchè ci sono poche aree fabbricabili eppure si dice che in paese ci sian più di 400 case sfitte». Lo sviluppo urbanistico è il tema sul quale fioccano le critich vibranti ma anche costruttive di Guido Rossini, ingegnere 55enne, presidente della Pro Loco ma anche a capo dell’opposizione in consiglio comunale. Bresciaoggi
ha deciso di riassumerle chiarendo bene la posizione politica di Rossini (e ricordando il diritto di replica del sindaco Giuseppe Panzini nei prossimi giorni) «Purtroppo il paese è cresciuto male urbanisticamente - esordisce l’ingegnere - con una commistione confusa di edilizia residenziale e artigianale. Nel redigendo pgt sono stati inseriti altri 400 mila metri quadri di aree fabbricabili, perchè i Comune ha un forte bisogno di oneri. Ma ricordiamo che ci sono ancora aree da lottizzare, diverse possibili ristrutturazioni di immobili nel centro storico, centinaia di alloggi vuoti». Per Rossini sarebbe fondamentale anche una politica di «maggior concertazione e sinergia con Provincia e Regione. C’era la possibilità di reperire importanti contributi per la ristrutturazione delle scuole, per la riqualificazione della viabilità, risparmiando fondi che oggi avremmmo potuto destinare al sociale».
BAGNOLO MELLA
L'assessore Parolini assicura: "La bretella? Si farà"
Pietro Gorlani
La tanto attesa bretella che devierà il traffico al di fuori del centro abitato di Bagnolo Mella si farà. E in tempi anche brevi. Lo afferma l’assessore provinciale ai Lavori Pubblici Mauro Parolini, che parla anche di un casello sull’autostrada A21 con un unico ingresso in direzione Brescia (basterebbe ad alleggerire il centro paese dal traffico di 25mila veicoli al giorno). Anche se i bagnolesi sul tema tangenzialina mostrano un cinismo degno di San Tommaso («E’ 40 anni che parlano di tangenziale - dicono gli anziani del paese intervistati - e ogni volta che ci si avvicina alle elezioni tornano sul discorso») questa volta sembrerebbe davvero cosa fatta. «Il primo stralcio della bretella partirà nella seconda metà dell’anno - conferma l’assessore Parolini -. Costerà 5 milioni di euro: 4 ce li mette la Provincia e un milione il Comune». Dalla nuova rotatoria sulla 45 bis, a sud del paese, verso Manerbio, la mini-tangenzialina collegherà la ex statale alla strada provinciale Settima per Leno. «In accordo anche con la società Centropadane che ha in gestione l’autostrada - prosegue Parolini - ho fatto inserire nel primo lotto la realizzazione del casello di Bagnolo Sud, per permettere di utilizzare l’autostrada (solo in direzione Brescia) e raggiungere così la corda molle. Adesso attendiamo l’approvazione dell’Anas». Dovrebbe invece essere realizzato nel 2011 il secondo lotto della tangenziale «che è condizionato all’inserimento dell’opera nel programma di finanziamento da parte della Regione» afferma l’assessore provinciale ai Lavori Pubblici. Complessa anche la vicenda riguardante la rotatoria di ingresso a Bagnolo per chi proviene da Brescia lungo la 45 bis (l’incrocio semaforico che smista il traffico verso la sp 7 ed il cavalcavia per Azzano Mella). Un’opera che la Provincia voleva realizzare già quattro anni fa ma che non ha trovato l’accordo con l’amministrazione comunale che ha preferito utilizzare i propri fondi per la futura realizzazione di una rotatoria sulla provinciale 7, sulla strada verso Leno. Sarà invece a carico della Provincia la riqualificazione della sp 75 verso Corticelle di Dello, una strada molto stretta e pericolosa.
BAGNOLO MELLA
Tra campi e industrie
Pietro Gorlani
Il passato remoto gronda storia di cui restano splendidi palazzi; il passato prossimo vede il passaggio dall’economia agricola a quella «mista», con la nascita dell’industrializzazione (fonderie e calzifici) e relativo boom demografico; il presente parla le diverse lingue delle 40 etnie presenti in paese (gli stranieri regolari sono 1500), soffre il traffico caotico della 45 bis e cerca un equilibrio urbanistico che non risucchi il paese nel magma indistinto dell’hinterlan cemetifero. Questi i colori primari da utilizzare per il ritratto di Bagnolo Mella. Paesone a 12 chilometri dalla città, i cui abitanti - in controtendenza con altri Comuni della Bassa - crescono meno oggi che in passato, quando il florido sviluppo dell’industria tessile (soprattutto calzifici) dava lavoro a centinaia di operaie. Un passato dal sapore amaro se ripercorso in periodi di crisi. Crisi che oggi tocca l’artigianato e l’industria locale ma anche il comparto agricolo, stretto tra direttiva nitrati, crollo del prezzo del mais e del latte. UN PO’ DI STORIA. Il nome latino “Balneolum” o “Bagnolum”, indicava probabilmente l’esistenza di un edificio termale privato o la ricchezza di risorgive della campagna (il toponimo “Mella” viene aggiunto solo nel 1867). I reperti archeologici ritrovati risalgono all’età del bronzo ed un nucleo abitato era presente all’epoca dei Liguri e degli Euganei. Bagnolo diviene piccolo centro sotto i romani e durante la dominazione longobarda passa al vescovo di Brescia. Florido il periodo medioevale, dopo la bonifica Benedettina il disboscamento della sterminata campagna verso Manerbio e Ghedi. Nel locale castello si segna una pagina di grande storia medioevale, visto che nell'inverno tra il 1166 ed il 1167 ospita niente meno che l’imperatore Federico Barbarossa nella sua quarta discesa in Italia. Le guerre tra Venezia e Milano, alla metà del XV secolo, sono un duro colpo per il territorio e portano alla costruzione del Castello nuovo (1452) il cui tracciato è ancora riconoscibile intorno alla parrocchiale. Bagnolo dà anche il nome all’omonima «pace» firmata il 7 agosto 1484 tra la Serenissima repubblica di Venezia ed il Ducato di Milano, mettendo così fine alla guerra di Ferrara. Importante pagine anche nel Rinascimento, con la realizzazione di splendidi palazzi: palazzo Viviani, palazzo Brunelli-Bertazzoli (attuale sede della biblioteca), palazzo Avogadro sul Dosso (1560), il castello della Famiglia Ganassoni. Nell’Ottocento viene ricordato l’avvocato Giovan Maria Febbrari, fervente patriota. Negli anni trenta il primo piccolo boom demografico (si passa da 6mila a 8mila abitanti) è fondamentalmente legato all’apertura dell’Italghisa. Fonderia che verrà potenziata nel dopoguerra, quando aprirà anche l’Italfond e prende piede una fiorente industria tessile, fatta prima di filande e poi (anni Sessanta Settanta) di calzifici. Lo sviluppo industriale porta ad un'altra impennata demografica (nuovo villaggio Tassara e Villaggio Franzoni, e poi gli insediamenti di Padre Marcolini) con gli abitanti che nel 1951 salgono a quota 9650.
BAGNOLO MELLA
"Sulla tangenziale
aspettiamo che si muova
la Provincia"
aspettiamo che si muova
la Provincia"
Viabilità, immigrazione e ambiente. A meno due giorni dalla visita del Camper Bresciaoggi a Bagnolo Mella, il primo cittadino Giuseppe Panzini commenta a caldo i risultati della nostra indagine in uno dei comuni più importanti e popolosi della Bassa.
PUNTO PRIMO il traffico e la viabilità stradale, con l’eterno problema della tangenziale. È dal 2006 che si parla di deviare il traffico pesante dal centro dell’abitato attraverso una bretella che dovrebbe collegare la 45 bis (la Brescia-Cremona) alla strada provinciale Settima per Leno, transitando a est del paese. L’assessore provinciale ai lavori pubblici Mauro Parolini, interpellato da Bresciaoggi, ha garantito che l’opera si farà, ma sulla questione Panzini è piuttosto disilluso.
«È dal 2006 che Bagnolo aspetta che la Provincia faccia la sua parte - spiega il primo cittadino -. Nell’accordo di programma si parlava di un costo complessivo di 5 milioni di euro: 1 milione da parte del Comune, che ha già fatto la sua parte, e 4 da parte della Provincia, che per il momento non si è ancora decisa a dare il via ai lavori». Lavori che a Bagnolo si attendono con ansia, visto che il problema traffico è percepito come il più grave dai cittadini. «In effetti è una piaga non da poco - ammette Panzini -. Abbiamo quattro semafori nel giro di un chilometro e la tangenziale consentirebbe di risolvere il problema del rumore, migliorare la qualità dell’aria e risparmiare una discreta somma sull’usura delle strade, che il passaggio dei mezzi pesanti ci costringe a ripavimentare con cadenza quasi annuale». E appresso alla tangenziale arriverebbe anche il famoso casello di Bagnolo Sud, con un ingresso in entrata solo verso Brescia. «La Centropadane ha già dato la disponibilità all’opera, che consentirebbe ai camion in transito da sud verso nord d’immettersi sull’autostrada e raggiungere la città in dieci minuti. Anche in questo caso aspettiamo che la Provincia si decida - conclude Panzini -: quel che potevamo fare come Comune lo abbiamo fatto a tempo debito».
CONNESSA AL PROBLEMA viabilità c’è la questione Italghisa e Italfond, ovvero i due insediamenti industriali che «minacciano» da vicino il centro abitato. «Con l’Italfond abbiamo lavorato a stretto contatto per migliorare la sicurezza e ridurre l’impatto sull’ambiente - racconta Panzini -. Fino a qualche tempo fa c’erano ancora delle perplessità, ma con gli ultimi lavori di adeguamento si è fatto tutto il possibile per allinearsi agli standard europei di sicurezza». Mentre l’Italghisa ancora desta qualche preoccupazione. «È chiaro che il comune vigila - taglia corto il primo cittadino di Bagnolo -, ma l’insediamento si trova molto vicino al centro abitato e qualche problema lo crea».
INFINE LE QUESTIONI sociali, prima fra tutte la denuncia da parte di alcune associazioni di ritardi nella distribuzione di fondi da parte dell’amministrazione. «Il problema - spiega Panzini - è che la disponibilità delle casse comunali è in netto calo rispetto al passato. Sono diminuiti i trasferimenti di fondi da Roma e da Milano e spesso ci troviamo in difficoltà nel gestire le tante domande che ci arrivano. Chiaramente i disagi ricadono spesso sui destinatari dei fondi, ma da parte nostra c’è sempre stata la massima disponibilità a venire incontro alle esigenze dei singoli destinatari dei fondi». E per chiudere l’immigrazione, che, a sentire la gente di Bagnolo, non è un problema ma un’opportunità.
«Credo che il segreto della ricetta d’integrazione bagnolese - svela Panzini - sia il lavoro delle scuole primarie e secondarie. La tolleranza e il rispetto sono molto facili da insegnare ai bambini, mentre lavorare con gli adulti è molto più complicato. Fortunatamente a Bagnolo c’è un fitto tessuto scolastico, gestito da dirigenti capaci e in gamba. Sulle scuole il comune fa affidamento per gestire il flusso di immigrati, che, nonostante sia tra i più alti della provincia, non crea problemi».
Luca Canini
MONTIRONE
"I Tornado sfrecciano sopra le nostre teste"
Pietro Gorlani
Cosa turba i sonni dei montironesi oltre al via vai assordante degli aerei militari della vicina base di Ghedi? Cosa li porta a dire che tutto sommato, questo paesotto alle porte di Brescia, è meglio di tanti altri? Questa settimana Bresciaoggi e Brescia Punto Tv erano tra i banchi del mercato di Montirone - dove qualche pensionato e casalinga hanno sfidato il freddo polare per fare compere - per intercettare malumori e indicazioni della gente. Presente in modo massiccio il comitato Montirone Ambiente, che ha chiamato all’adunata i suoi elementi migliori per parlare delle emergenze ambientali che attanaglia il paese: cave, prossimi lavori per la corda molle e la Tav, emissioni non controllate di una azienda siderurgica presente in paese, eccesso di cemento a fini residenziali, via vai degli aerei militari. Ma altri cittadini non mancano di segnalare altri problemi: il caro case, tasse rifiuti troppo alte, la mancanza di una linea Adsl per internet veloce, scarsi collegamenti pubblici con la città nonostante la vicinanza con Brescia, progressiva riduzione da parte dell’Asl dei servizi sanitari offerti in paese. I pregi principali? La realizzazione di un valido asilo nido, la presenza di servizi come una buona assistenza sanitaria domiciliare, una biblioteca e una ludoteca per i giovani, sono aspetti da non dimenticare. «Il problema principale di Montirone sono le cave - esordisce Adriano Perani, artigiano 62enne -. Deve essere messo un tetto all’escavazione: qui più del 10% del territorio è stato bucato e trasformato in cave. I comuni bresciani hanno proposto una modifica alla legge regionale, per tutelare qui Comuni che hanno "già dato", ma non è mai stata presa in considerazione. E qui i cavatori continuano a comprare terreni agricoli che poi diventeranno cave. Ad onor del vero il nostro sindaco si è impegnato tantissimo, con ricorsi al Tar e andando a Bruxelles. Ma poi si è un po’ arenato, forse demoralizzato». Oreste Pluda (62enne in pensione e membro del comitato Montirone Ambiente), ricorda però che l’amministrazione riceverà 2 milioni di euro in dieci anni come compensazione dalla cava Bettoni: «Soldi che dovrebbero finire tutti per l’ambiente, con la realizzazione di pannelli solari o cappotti isolanti per gli edifici comunali». Tante le persone che mettono in cima all’agenda delle critiche il volo basso e assordante degli aerei militari della vicina base di Ghedi. Lunedì dalle 9 alle 12 la quiete del mercato montironese è stata spezzata per ben otto volte dal boato fragoroso dei Tornado. Questo è il problema principale Antonietta Tagliani, casalinga 55enne: «volano in continuazione ed è un disagio enorme. Pensi che le vibrazioni che provocano fanno bruciare con una frequenza maggiore le lampadine. So anche di gente che ha intrapreso cause legali contro la base militare, perché le vibrazioni e lo spostamento d’aria degli aerei gli spostava le tegole sui tetti. Altri problemi? La tassa rifiuti è troppo alta: ho pagato 300 euro per un anno e siamo solo in tre in famiglia. Altra questione: c’è solo un supermercato, ne servirebbe almeno un altro. Cosa c’è di buono? I servizi agli anziani». Incubo degli aerei anche per Angelo Rocchi (pensionato 57enne, ex ambulante) che lo assomma alle troppe cave, all’eccesso di capannoni: «ma a parte questo Montirone è il paese più bello del mondo perché è il mio paese». La critica di Vita Maccaroni, 45 anni, insegnante è più di taglio sociale e culturale: «vedo poche iniziative culturali, poche iniziative di incontro e mi spiace dire che ci sarebbe da lavorare molto sulle relazioni sociali; vale sia per il comune che per l’oratorio». Molto concrete le critiche di Luisa Merigo, casalinga di 49 anni: «Innanzi tutto la mancanza di una linea Adsl per il collegamento con internet veloce, un disagio enorme, per cittadini e imprese. Poi ricorderei gli scarsi collegamenti pubblici con la città, nonostante Brescia disti solamente 10 chilometri. Non solo ci sono pochissime corse, ma spesso e volentieri i pullman della Saia sono in ritardo». Per Luisa un altro fondamentale problema è l’assottigliarsi costante dei servizi sanitari (che però dipende dall’Asl): «Dico solamente che quando sono venuta ad abitare qui 20 anni fa c’era la presenza dell’ostetrica, dell’oculista, del pediatra che adesso viene solo 2 giorni a settimana. Il distretto Asl da cui dipendiamo è quello di Rezzato e secondo me è troppo lontano e difficile da raggiungere con i mezzi pubblici. Come non è possibile raggiungere con i mezzi pubblici Borgosatollo, per fare un pap test, ad esempio. Devo andare prima in città e da lì andare a Borgosatollo. Ultima critica: quest’anno non mi hanno fatto lo sconto sulla raccolta differenziata, così come fatto negli anni scorsi. In tutto questo c’è un aspetto positivo: quando vai a lamentarti in comune trovi sempre qualcuno disposto ad ascoltarti». Un cittadino che vuol restare anonimo si avvicina al camper di Bresciaoggi dicendo di «scrivere della piazza Manzoni, dove un privato al posto di una vecchia cascina ha realizzato il nuovo municipio e una serie di palazzine vuote per il 70 percento, perché troppo care». Ma per Paolo Boldrini (pensionato di 68 anni, volontario del Cosp di Flero), «il paese in questi anni è cambiato in meglio. Ci sono molti più servizi, nuovi ambulatori con tre medici e tantissimi volontari che fanno onore al paese». La fiorente attività dei volontari (Avis, Anpi, Cos di Flero, Auser, Croce Rossa, oratorio, protezione civile e dieci associazioni sportive) è sottolineata anche da Ignazio Ardizzoni, pensionato 63enne, membro del gruppo di Protezione Civile.
MONTIRONE
"Le cave? Noi siamo la Venezia di provincia"
Pietro Gorlani
«Montirone è la Venezia della provincia». I principali membri del comitato Montirone Ambiente tentano di sdrammatizzare la devastante situazione del loro territorio. La falda è a pochi metri dal piano campagna e quindi ogni cava scavata diventa un enorme laghetto (80 ettari di laghetti nel raggio di 3 chilometri). L’acqua comunica direttamente con la falda. Portando a lei eventuali inquinanti presenti nell’ambiente. Nessuno infatti ricorda che la falda freatica è il sistema arterioso della terra e una cava è una ferita che non si rimarginerà mai, aumentando a dismisura il rischio di «infezione». Per questo il comitato dice basta alle cave: soprattutto a quella dell’Ate 35 (ditta Faustini) che dovrebbe sorgere sui 250 piò della località cascina Betulla. «Oltre il 20 percento del nostro territorio è già occupato da cave - spiegano Eugenio Fasser, Oreste Pluda, Salvatore Ingiulla - mentre nel Veneto c’è una legge che limita il consumo di suolo al 3%. Noi chiediamo solo che almeno venga fatta la Valutazione di impatto ambientale su questa nuova cava, come richiede l’Ue».Impressionanti i dati snocciolati dal comitato: fino al 2006 sono stati scavati quasi 20 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia; altri 11 milioni quelli che verranno scavati entro il 2016 ma sono già stati indicati altri 17 milioni come riserva. Il prezzo della sabbia e della ghiaia? Dai dieci ai venti euro a metro cubo. Il controvalore dell’escavazione nel territorio di Montirone? Oltre 500 milioni di euro. Mentre a Provincia e Comune vanno le briciole. «Eppure il sottosuolo è un bene pubblico - spiegano dal comitato - e i privati lo sfruttano a loro esclusivo interesse. A Montirone i cavatori acquistano terreni agricoli che poi magicamente gli enti competenti inseriscono nei piani cave. E il gioco è fatto. I milioni sono assicurati». Anche l’amministrazione comunale aveva provato a spezzare questa catena con un ricorso al Tar e una grande manifestazione in difesa dell’ambiente del maggio 2005 proprio a Montirone. Ma recentemente il comitato ha dichiarato guerra anche alla fonderia Stefana, ex profilati Nave. «Hanno montagne di scorie stoccate all’aperto, senza nemmeno una tettoia - taglia corto Pluda - e li sotto c’è la cava Bettoni, che pesca in acqua. Emissioni nocive e residui possono benissimo finire nel lago trasportate dagli agenti atmosferici. Sono ormai note le concentrazioni di metalli pesanti, pcb, diossine presenti nelle ceneri e nelle scorie di fonderia. Abbiamo sottoposto il problema all’Arpa. Vuole sapere la risposta? «Abbiamo 2500 aziende da controllare e mancanza di organico; lo faremo nei prossimi due anni. Come è possibile tutelare l’ambiente così?». La questione è finita anche sul tavolo del sindaco che ha provveduto a firmare un’ordinanza di sgombero delle scorie.
MONTIRONE
Dai campi all'industria
Pietro Gorlani
Tremila piò di fertili terre, grazie alla falda freatica molto alta e all’abbondanza di acque; ma anche una recente (e fiorente) attività industriale d’estrazione di sabbia e ghiaia, oltre ad altre 164 attività industriali e artigianali (due le grandi fonderie), che danno lavoro al 70 percento dei residenti. Ad una manciata di minuti dalla città, al centro delle future importanti (e impattanti) infrastrutture viarie quali Corda molle e Tav, Montirone sta vivendo da qualche anno la repentina mutazione da paese agricolo e di campagna a quello di industrializzato centro di periferia. Innanzi tutto l’etimologia del nome. Quella più accreditata fa derivare “Montirone” dal piccolo rialzo fortificato di età medioevale per il controllo militare della zona («motta», «mottirone») ovvero il piccolo colle dove è appoggiata la torre degli Emilj (ora Villa Ventura). Un piccolo centro abitato esisteva probabilmente già in epoca romana. Nel medioevo i religiosi a cui furono affidate le terre svilupparono l'agricoltura con opere di bonifica e la realizzazione di canali irrigui. Ecco allora l’escavazione del Naviglio e dei due canali paralleli denominati Gheda e Molinara. Montirone diventa comune dopo l’unità d’Italia (nel 1861, quando conta 800 abitanti) e ha come primo Sindaco un rappresentante della sua famiglia nobile più antica, Pietro Emilj. Nel 1928 in pieno fascismo il paese diventò frazione di Borgosatollo per riacquistare la sua indipendenza nel 1956. Tanti i cambiamenti del paese negli ultimi 35 anni. Il più evidente riguarda il raddoppio della popolazione (nel 1971 aveva 2244 residenti, 4821 nel 2008). Il boom demografico e industriale ha avuto come contropartita un aumento sostanzioso di case. Una esperienza simile a quella vissuta da molti altri paesi della Bassa, dove il sogno di molti sindaci di Comuni sui 2/3 mila abitanti era arrivare a quota «cinquemila», impazienti di affrancarsi dallo status di piccolo comune. Per qualche amministratore le pulsioni cementizie del passato (e del presente) erano mose da interessi poco nobili, per altri il fine era quello di avere fondi per migliorare i servizi al cittadino (Montirone è tra i primi piccoli comuni a dotarsi di biblioteca e fornire sostegni per l’assistenza sanitaria, ancora da metà degli anni Settanta) . E questo – a detta di molti cittadini – è stato il fine seguito dal sindaco Guido Bussi, uno dei pochi sindaci di Sinistra della nostra provincia (alla guida del paese per oltre 20 anni, fino al 2004 quando ha passato il testimone a Serafina Bandiera). Oggi si inizia a vivere un’inversione di tendenza. Per maggioranza, opposizione, comitato ambientalista la parola d’ordine è risparmio del consumo di suolo. Altri grossi problemi infatti il comune non li ha. Il senso di sicurezza percepito dai cittadini è più che buono e non vengono influenzati dall’alto numero di stranieri presenti in paese (il 10 percento della popolazione, un punto in meno della media provinciale). L’indice reale di reati contro il patrimonio è buono (Montirone è al 64esimo posto della classifica provinciale della criminalità). Qualcuno lamenta i costi elevati delle case ma in realtà sono inferiori rispetto ai comuni limitrofi.
MONTIRONE
"Su aziende e cave tanti controlli"
Pietro Gorlani
Condivisione delle preoccupazioni ambientaliste esplicitate comitato locale, ma anche la consapevolezza che su cave, aeroporto, Tav, sp 19 le decisioni e gli ambiti di competenza sono sovracomunali; presa d’atto delle critiche dei suoi residenti ma anche difesa del suo operato di sindaco negli ultimi 5 anni, impegnata soprattutto nel potenziamento dei servizi (scolastici in primis). È così riassumibile la replica del sindaco di Montirone Serafina Bandera ai cittadini intervistati dal camper di Bresciaoggi. «Condivido la preoccupazione sulle cave - esordisce il sindaco - ma ricordo anche che a decidere collocazione e quantitativi scavabili purtroppo sono Regione e Provincia. Noi abbiamo presentato una modifica a tale legge, ma invano. Ricordo anche il ricorso al Tar contro la futura cava Faustini; non appena la cava aprirà chiederemo la sospensiva al Tar e daremo battaglia in conferenza dei servizi». Questione fonderie: «La Stefana e la raffineria Metalli Capra sono le due criticità di Montirone, ma sono iper-controllate; abbiamo un protocollo d’intesa che va avanti da anni e un esperto in materia ambientale che ci supporta nelle conferenze dei servizi. Metalli Capra è stata costretta dal Comune a mettersi in regola con le molestie olfattive e gli siamo stati con il fiato sul collo. Alla Stefana abbiamo imposto con ordinanza lo sgombero delle scorie stoccate sui piazzali e loro hanno fatto ricorso al Tar. Ma noi attraverso via legali stiamo tutelando la salute dei cittadini. Andrei però cauta sulla pericolosità delle scorie stoccate e ricordo che Asl e Arpa sono particolarmente incisivi nel fare prescrizioni». Un impegno in difesa di ambiente e cittadini davvero raro per i comuni della nostra provincia. Altre repliche sull’assenza di internet veloce e gli scarsi collegamenti pubblici con la città: «L’assenza dell’Adsl è responsabilità di Telecom. Abbiam fatto tantissime pressioni su Telecom Milano e assicuro che il servizio arriverà in tempi brevi, verrà spillata dalla zona industriale di Poncarale. Problema mezzi pubblici? A Montirone c’è la ferrovia ma è sottoutilizzata. Aspettiamo il potenziamento della linea Brescia-Cremona e la sua trasformazione in metropolitana leggera, come promesso dalla Provincia». Altra replica sulla mancanza di pannelli solari: «Sull’ultima lottizzazione a fianco del "nido" tutti gli edifici sono tutti dotati di pannelli solari, compreso l’asilo che addirittura ha una pompa geotermica; è uno dei primi villaggi in Italia settentrionale classificati in classe A. L’intenzione è quella di mettere i pannelli anche sulle scuole medie ed elementari. Inoltre nel pgt abbiamo approvato sconti per chi costruirà case a risparmio energetico». Sul problema carovita il sindaco pensa a favorire l’insediamento di piccoli negozi al fine di aumentare la concorrenza e abbassare i prezzi, mentre sulla tassa rifiuti ricorda che c’è uno sconto fino al 30 percento per le famiglie più riciclone. Margini di miglioramento però ci sono e l’idea del «porta a porta» è allo studio. Infine un accento sulle cose che vanno. «Servizi scolastici d’eccellenza - dice -, una ludoteca funzionante dal lunedì al venerdì, il nuovo nido da 36 posti, servizi sociali all’avanguardia, un florilegio di associazioni di volontariato, un rinnovato rapporto con oratorio e parrocchia. Prima della scadenza del mandato elettorale realizzeremo anche altre due piste ciclabili». Qualche rimpianto? «L’aver rimandato alla prossima legislatura i lavori per il centro sportivo comunale, più per mancanze di risorse che di idee».
MONTICHIARI
"Non si vive male ma ci sono troppi stranieri"
Francesco Apostoli
Il mercato monteclarense, un serpentone di bancarelle che si snoda attorno alla chiesa nel centro del paese, si rivela alquanto ostico per il cronista. La gente parla poco e non sembra molto disposta a discutere le questioni che caratterizzano la vita del paese. Nonostante tutto i problemi saltano fuori: cave, discariche, sfruttamento del territorio, immigrazione e assenza di dialogo tra comunità straniere e istituzioni locali. E’ tempo di bilanci per il sindaco Gianantonio Rosa. «Lo sceriffo» (così lo chiamano da queste parti i cittadini più arditi) è giunto al termine del secondo mandato e, il prossimo anno dovrà lasciare la carica di primo cittadino: «sappiamo già per chi votare - afferma candidamente una signora -. Un’amica mi ha già consigliato di dare la mia preferenza a una donna della Lega e così intendo fare». Elena Zanola, attuale assessore ai servizi sociali e consigliere provinciale del Carroccio sorride. Largo spazio viene dato all’elogio della tranquillità monteclarense, questo nonostante le valutazioni dei cittadini in termini di sicurezza (oscillino tra un ottimo 10 con lode e un critico 5, a seconda degli intervistati). Opinioni divergenti che danno comunque l'immagine di una percezione non proprio chiara del fenomeno: «Esco di casa raramente - afferma la signora Mariuccia -, il paese è pieno di stranieri». «Il problema della sicurezza non è esclusivo di Montichiari - dice Katia Maggi, 27 anni impiegata -. Forse è particolarmente sentito per via della massiccia presenza di stranieri». Altri fanno un passo avanti: «C’è un po’ di diffidenza tra italiani e stranieri» ammette il signor Angelo, pensionato di 75 anni. «Io sono nato qui e a Montichiari vivo benissimo - afferma Flavio Chiarini, artigiano di 56 anni -. Dovrebbero forse favorire la nascita di una Compagnia dei carabinieri al posto della locale stazione in modo da garantire una presenza più corposa di forze dell’ordine sul territorio. Montichiari è in forte crescita anche se comunque non abbiamo i problemi di ordine pubblico che potrebbero avere le grandi città». È dubbioso Basilio Rodella, 52enne, noto fotografo monteclarense che sottolinea la mancanza di un tessuto sociale coeso: «A Montichiari non ci si conosce più. Nessuno organizza iniziative per migliorare il livello di conoscenza reciproco tra cittadini. Mancano occasioni di incontro tra persone. si può dire che dormo e lavoro a Montichiari, ma preferisco vivere in Val Saviore. qui l’aria si è fatta irrespirabile». C’è anche chi si spinge oltre: «Sembrano tutti narcotizzati - afferma Giovanni -. La gente vede i lampioni in piazza con i geranei e crede che tutto vada bene. Ma non bastano due sanpietrini e quattro rotonde per creare un paese vivo». Nel giro di 4 anni i cittadini stranieri residenti a Montichiari sono passati da 1938 a 2855 (si parla più o meno del 13 per cento della popolazione). A parte il freno ai matrimoni misti («ha fatto bene il sindaco - dice Pierangela - tanto lo fanno solo per avere la cittadinanza»), a causare problemi sono i ritardi nelle procedure di rilascio dei certificati di residenza, fino a qualche anno fa erano una vera e propria regola del comune amministrato da Gianantonio Rosa. Ma come vive un immigrato a Montichiari? In passato ci voleva un anno e mezzo (a fronte dei 90 giorni di legge) per avere il certificato di residenza. Oggi le lamentele sembrano in calo, «soprattutto perchè la gente si è rassegnata - afferma Chafik Nafouti, di origine tunisina. da 19 anni in Italia, operaio e volontario dello sportello immigrati di Montichiari -. Chi è più intraprendente si rivolge ad un avvocato, gli altri aspettano e basta. Gli stranieri sono "più precari" e rischiano il posto di lavoro più facilmente - aggiunge Chafik - e, con il lavoro anche il permesso di soggiorno». Ci sono anche immigrati che non vivono male la realtà monteclarense: «mi trovo meglio qui che a Manerbio dove abitavo prima. Il paese è tranquillo e non ho mai avuto problemi» afferma Yahiska Contreras, 36 anni di origine venezuelana, operatrice socio sanitaria, da 15 anni in Italia. L’amica, Gaudi Perez, giovane mamma di 30 anni originaria di Santo Domingo stempera i toni: «conosco molte persone native di Montichiari e sono tutti molto gentili con me, sarà anche perchè mio marito è originario del luogo». Chissà. Pare scarsa l’informazione sul tema discariche e cave. Pochi sanno davvero quante sono le discariche presenti sul territorio comunale e soprattutto di quali rifiuti si occupano. «C’erano anche prima e comunque sono fuori dal paese» sottolinea la signora Pierangela. «Il consumo del territorio porta alla scomparsa dell’identità locale - dice Rodella -. Non basta il cartello con il nome del paese in dialetto, l’identità si mantiene anche con la tutela del paesaggio». Carla Maggi, casalinga di 57 anni non ha dubbi: «i servizi offerti dal comune vanno bene, ma si costruisce un po’ troppo, bisognerebbe limitare il numero di cantieri e scavi». Il lato pulito della discarica è costituito dalle rotonde che costellano le strade di Montichiari e dal gradimento sul fronte servizi: aereoporto, ospedale («c’è un piano interamente vuoto - si chiede Anna - sarebbe meglio ripristinare il reparto maternità che prima c’era e da qualche anno non c’è più»). Poi ancora, biblioteca, centri sportivi, Fiera. qualche neo salta all’occhio dei frequentatori del mercato: «la disponibilità di strutture da adibire a nido per l’infanzia mi sembra un punto da sviluppare - afferma Stephanie Modenesi, impiegata di 35 anni -. E’ un serviz fondamentale, considerando le disponibilità del Comune e il gran numero di gente che viene da fuori, che vive e lavora a Montichiari senza poter contare sull’appoggio della famiglia per l’affido dei propri figli».
MONTICHIARI
Nel paese delle discariche ora il Comune dice "no"
Francesco Apostoli
I monteclarnesi ignorano il numero di discariche e la quantità di rifiuti stipata sul territorio comunale. Sono 9 i siti autorizzati (alcuni hanno cessato l’attività, altri sono ancora in funzione) presenti nel comune di Montichiari. Eccone l’elenco: Seac snc (Via Ponchioni, per i materiali inerti) Sisiva srl (Via Dugali, materiali inerti), Vezzola srl (Vighizzolo, materiali inerti), Seac srl (Via Albarotto, materiali inerti), Monti.ri.am srl (Fascia D’Oro, raccoglie rifiuti speciali pericolosi e tossico nocivi), Monti.ri.am srl (Fascia D’Oro raccoglie rifiuti speciali pericolosi e tossico nocivi) Pulimetal spa (a Vighizzolo, Rifiuti speciali pericolosi e tossico nocivi), «Cava Verde» (in attività in località Rò, fino al febbraio 2011, raccoglie 3 milioni e 530 mila metri cubi di Rifiuti speciali non pericolosi) Systema Ambiente srl «Valseco 1» (ancora in attività fino al 2011 in località Casalunga - Vighizzolo, raccolgie Rifiuti pericolosi). In totale si parla di 8 milioni di metri cubi di spazio disponibile. Ci sono poi altre 5 aree (che aggiungono altri 4 milioni circa di metri cubi). Una di queste, la Systema ambiente srl «Valseco 2» (rifiuti pericolosi e posta in zona Vighizzolo) ha già ottenuto l’autorizzazione. La Gedit di Vighizzolo, la Montichiariambiente spa di Rò, la Bernardelli e la Ecoeternit (quest’ultima destinata anche alla raccolta di amianto) sono in attesa di terminare il lungo iter amministrativo per l’assegnazione delle autorizzazioni. Ad oggi, la Gedit, ha ottenuto il via libera della Regione e pare sia la più vicina alla messa in opera definitiva. Questa cava è stata recentemente al centro di una querelle con il Comune, non più intenzionato a concedere pareri favorevoli per la creazione di nuove discariche. La domanda che circola tra gli addetti ai lavori è: «perchè prima si concedevano pareri favorevoli alla realizzazione di discariche ed ora no?». La campagna elettorale imminente impone una brusca frenata sul fronte ripido della raccolta dei rifiuti che, solo nel 2007 ha portato nelle casse del comune (stando ai dati del bilancio), oltre 3 milioni e 700 mila euro di «contributi derivanti dall’attività di discarica» e 517 mila 800 euro di «contributi derivanti dall’attività di escavazione» (cave). Un giro d’affari che potrebbe ridursi, stando almeno alle linee generali del Piano provinciale rifiuti che dovrebbe approdare in Broletto il prossimo mese di dicembre. Al comune che ospita una discarica spettano oggi circa 19 euro a tonnellata a cui vanno ad aggiungersi i circa 75 euro di costi per lo smaltimento a carico dei contribuenti. Con il nuovo piano la musica cambia: la nuova proposta è che i comuni possano chiedere al massimo il 10 per cento del costo di smaltimento a tonnellata. «L’obiettivo del piano - dice l’assessore provinciale all’ambiente Mattinzoli - è di ridurre sempre più il numero delle discariche e soprattutto la produzione di rifiuti puntando sul recupero di molti materiali che fino ad ora finiscono proprio in discarica».
MONTICHIARI
Gli abitanti? Qui si sono triplicati
Francesco Apostoli
Dalle invasioni barbariche a quella delle discariche. Il territorio del comune di Montichiari ne ha conosciute di «devastazioni» nel corso della sua lunga storia. Secondo lo storico settecentesco Baldassare Zamboni, il paese fu distrutto, nel 382, da Alarico re dei Goti durante il passaggio del suo esercito in marcia verso Milano. Non bastavano i Goti. Nel 447 da queste parti passa anche Attila, re degli Unni, che distrugge tutto ciò che incontra sul suo cammino. Successivamente fu la volta degli Eruli e poi, dal 564 al 774 si susseguono le dominazioni longobarda e franca.
VERSO L'ANNO 1000 il territorio monteclarense viene governato dalla potente famiglia Longhi, feudatari della contea, fino al 1167, quando gli stessi, per la mutata situazione politica, concessero agli «homines de Monteclaro», di costruirsi in libero comune che, nel 1237, fu attaccato e distrutto da Federico II di Svevia, stessa sorte dopo il passaggio di Ezzelino da Romano nel 1256 e degli Angioini nel 1268. Secondo lo storico Faino, il capitano visconteo Pandolfo Malatesta occupò la località nel 1404, dopo aver preso Brescia, facendone un principato e battendovi moneta. Nel 1427, dopo la battaglia di Maclodio, il paese giurò fedeltà alla Repubblica Veneta con solenne cerimonia alla presenza dei provveditori e dei principali capi dell'esercito veneto. Pur con alterne e contraddittorie vicende militari, Montichiari resterà fedele alla Repubblica Veneta fino al 1797.
LA BRUGHIERA monteclarense ebbe il privilegio, nel 1805, di vedere Napoleone I passare in rassegna il proprio esercito. Giunsero poi gli austriaci. Nel 1848, grazie all’impegno di alcuni patrioti, tra cui il letterario monteclarense Angelo Mazzoldi, la popolazione insorse contro gli Asburgo. Montichiari ebbe un ruolo importante anche nella battaglia di S. Martino e Solferino del 1859: qui venne, infatti, stabilita la strategia militare e qui vennero alloggiate le retroguardie degli eserciti piemontese e francese. Nei giorni della battaglia gli abitanti si prodigarono a prestare soccorso, assistendo una grande quantità di feriti provenienti dalla prima linea. Per questa impegnativa azione vennero occupati numerosi edifici pubblici e privati, tra cui la chiesa parrocchiale e il nuovo ospedale. Dopo quell’occasione il governo francese decise di decorare il sacerdote don Domenico Treccani, presidente dell'ospedale, con l'onorificenza di cavaliere della Legion d'Onore per la «pietosa e saggia assistenza ai soldati francesi». Il Novecento si apre con un evento da Settimana Enigmistica: «forse non tutti sanno che» Montichiari ospitò il primo Gran Premio d'Italia (4 settembre 1921) che si disputò su un circuito triangolare che comprendeva la provinciale Castenedolo - Calvisano, la Ghedi - Montichiari fino all'ingresso in città dall'attuale Via Marconi per proseguire poi sulla Brescia - Mantova fino alla località Fascia d'oro. Oggi Montichiari conta circa 22 mila abitanti (il triplo rispetto agli inizi del secolo scorso). Gli stranieri residenti (dati aggiornati al 1° gennaio 2008) sono 2855. Nel 2004 erano 1938.
MONTICHIARI
"La sicurezza è il nostro obiettivo principale"
Francesco Di Chiara
Nello studio del sindaco di Montichiari Gianantonio Rosa è in corso la consegna degli inviti di Carlo Giuliani, presidente della sezione Avis per la consegna delle borse di studio Francesco Rodella in programma il 6 dicembre. Proprio la cultura introduce le risposte del sindaco alle questione raccolte dal «camper» di Bresciaoggi venerdì scorso al mercato di Montichiari. Domenica scorsa signor sindaco è stato inaugurato il monumento dell’Avis nel giardinetto a fianco del Municipio... «Per il momento non c’è un segno su quel monumento, chissà che gli scribacchini si siano arresi» sorride Rosa, anchè perchè i writers si sono appena cimentati sulla croce di pietra del 1721 che primeggia sul colle di San Pancrazio, recentemente restaurata: l’hanno firmata con il cuore di due innamorati. Rosa, 70 anni, il 1° luglio prossimo (quando non sarà più sindaco dopo i due mandati consecutivi) ci tiene subito a sottolineare di non sentirsi «uno sceriffo, come nel vostro giornale sono stato indicato».
«LA GENTE fa bene ad esprimere liberamente il suo pensiero - continua il primo cittadino - quanto le persone hanno espresso venerdi scorso in piazza mercato, durante le vostre interviste, le considero critiche positive, su cui un’amministrazione attenta deve meditare». Critiche sono giunte in particolare sulla gestione di cave, discariche e per la difesa dell’ambiente. «Anche noi difendiamo l’ambiente - ribatte Rosa - infatti al momento vi sono solo due discariche attive, la Cava Verde e la Systema. Le altre le stanno bonificando e non ne faremo altre. E poi ormai dipende da chi sta in alto, dipende dalla Regione e dalla Provincia». Poi non perde occasione per ricordare che «tra due anni inizieranno i lavori per il teleriscaldamento ed il calore che va perso dalla Cava Verde di Asm verrà incanalato a favore dei cittadini. Non sarà questa mia amministrazione ad attuarlo ma siamo stati noi a mettere in pista il project financing che una ditta porterà a termine senza spese per il nostro Comune».
LE DUE DISCARICHE citate sorgono nella brughiera monteclarense, a due passi dall’aeroporto D’Annunzio. Che destino avrà quello scalo? «Nel vostro servizio non avete ricordato che quello scalo fu il primo aeroporto italiano, costruito la prima volta nel 1909, e quindi l’anno prossimo celebreremo il centenario - spiega Rosa - spero che la crisi finanziaria che sta colpendo anche il Catullo non riduca al silenzio il nostro aeroporto. Non possiamo che aspettare buone notizie, sia da Verona che da Air Bee (la compagnia aerea ch in queste ore dovrà decidere se riprendere i voli da Montichiari, ndr)». E poi c’è la cultura, il problema dell’integrazione degli immigrati. «Anche il vostro servizio ha spiegato bene che la maggioranza degli stranieri si trova bene qui a Montichiari. Noi vogliamo solo che le leggi vengano rispettate da tutti e che i cittadini possano muoversi in sicurezza in periferia e nel centro storico». Sicurezza che sembra migliorata dopo l’installazione di numerose telecamere.
«PER LA CULTURA abbiamo un’ottimo Teatro Bonoris, una Biblioteca Treccani con Pinacoteca tutta nuova e presto avremo nuovi spazi nell’ex municipio, palazzo Tabarino che verrà riaperto in primavera». Per lo sport «siamo davvero grandi in molti settori, basti pensare al velodromo, unico in Italia, che inaugureremo in primavera». E lei che farà dopo le prossime elezioni? «Andrò in pensione come geometra, continuerò a giocare a tennis». Ma lo dice poco convinto e conclude lasciandoci nel dubbio «... e poi vedremo prima chi vincerà in primavera».
FLERO
La denuncia: "Quando piove qui è un disastro"
Francesco Apostoli
Ritardi nella raccolta dei rifiuti, manutenzione stradale non sufficiente e i disagi (prevalentemente legati al traffico) a causa del secondo tempio Sikh più grande d’Italia. Sono alcuni dei temi toccati dai cittadini di Flero tra le bancarelle gocciolanti di un mercato inzuppato dall’acquazzone che si è abbattuto sulla nostra provincia nel corso della settimana. Nonostante la pioggia battente invitasse a trascorrere la mattinaata in casa, magari sotto le coltri, i fleresi hanno risposto alle domande dei cronisti attendendo pazientemente il proprio turno sotto il tendone del Camper di Bresciaoggi. Tra i primi a raggiungere lo spazio «reclami» adibito dal nostro quotidiano, Gabriele Ruggeri, commerciante di 31 anni. Come spesso accade l’incasso del commercio ambulante risente delle bizzarrie del tempo, ma è il momento di crisi ad incidere maggiormente sui guadagni. «Normalmente su 400 euro di incasso - afferma Ruggeri - ce ne rimane poco più del 10 per cento. Sta di fatto che gli incassi calano. Si tratta di capire cosa vuole la gente, per questo cerchiamo di tenere un po’ di tutto sulle bancarelle». La pioggia pare essere un problema molto sentito dagli abitanti della zona: «in occasione dell’ultimo acquazzone - afferma la signora Sonia - via Leonardo da Vinci era praticamente un fiume in piena. I chiusini non riescono a garantire il deflusso delle acque che stagnano inevitabilmente rendendo meno sicura la circolazione». Tra le ragioni delle «piene stradali» individuate dai cittadini ci sarebbe la scarsa pulizia delle vie: «ormai, ogni sera alle otto, quando finisco di lavorare - afferma un commerciante della zona - mi metto a fare lo stradino. Servono più netturbini, prima passavano due volte a settimana, poi una volta ogni sette giorni. Da qualche tempo, una ogni quindici. Non è possibile andare avanti così». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la signora Pierina Pasinelli, pensionata di 69 anni: «la pulizia delle strade lascia molto a desiderare, ma anche la raccolta dei rifiuti dai cassonetti va a rilento». Più in là, davanti al banco di frutta del signor Fabbris (vecchia conoscenza sanzenese del camper di Bresciaoggi), altri due pensionati, Giuseppe Milanesi (76 anni) e Cesare Pasotti (60) discutono incuranti del maltempo. I presunti ritardi della nettezza urbana locale non sembrano preoccuparli: «non si può pretendere più di tanto - afferma Milanesi - tutto sommato a Flero non si vive male. L’inquinamento non è un problema e, dal punto dei vista della sicurezza siamo tranquilli». Qualche problema da queste parti c’è stato invece in passato con il servizio postale e con qualche portalettere che invece i consegnare la corrispondenza nelle case dei fleresi la «imbucava» direttamente nei cassonetti: «ora il recapito funziona bene - afferma Pasotti -. Forse andrebbe rivisto il meccanismo di attesa agli sportelli. Non capisco perchè ci siano spesso lunghe attese con tutto il personale che hanno a disposizione». Tra le priorità indicate dagli «indigeni» fleresi c’è anche la necessità di rimettere aposto le strade del paese: «troppe buche - si lamenta Pierino Giobini, pensionato di 56 anni - e soprattutto dossi troppo alti che causano guasti alle sospensioni delle auto anche per chi come il sottoscritto circola a velocità moderata». Ben vengano invece le rotonde «molto utili alla circolazione». Giobini si fa più critico invece sulle segnalazioni: «venendo dalla tangenziale di Brescia, Flero non è sufficientemente segnalato». Tesi confermata dalla giovane Anna, cittadina di Gavardo, giunta fin qui per motivi di lavoro: «mi sono persa diverse volte, mancano segnali stradali che indichino la direzione per Flero. Un cartello in più non guasterebbe». Pochi fleresi sembrano conoscere l’esistenza del tempio Sikh (il secondo per grandezza in Italia) posto proprio alla periferia del paese, in un capannone della zona industriale nei pressi di via Neruda. «Ce ne accorgiamo solo noi quando chiudono la strada e la zona si riempie di indiani» afferma la signora Gina che abita proprio da quelle parti. «In paese si vedono poco, ma non hanno mai dato fastidio a nessuno, sono persone assolutamente tranquille e pacifiche - dice il signor Giovanni Sonzogni, pensionato sessantenne -. L’unico disagio si verifica in corrispondenza delle loro festività. Poche settimane fa, per esempio, c’è stata una grandissima affluenza di gente». In effetti si celebravano i 300 anni della religione sikh - segnalano i responsabili del tempio -. Ecco spiegata la marea di persone «giunte a Flero da tutta Italia e anche da buona parte dell’Europa». Anche Sonzogni sottolinea le carenze del sistema fognario del paese: «quando piove, sia via Leonardo da Vinci che e via Mazzini diventano pericolose - dice - gli scarichi non funzionano e le auto tendono ad avvicinarsi al centro della strada rendendo più pericolosa la circolazione». Problemi anche per la signora Matilde Favalli, casalinga 74enne, che abita in via Don Maestrini, la zona più vicina a Poncarale: «la strada si riempie spesso di acqua perchè i chiusini non riescono a farla defluire - dice -. Purtroppo anche i marciapiedi sono pieni di buche e per le persone anziane è difficile camminare». Per il resto tutto bene. Molti cantano le lodi del nuovo curato, don Mario, che pare molto disponibile ad ascoltare i fedeli («soprattutto i giovani» sottolinea qualche signora di passaggio). Altri invece si dicono soddisfatti dagli impianti sportivi, all’altezza dei bisogni degli utenti. Tra gli altri ce n’è uno con agriturismo e maneggio per cavalli ancora in costruzione. E’ noto a tutti perchè lo sta mettendo in piedi Andrea Pirlo, genio calcistico di assoluta grandezza cresciuto proprio da queste parti.
FLERO
Viaggio nel tempio Sikh fra i più grandi d'Italia
Francesco Apostoli
Per usare un'espressione da Settimana Enigmstica, «Forse non tutti sanno che...» a Flero c'è il secondo tempio sikh più grande d'Italia. «Ma chi sono mai questi sikh?» si chiedono molti fleresi disturbati dal via vai di indiani che nel corso del fine settimana transitano dalle parti del numero 50 di via Neruda dove si trova appunto la sede del secondo tempio più grande d'Italia (il primo è a Reggio Emilia). Il sikhismo è una religione nata nell'India settentrionale nel XV secolo, basata sull'insegnamento di dieci Guru vissuti tra il XVI ed il XVII secolo. L'etimologia della parola Sikhismo deriva dal sanscrito e significa "discepolo" o "allievo". Oggi il Sikhismo è la quinta religione mondiale, con oltre 23 milioni di seguaci. Diciannove milioni vivono in India, concentrati per gran parte nello stato del Punjab. Esistono numerose comunità sikh nel Regno Unito, negli Usa, in Canada, in Malesia e a Singapore. Negli ultimi anni i sikh si sono insediati anche in Italia, in particolare nell'Agro Pontino e nella Pianura Padana. Nella nostra provincia (dati Istat - gennaio 2007) vivrebbero circa 10 mila indiani sikh, Flero conta solo 31 residenti di questa etnia (gli altri sono per lo più sparpagliati nelle cascina della Bassa). Caratteri peculiari dei dettami sikh (oltre al turbante multicolore) sono «il rispetto per le persone e il lavoro, lo spirito di fratellanza, di umanità, d'amore, di uguaglianza e tolleranza verso gli altri» almeno stando a quanto viene riportato da un libretto - tradotto in italiano - diffuso dagli indiani di Brescia intitolato «Il Sikhismo». Sono 5 gli elementi che contraddistinguono un sikh: kes (i capelli che per tradizione non vanno mai tagliati), kanga (il pettine), kara (braccialetto di ferro), kachehra (pantaloni corti al ginocchio) e kirpan, la spada che «non è - si legge nel testo - simbolo di aggressione, ma di difesa della giustizia, della verità e della virtù». Il tempio sorge in un capannone nella zona industriale del paese, l’area destinata alla preghiera occupa gran parte dello stabile ed è coperta completamente da tappeti rossi. In fondo c’è un baldacchino coperto da stoffe colorate (l’altare) e una stanzetta, giusto dietro al baldacchino, che custodisce il «Guru Granth» (letteralmente «Guru eterno»), il libro sacro dei sikh che ogni anno - in primavera - viene portato in processione per le strade di Brescia seguito da migliaia di fedeli che, per un giorno, rendono le strade del capoluogo simili a quelle di una città del Punjab. Il libro sacro non può attraversare una strada sporca. ecco perchè prima del suo passaggio diversi fedeli spazzano la via raccogliendo anche il più piccolo dei mozziconi. «La nostra religione - tengono a precisare i responsabili del tempio bresciano - si basa sulla ricerca della convivenza pacifica con la popolazione ospitante. Facciamo circa 11 feste all’anno, chiediamo sempre i permessi alle autorità perchè vogliamo che tutte le celebrazioni si svolgano in totale serenità e trasparenza».
FLERO
La terra dei Longobardi
Francesco Apostoli
«Fontanili», boom demografico (popolazione più che raddoppiata nel giro di 50 anni) e propensione industriale per il paese che ha dato i natali al genietto del pallone Andrea Pirlo.
IL PIÙ ANTICO reperto archeologico trovato nel territorio di Flero risale al II secolo a.C. Il paese assunse una certa importanza sotto il dominio dei Longobardi presenti sul territorio già nel secolo VI. Il termine Flero compare per la prima volta, in un documento del vescovo Ramperto (841) dove si legge il nome «Freores». Il termine avrebbe forte somiglianza con la parola bizantina «Frear» che significa «sorgente» o «luogo di fontanili». Viaggiando a ritroso sul sentiero dell’etimologia si può risalire all'espressione gallica «Fl-ur» che ha il medesimo significato. Nel secolo XII il paese era caratterizzato da tre distinti borghi: Onsato (l'attuale via Umberto I), Flero (identificabile con la zona attorno alla Piazza Vecchia) e Contegnaga. Dopo il 1427 (data della battaglia di Maclodio) Flero passa come gran parte del territorio bresciano sotto il dominio veneto. Fu con ogni probabilità agli inizi di quel secolo che la chiesetta di San Paolo venne eletta a chiesa parrocchiale del paese. Flero nei secoli fu terra di mulini ad acqua, fornaci e agricoltura come testimonia lo stemma attuale del Comune (che raffigura tre pannocchie). Il resto del territorio era posseduto quasi esclusivamente da nobili bresciani.
L’ARRIVO di Napoleone portò l'incameramento dei beni ecclesiastici. Dai 600 abitanti dei secoli passati, la comunità registra agli inizi dell'Ottocento poco più di 700 residenti. Inizia qui un incremento della popolazione quasi costante tanto che, alla fine del secolo il piccolo comune tocca i 1300 abuitanti circa. Nel 1956 se ne contano 3500 e, 50 anni più tardi, almeno 7.500. Nel secolo XX la comunità ebbe un ulteriore robusto incremento demografico e come conseguenza vi fu un forte impulso edilizio e industriale. Nel frattempo Flero, da paese prevalentemente agricolo, si trasforma in località a densa concentrazione imprenditoriale. La popolazione (dati aggiornati al 31 dicembre 2007) conta circa 8.145 abitanti (503 gli stranieri residenti poco più del 6 per cento, abbondantemente al di sotto della media provinciale). L’indice per reati contro il patrimonio è di 0,70 (leggermente al di sopra della media lombarda ferma a quota 0,54) In paese si contano 3 sportelli bancari (i depositi nel 2007 hanno toccato i 69 milioni di euro).
IL REDDITO per abitante: è pari a 12.453 euro (29.536 quello relativo ai nuclei famigliari). Il costo di una casa nuova oscilla tra i 1.550 e 2.150 euro al metro quadro (tra i 700 - e gli 850 euro al metro quadro per i capannoni). In paese ci sono quattro istituti scolastici, una scuola elementare, la Scuola Media Statale «Rinaldini» e ben due istituti superiori: l’Istituto Tecnico Industriale «L.Galvani» e l’ Istituto Aeronautico «G. D'Annunzio». Tra le altre cose, Flero è forse l’unico paese in Italia che abbia intitolato un impianto sportivo ad un atleta ancora vivente: Andrea Pirlo, naturalmente.
FLERO
"Troppi rifiuti in strada? Tornerà il porta a porta"
Sergio Botta
«E' stata presentata una buona fotografia di Flero. Ritengo, a nome della giunta, che è stato effettuato un buon servizio giornalistico, in cui si è evidenziato che le luci sovrastano le ombre». Il sindaco Lorenzo Prandelli, alla guida del Comune dal 2001, a capo di una lista civica di centro, sostenuta da Fi, Margherita, Udc, indipendenti, esprime la sua soddisfazione per come è stata condotta l'inchiesta sul territorio. «L'iniziativa - spiega - si è dimostrata per noi un buon viatico in quanto ha messo in luce alcuni problemi che intendiamo risolvere. Non ci nascondiamo dietro un dito che in paese ci sono alcune storture, denunciate nel servizio. Ma ci sono alcuni ostacoli che ci impediscono di risolvere i problemi o almeno cercare di migliorarli». Cosa sarebbero questi impedimenti? «Il blocco delle assunzioni del personale, la quasi impossibilità di sostituire chi va in pensione o è in maternità». La conseguenza? «Il calo dei dipendenti e quindi meno erogazione dei servizi. In aggiunta il patto di stabilità da rispettare che ci costringe a salti mortali per restare nei limiti contabili consentiti». Ma dove sono le carenze denunciate dai cittadini? La pulizia delle strade, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. «È vero solo in parte quanto asseriscono - osserva Prandelli - Questa settimana sul territorio di Flero si è registrata un'eccezionale piovosità con la conseguente difficoltà di smaltire le acque piovane. I tombini sono stati, inoltre, otturati, dalle foglie degli alberi con il conseguente allagamento di alcune vie. Purtroppo - ammette - la rete idrica superficiale del paese nella zona industriale sulla Sp IX Quinzanese risale a trent'anni fa». Ma Prandelli tira fuori l'asso dalla manica: «C'è in corso uno studio per risolvere alla radice il problema». Altro "cahier des doleances" la questione rifiuti. «Purtroppo - osserva - i cittadini sono diventati buoni produttori di rifiuti ma cattivi smaltitori». Il motivo? «Li depositano fuori dai cassonetti, soprattutto gli ingombranti. Possibile che con tutta la pubblicità fatta, non sappiano che, dall'inizio degli anni '90, esiste a Flero un'isola ecologica?». L'obiettivo futuro? «Tornare al porta a porta, evidenziando che tale servizio è già in funzione per la raccolta settimanale di ramaglie e foglie». Sottolineato un altro aspetto: il mancato senso civico di alcun cittadini. Ma il sindaco evidenzia l'attenzione del Comune per l'ambiente. «La raccolta differenziata - dice - ha superato il 41%, l'isola ecologica è stata tra le prime (nel 1991), realizzate in provincia. Poi viene alla questione dei parchi e per Flero sono un fiore all'occhiello. Quando l'ecologia era un termine a molti sconosciuto, l'amministrazione comunale sul finire degli anni '60 aveva dotato il paese di vaste aree verdi. Se c'è qualche "sbavatura", nella manutenzione è da addebitare ai motivi prima spiegati». Altro tema la presenza degli stranieri e del tempio Sikh che ogni domenica registra arrivi da ogni parte del Nord. «Non hanno mai dato fastidio a nessuno. Inoltre sono rispettosi delle regole - conferma il sindaco -. Un loro servizio d'ordine regola i parcheggi delle auto e puliscono all'esterno del luogo di culto. Certo un assembramento di 2/3 mila persone può creare qualche disagio. Ma la zona industriale, in cui avvengono le loro riunioni di preghiera, è nei giorni festivi poco transitata, essendo le aziende chiuse». Infine Prandelli si sofferma sul tema della criminalità non nascondendo lo stupore per un inchiesta che vede in paese l’indice di crimimalità per i reati contro superiore alla media regionale (0,70 contro lo 0,54). «E sì - conclude - che abbiamo meritato un 7 perchè i cittadini dicono che la criminalità è poco percepita».
CARPENEDOLO
"Non si vive male ma troppi aerei"
Francesco Apostoli
Viabilità, aerei molesti, sviluppo economico e immigrazione. Carpenedolo è un paese molto vivo, così il mercato locale affronta «la prova» del camper di Bresciaoggi senza peli sulla lingua soffermandosi ad analizzare ogni aspetto della vita cittadina. Le bancarelle carpenedolesi si snodano "caciarone" lungo una via periferica proprio nei pressi dell'isola ecologica. La propensione alla raccolta differenziata è un vanto per tutti: «Sono stata educata fin dalle elementari a separare i rifiuti, una volta che ci si fa l'abitudine diventa una cosa normalissima» spiega Lorenza Rotundo, studentessa di 25 anni. In effetti da queste parti la differenziata è cosa seria. Il 43,5 per cento della spazzatura viene raccolto separatamente con il porta a porta a giorni alterni, il resto viene poi raggruppato in un'isola ecologica efficiente e lodata da tutti. Come al solito però c'è chi desidera un servizio migliore: «Ci vorrebbero più cassonetti - afferma Marcello Esti, 40enne di professione bancario - e l'isola ecologica dovrebbe rimanere aperta più a lungo. Comunque il paese è ben amministrato e l'attenzione per questo tema così attuale ha dato buoni frutti». I maggiori problemi dei carpenedolesi sono dovuti alla viabilità terrestre e a quella aerea. Semafori e cantieri, tra le vie del paese e il trambusto delle aereomobili per aria rovinano la tranquillità di una cittadina altrimenti pacifica. «A me gli aerei non danno poi così fastidio, ma non ditelo al "dottore" che 'l ma copa» scherza una signora riferendosi al dottor Sergio Perini responsabile dell'associazione «Cambiarotta» impegnata dal 2001 contro la piaga «del ruomore aereo». Scherzi a parte il problema sembra veramente sentito dagli abitanti del paese: «di notte - aggiunge Rotundo - li vedi che puntano il campanile e sembra quasi che ti entrino in casa». Basterebbe poco per alleviare le notti dei cittadini di Carpenedolo: «dovrebbero deviarli sul Chiese» sentenzia Roberto Frigerio, pensionato di 57 anni. Avere l'aeroporto vicino a casa porta anche qualche vantaggio: «Ho speso trenta euro per andare a Napoli partendo a due passi da casa - afferma Picarda Alessandria, farmacista di 32 anni - evitando le spese del viaggio in auto per raggiungere altri aeroporti». Tra i problemi più sentiti anche le questioni legate all'immigrazione e alla sicurezza. «A Carpenedolo, tutto sommato si vive bene - spiega -. Certo non mancano i furti che tengono impegnati i carabinieri. Se penso che una volta si tenevano le porte sempre aperte…». La cittadina bassaiola, negli ultimi anni ha visto un corposo boom migratorio. I dati Istat (aggiornati al gennaio 2007) parlano di quasi 1700 stranieri residenti pari al 14 – 15 per cento della popolazione totale. Un fattore che crea qualche piccola tensione: «da quando ci sono gli extracomunitari - dice Frigerio -, in piazza dopo le dieci ci sono solo loro e i nostri giovani hanno paura di girare. Non sono razzista, so che c'è gente che lavora, ma gli italiani hanno perso i loro spazi». Ascoltando altri campanili si ha una visione più complessa della questione. «L'unica cosa che vedo – dice il signor Mario - è che ci sono sempre meno giovani carpenedolesi che lavorano in fabbrica e sempre meno ce ne saranno. Ma le fabbriche devono andare avanti. È vero il fatto che molti stranieri stanno in piazza durante le sere estive, ma bisogna anche dire che dopo le undici e mezza non si vede proprio nessuno in giro. Qui la gente non vive molto di notte, pensa prevalentemente al lavoro, la sera se ne sta a casa e va a letto presto. Comunque non parlerei di spazi rubati agli italiani, visto che sono proprio gli abitanti di Carpenedolo che hanno abbandonato le aree pubbliche». Rotundo specifica: «siamo un piccolo paese – dice – certe cose sono difficili da cambiare, ci vuole un po' di tempo». Tra i banchi del mercato di stranieri se ne vedono molti e di differenti etnie: sikh, africani, rumeni, maghrebini. Mario Marku, giovane apprendista meccanico di 16 anni, viene dalla Romania, vive qui da quattro anni e non sembra trovarsi male: «a mio avviso Carpenedolo è un buon posto - dice - mi trovo bene e non mi sento discriminato. Sto lavorando come meccanico saldatore in un'impresa del posto e mi trovo bene anche se il costo della vita è un po' troppo alto e costringe la mia famiglia a tirare un po' la cinghia». Se Carpenedolo è meta di immigrazione buona parte del merito va allo sviluppo industriale. «Siamo ai primi posti in provincia per quanto riguarda il boom di imprese artigiane - afferma Giulio Chiametti, 47 anni invalido civile (pensionato) -, per questa ragione richiama molti immigrati. In passato sono state fatte scelte sbagliate dal punto di vista economico investendo prevalentemente sul settore tessile e quindi su un'economia "mono colore". Oggi invece la produzione è diversificata e, anche dal punto di vista dei servizi il paese è molto migliorato». Il riferimento di Chiametti va alle rotatorie e ai cantieri che stanno cercando di porre rimedio alla difficile viabilità carpenedolese. «Mancano zone verdi - afferma Annalisa Ghirardi, mamma e commessa di 35 anni -, soprattutto in centro storico e poi ci vorrebbero più parcheggi e nuovi marciapiedi. Girando con il passeggino si notano di più i problemi della manutenzione stradale». C'è anche chi va oltre. «Ci sono alcune vie che sono diventate praticamente veri e propri parcheggi selvaggi – dice Frigerio -, la gente non è più abituata ad utilizzare la bici e si vede, è una questione di mentalità». Proteste per i cantieri giungono invece da Guglielmo Bertozzi, pensionato di 57 anni: «nella strada dove vivo hanno aggiunto il manto stradale nuovo senza togliere quello già esistente così, ogni volta che piove mi entra l'acqua in casa».
CARPENEDOLO
Quelle rotte sulle case "Andremo dal giudice"
Francesco Apostoli
Non siamo contrari all'aeroporto di Montichiari, ma siamo consapevoli di vivere in uno stato in cui ci sono le leggi fatte per salvaguardare i diritti dei cittadini. Si tratta solo di trovare un punto di incontro». Dal 2001, il dottor Sergio Perini, si batte con altri membri dell'Associazione «Cambiarotta» per deviare il traffico aereo del D'Annunzio che passa a poche centinaia di metri dai tetti di Carpenedolo. Dal lunedì al venerdì, 13 aerei (prevalentemente cargo postali) atterrano tra mezzanotte e l'una passando a circa duecento metri dalle case. Gli stessi ripartono tra le due e le tre di notte, «in accelerazione e quindi fanno ancora più rumore - aggiunge Perini -. Basterebbe deviare di trenta gradi la manovra di avvicinamento degli apparecchi facendoli transitare sul Chiese anziché sul centro abitato». Le richieste sono già state avanzate (la prima è del 9 maggio 2006). Da due anni si attendono risposte da Enac (Ente nazionale per l'Aviazione civile) e da Enav (la società per azioni a cui lo Stato demanda il servizio del Controllo del Traffico Aereo). Passa il tempo e con esso gli aerei che transitano sul cielo di Carpenedolo. «Il problema – spiega Perini – è proprio l'assenza di risposte». Secondo i tecnici di «Cambiarotta» il passagio sul Chiese «sarebbe possibile». Enav e Enac potrebbero quindi modificare le mappe chiedendo l'autorizzazione di Bruxelles, ma fino ad ora nulla è stato fatto. Gli appelli del Comune cadono nel vuoto, le commissioni si riuniscono di rado, i rappresentanti di Enac ed Enav cambiano continuamente così «ogni volta, è necessario rispiegare da capo tutta la vicenda». Spostando le aviolinee (i sentieri dell'aria) si eliminerebbero i rumori fastidiosi e la caduta al suolo di nitrati di azoto, ossido di carbonio e kerosene provenienti dalle stesse aeromobili: «molti si lamentano perché trovano le verdure dell'orto ricoperte da uno strato oleoso» dice Perini. Tra le altre cose si eviterebbe anche un potenziale rischio di impatto: «gli aerei passano in linea d'aria sulle scuole elementari, sulle medie e sulla casa di riposo - sottolinea Perini -. Mettiamo in atto il principio di prevenzione del rischio, se non vogliamo andare a piangere in televisione. Basta volerlo». Così si moltiplicano le lettere di protesta. Tra i destinatari silenti, oltre ad Enac ed Enav, rientrano anche Ministero dei trasporti, Regione Lombardia e Arpa. «Se nessuno risponde saremo costretti a rivolgerci all'autorità giudiziaria» spiega Perini. La qualità della vita si abbassa, la gente dorme di meno e - secondo uno studio dell'Asl di Varese sui «vicini di casa» dell'hub di Malpensa - aumenta anche il consumo di ipnotici. «Ovviamente - specifica Perini -, non c'è paragone con Malpensa». La preoccupazione maggiore è legata però al Piano territoriale d'area che prevede uno sviluppo futuro dello scalo fino a 20 milioni di passeggeri all'anno oltre all'allungamento della pista per i cargo e l'acquisizione, nel 2025, della pista di Ghedi. Senza contare poi il rischio di «bird strike» (quando un volatile finisce nelle turbine degli aerei) fattore che costringe spesso gli aeroporti a dotarsi di uccelli rapaci di una certa grandezza per tenere lontano quelli più piccoli. Le discariche sul territorio di Montichiari fungono da «tavola calda» per molti uccelli tra cui anche i gabbiani dal Garda. «Quando sali con l'aereo vedi centinaia di uccelli intorno - conclude Perini -, un fattore di rischio non indifferente».
CARPENEDOLO
La rivincita dell'artigianato
Francesco Apostoli
Un paese operoso che guarda al futuro puntando sulle energie alternative e sulla raccolta differenziata. Carpenedolo, meta settimanale del camper di Bresciaoggi, conta quasi 12 mila abitanti. In questa parte della bassa che si è ripresa dalla crisi del comparto tessile, l'artigianato ha ricominciato a macinare terreno e sta decollando (come gli aerei che passano a duecento metri dai tetti delle case e danno un gran fastidio ai residenti).
IL BOOM ECONOMICO del paese prende il via negli anni sessanta. In poco tempo cresce una serie di aziende di grandi dimensioni, che danno lavoro a più 2500 persone. I cancelli della «Bober», della «SuperCarpen» e della Pirca venivano varcati ogni giorno da gente proveniente dal bresciano, dal mantovano e dal cremonese. L'industria tessile di quegli anni aveva a Carpenedolo un polo importante di produzione. Per questo fu l'unico comune della zona a non essere dichiarato «zona depressa» nei primi anni settanta. La crisi del settore calzaturiero e del tessile si fa sentire anche da queste parti e le aziende sono costrette a chiudere. Fortunatamente il decennio '60 - '70 aveva visto la crescita del settore alimentare, metalmeccanico e dell'edilizia, che ha assorbito gli esuberi del tessile e, col tempo, portato alla sostituzione le grandi fabbriche con piccoli laboratori artigianali. Oggi le aree industriali e artigianali sono decentrate a nord e a sud del paese.
OGGI Carpenedolo è conosciuto anche per la propensione al rispetto dell'ambiente e alla gestione accurata del ciclo dei rifiuti. Da queste parti, la differenziata è una realtà ormai consolidata (con il 43,5 per cento) e la nuova cittadella scolastica (segnata dalla recente tromba d'aria che si è abbattuta sulla zona) è dotata di pannelli solari e fotovoltaici, ospita 4 sezioni della materna e 1 del nido. In paese si fa sentire la presenza di cittadini immigrati. Se da un lato, nelle scuole dell'infanzia come quella di via Dante, il numero di alunni stranieri è esattamente pari a quello degli italiani, la percentuale di residenti immigrati (impiegati prevalentemente nei settori agricolo, nell'allevamento e nelle piccole e medie imprese della zona) è pari al 14 per cento, leggermente al di sopra della media provinciale.
GLI STRANIERI regolari sono 1.690 (962 maschi e 728 femmine, indice di una fase ormai stanziale del processo migratorio). L'indice di criminalità relativo ai reati contro il patrimonio (in rapporto al numero di abitanti) si ferma a 0,78 (contro una media lombarda di 0,62). Ci sono 6 sportelli bancari che hanno registrato circa 113 milioni di euro (in depositi nel 2007). A conferma di una comunità decisamente abbiente, il dato sul reddito medio per abitante relativo al 2007 si aggira attorno ai 10.886 euro. Sarà per la questione degli aerei che volano a bassa quota, o per la relativa distanza di Carpenedolo dalle maggiori direttrici viarie della zona, ma il costo degli immobili, da queste parti è decisamente abbordabile rispetto al resto della provincia: 1.200/1.660 euromq per appartamenti nuovi e 520/650 euromq per capannoni industriali.
CARPENEDOLO
"Per le rette degli aerei stiamo facendo il possibile"
Enzo Trigiani
Gianni Desenzani siede nel suo ufficio che s’affaccia in Piazza Europa. Osserva con attenzione Bresciaoggi aperto sulle pagine che raccontano la sua cittadina vista dagli abitanti del paese. Valutazioni che hanno messo al rimo posto la questione dei voli sopra il centro abitato, un tema al quale l sindaco ha promesso di fare il possibile per trovare una soluzione. «Ci sono alcune affermazioni che condivido, altre che non corrispondono alla reale situazione. Partiamo da quelle che condivido? La sicurezza – precisa il sindaco –. Trovo conferma che nella nostra comunità non ci sono particolari problemi legati alla tutela del cittadino. Mi spiego meglio confortando le mie risposte con dei dati concreti. La polizia urbana e i carabinieri della locale stazione di polizia, svolgono un’azione di prevenzione accurata anche quando la nostra cittadina ospita migliaia di persone richiamate dalla notorietà delle manifestazioni organizzate. I numeri che avevo preannunciato. «Dal 2004 al 2007 polizia e carabinieri sono intervenuti 20 volte per il controllo del lavoro clandestino, identificando 300 persone, espellendone 80 e arrestandone 30. Si sono controllati 4 mila e 500 veicoli, eseguite 270 pattuglie notturne, rilevato 65 incidenti, sequestrati 66 veicoli, molti appartenenti ad extracomunitari, e notificato 65 reati. Ci siamo dotati di telecamere che facilitano il compito delle forze dell’ordine. Chi sbaglia paga. In ogni senso. Vogliamo ci sia la certezza della pena». La soddisfazione di Gianni Desenzani è parzialmente mortificata dall’indice di criminalità superiore alla media lombarda: 0,8 contro lo 0,62. L’ambiente e il verde si sono meritati un 5. «Preferisco - rispondere - osserva il primo cittadino - come mia abitudine con i numeri. Partiamo dall’affermazione che vorrebbe poche aree verdi a Carpenedolo. In realtà nel centro storico c’è il magnifico parco Orti, il parco sul Monte Rocchetta e l’area con collegamento pedonale, alle spalle dietro la palestra. Tre polmoni verdi, insediati centralmente, che molte cittadine ci invidiano. A proposito di «verde». Due anni fa durante la stesura del Piano dei servizi affidato allo studio Cicognetti, è emerso che le zone verdi presenti sul territorio sono superiori agli standard regionali». Chiariamo la situazione del fiume Chiese. «Hanno detto - osserva il primo cittadino - che la fetta di territorio fluviale che compete a Carpenedolo, è carente di «manutenzione». Devo ricordare che responsabile dell’alveo è il magistrato del Po. Quello che possiamo fare è di partecipare due volte l’anno alla pulizia delle sponde. Sono in molti a pensare che naturale com’è, sia la situazione migliore». Il voto più alto in pagella, 7, la cittadina l’ha conquistato sui rifiuti e impiego di energia pulita. «E' un problema - continua Desenzani - che abbiamo preso a cuore fin dal primo giorno del nostro insediamento. Ci siamo impegnati a sviluppare la piazzola ecologica con le dovute ristrutturazioni che hanno elevato i requisiti di qualità. Per il terzo anno consecutivo, non è un fatto occasionale, abbiamo ricevuto il Premio Comune Riciclone. La raccolta differenziata è attorno al 50 percento. Da ottobre partirà in prova due volte alla settimana, la raccolta dell’umido. Saranno interessate 200 famiglie del quartiere Fusetto, ristoranti, pizzerie e mense. L’energia pulita è sistemata sulle palestre scolastiche, 3 kw, e nella nuova cittadella scolastica, 110 kw a regime». Sergio Perini, presidente di CambiaRotta, vuole salvaguardare i diritti dei cittadini dal rumore degli aerei in transito verso il confinante D’Annunzio. «Ci siamo attivati per fare tutto quanto è possibile per spostare il sentiero d’atterraggio rivolgendoci all’Enac (ente nazionale per l’aviazione civile) e l’Enav (la società per azioni a cui lo Stato demanda il controllo del traffico aereo). Dobbiamo tenere presente che le rotte militari sono prioritarie sul civile».
GHEDI
Il nodo immigrati:
"Servono controlli"
Immigrazione e traffico, i temi caldi, che più proccupano la maggioranza dei ghedesi. Gli abitanti che giovedì mattina sfidando il caldo tropicale si sono avventurati tra le bancarelle del mercato settimanale, hanno evidenziato al cronista di Bresciaoggi, presente insieme a Brescia Punto Tv per la sesta tappa dell’iniziativa «Ditelo a Noi», i timori per i «troppi immigrati e il problema sicurezza», ma anche per la mancata realizzazione della tangenzialina a ovest della cittadina che toglierebbe il traffico dal centro abitato. Soltanto i giovani e i giovanissimi esprimono forti preoccupazioni per la presenza della base militare e degli ordigni nucleari mentre la popolazione adulta parla di «convivenza pacifica». Altri temi toccati: la novità della raccolta rifiuti «porta a porta» (promossa con qualche borbottio); ben accetto dai più anche l’arrivo del nuovo centro commerciale Italmark mentre è unanime la solidarietà del paese alle 115 lavoratrici dello storico cotonificio Tessival, che ha chiuso i battenti due mesi fa. «Era l’azienda simbolo del paese - dicono - e adesso le istituzioni devono aiutare chi è rimasto senza lavoro e alle promesse devono seguire i fatti». «Qual’è il problema principale per Ghedi? Senza dubbio l’immigrazione - taglia corto Giacomo Filini, pensionato di 57 anni -. Sono troppi, tanti di loro bivaccano in piazza senza far nulla e sono spesso anche arroganti e poco rispettosi. Non è un luogo comune: a Ghedi c’è davvero un problema di mancata integrazione». Filini non manca di approfondire anche il tema tangenziale («va assolutamente fatta per dare respiro al centro abitato e togliere il traffico»), quello riguardante la raccolta differenziata («costa un pò di sacrificio ma è necessaria, l’importante è che la facciano tutti e bene»). Anche per Barbara Agnelli, operaia 50enne, la vera emergenza riguarda l’eccessiva presenza di stranieri: «Fino a qualche anno fa la situazione era sostenibile; erano pochi ed anche più rispettosi. Adesso le istituzioni devono intervenire: servono controlli intensi e mirati e chi non è in regola deve essere mandato via. Sul nostro territorio c’è troppa criminalità, troppo spaccio di droga, troppa delinquenza». Preoccupazioni che trovano riscontro anche nelle tante notizie di cronaca riportate dai quotidiani locali, che dimostrano le tante operazioni effettuate dalle forze dell’ordine in contrasto allo spaccio di stupefacenti e al reato di immigrazione clandestina. La signora Barbara è una dei tanti ghedesi che convive in modo abbastanza sereno con la base militare: certo, anche lei ha sentito recentemente dei problemi di sicurezza (è stato divulgato il rapporto interno dell’Air Force, dove gli ispettori militari hanno rilevato «insufficienze nel personale, nelle strutture e nell’equipaggiamento») ma ricorda che «Con la base ci siamo cresciuti e fa parte di noi. Che venga messa in sicurezza se ce n’è bisogno, ma non farei manifestazioni per smobilitarla. Devo dire però che nel 1991 con la guerra del Golfo, nel 1999 con il bombardamento della Serbia e dopo l’11 settembre 2001 ho avuto paura: sia per il traffico aereo che era aumentato tantissimo, sia perchè la base è comunque un obbiettivo militare per eventuali attacchi». Molto preoccupati invece per la presenza della base militare sono sopratutto i giovani ghedesi, tanto da essere la principale preoccupazione per il 21enne Marco Ferrari, studente di Ingegneria all’Università di Brescia: «La presenza di testate nucleari mi dà molto fastidio e mi preoccupa. Mi piacerebbe che la base smobilitasse». Altri malumori? «Ghedi a livello culturale e ricreativo offre un po’ poco, come tutta la Bassa. Adesso stanno costruendo il teatro: speriamo che le cose migliorino». Anche la 15enne Giulia Medeghini, che ha frequentato la prima liceo di Ghedi, è preoccupata per la base: «Non si sa mai quello che può succedere». Promuove invece il suo paese per quanto riguarda l’offerta ricreativa e i servizi. Nessuna lamentela da parte sua sul fronte immigrazione. Una voce logicamente a favore della base militare è quella di Domenico Capitanio (74 anni, pensionato) ex militare che ha lavorato per 35 anni a fianco dell’esercito Usa: «La base ha dato anche tanto lavoro al territorio e non può essere vista come un problema di Ghedi visto che se succedesse un incidente sarebbe un problema dell’Italia, dell’Europa, di mezzo mondo. Per me la base è invece garanzia di sicurezza per l’Italia: sono originario di Cassino e so solo io quello che ho passato da bambino durante la seconda guerra mondiale». Giuseppe Travagliati (pensionato 56enne) ha un suggermento per migliorare i disagi derivanti dalla novità della raccolta differenziata (che ritiene utile): «Forse per i primi mesi andava lasciato un cassone per lo sporco generico all’isola ecologica». Anche per lui è urgente la realizzazione della tangenziale. La stessa urgenza che sente il signor Rino, pensionato di 75 anni: «Dicono che è un problema di soldi e poi costruiscono il teatro; la bretella era una priorità e i fondi avrebbero dovuto finire lì». Accanto alle opinioni che hanno un nome e un volto, ci sono anche le tante proteste - forse troppe - di ghedesi che preferiscono l’anonimato o il semi-anonimato («scriva solo in nome...»). È il caso della signora Lorella, di Maria, di altre mamme e nonni che chiedono interventi urgenti sul fronte immigrazione. Qualcuno segnala i grandi disagi e i danni ai tetti delle case creati dal basso volo aereo della base militare (con cause legali in corso da anni ma senza successo). Solo un cittadino segnala l’emergenza ambientale delle troppe cave di sabbia e ghiaia e dell’avanzare avido del cemento.
Pietro Gorlani
GHEDI
Centro invaso dalle auto
"Dateci la tangenziale"
Una questione annosa quella della tangenziale di Ghedi e i tempi biblici della sua realizzazione figurano tra le critiche più ricorrenti dei cittadini allavoce «disservizi». Vero è che dopo anni di «scontri» tra Comune e Provincia in merito al tracciato da scegliere (il Broletto ha sempre tifato per la bretella a Nord, il Comune per quella ad Ovest) con l’accordo di programma firmato tra i due enti lo scorso 7 dicembre si inizia intravede la parola fine al problema, anche se i cittadini - dopo anni di promesse - restano arroccati su posizioni altamente scettiche e dicono di «credere solamente ai loro occhi: vedremo quando riusciranno ad aprirla». E i residenti da tempo chiedono a gran voce l’ultimazione della gronda ovest: «Due anni fa - ricordano diversi ghedesi - sono state addirittura raccolte un migliaio di firme (petizione lanciata dallo Spi-Cgil, dal Fnp-Cisl e dalla Uilp di Ghedi, ndr) inviate poi al prefetto, a Formigoni, a Cavalli e al sindaco. Il problema è che il traffico nel centro è diventato insostenibile e pericoloso soprattutto per i tanti camion che passano». Proteste e lamentele che forse nel giro di un anno potrebbero rientrare, qualora venissero completati i 3,7 chilometri della tangenziale ovest, già iniziata: manca la realizzazione della «strada del Vergine» che è a carico dei lottizzanti del comparto ex Gei. Completata la fase degli espropri (proprio un mese fa) i lavori dovrebbero iniziare a settembre. Per il sindaco Anna Giulia Guarneri è una corsa contro il tempo: nella primavera 2009 scade il suo mandato elettorale e indubbiamente peserà parecchio sulla sua eventuale riconferma il completamento di questa infrastruttura, considerata da tutti indispensabile. I ritardi nel completamento dell’opera sono sempre stati il cavallo di battaglia della lista civica di centrodestra, che attualmente siede all’opposizione. I termini dell’accordo con il Broletto sono esplicitati anche dall’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini: «Il Comune si è preso in carico il completamento della gronda ovest, noi abbiamo concordato il punto di attacco sulla 668 Lenese. Ma il Comune si è anche impegnato ad inserire nel piano di governo del territorio il tracciato della tangenziale Nord che la Provincia realizzerà in una data successiva al 2009». Da dove erano nati i precedenti dissapori con l’amministrazione locale? «Dal fatto che noi avevamo stanziato i soldi per la bretella Nord e nel contempo avevamo stanziato anche 800mila euro per la Ovest, che il Comune aveva rifiutato, ritenendo prioritaria la realizzazione di questo progetto rispetto al nostro. Certo è che se l’accordo l’avessimo chiuso subito le due gronde sarebbero giù ultimate. Ad ogni modo non mi interessa assolutamente polemizzare con il Comune. L’importante è che le infrastrutture vengano realizzate al più presto». La Provincia è intervenuta anche allargando la Bagnolo-Ghedi (manca il completamento di uno dei quattro lotti).
P.GOR.
GHEDI
Il paese:
quota 20mila a un passo
Il nome di Ghedi evoca immediatamente la base militare, la presenza ormai dichiarata dei 40 ordigni nucleari ospitati a pochi passi delle abitazioni, e le recenti polemiche innescatesi a seguito del rapporto del National Resources Defence Council (www.nrdc.org/nuclear/euro/euro.pdf ), che sottolinea la poca sicurezza con cui sono conservate le bombe. Bene. I meno preoccupati per la presenza di questo arsenale sono i ghedesi anziani e di mezza età, abituati a convire con i bassi voli assordanti e con la presenza degli americani sin dal dopoguerra (per l’esattezza dal 1951). Sarà perchè pragmaticamente si è capito che la presenza o meno delle bombe Usa (sempre sospettata, ma mai confermata, fino all’altro ieri) travalica la volontà non solo degli enti locali, ma dello stesso governo italiano, sarà perchè la base ha portato anche lavoro (per artigiani, tecnici, industrie del territorio) fatto sta che il pathos civico degli abitanti si concentra su quelle tematiche quotidiane comuni al resto della provincia: immigrazione, infrastrutture, servizi, lavoro. Ghedi è una cittadina adagiata sulla fertile campagna centro orientale che si sta avvicinando a grandi passi alla soglia dei 20mila abitanti (traguardo superato solo da Desenzano, Lumezzane, Montichiari) e che per tutto il Novecento ha visto una costante crescita demografica (+8,5% nel decennio 1991-2001, fino ad arrivare ai 17mila e 500 abitanti di inizio 2007). Una crescita che è andata di pari passo con l’aumento di attività produttive e commerciali (ben 1100 considerando anche l’agricoltura) e che negli ultimi anni ha catalizzato sempre più manodopera straniera: i residenti non italiani sono raddoppiati in 5 anni, passando dai 1002 del 2003 ai 2285 del 2007 (dati Istat). Molti sono occupati nell’industria e nell’agricoltura. Una crescita facilitata dalla grande estensione territoriale (60 chilometri quadrati e due frazioni, Belvedere e Ponterosso) e dai costi relativamente bassi di case e capannoni, dalla posizione geografica strategica (a 20 km da Brescia, 54 da Mantova, 44 da Cremona, 30 da Desenzano) dalla presenza di importanti vie di comunicazione (autostrada A21, provinciale Lenese 668). Crescita che non ha mancato di far emergere la crisi della grande industria, come il recente fallimento dello storico cotonificio Tessival e che per certi versi ha sfruttato pesantemente il territorio. Un esempio è l’ultimo piano cave: ben 7,3 milioni i metri cubi scavabili inseriti nell’ultimo piano cave. E non mancano le contraddizioni, visto che il territorio comunale dovrebbe essere salvaguardato dal piano d’area dell’aeroporto di Montichiari redatto dalla Provincia. Se le ultime amministrazione comunali hanno sempre cercato di adeguare i servizi all’aumento demografico (piscina, liceo, servizi fognari efficenti) non mancano però le zone d’ombra. A partire da un tasso di criminalità leggermente superiore alla media regionale (1,05 contro una media di 0,62 per i comuni con un numero di abitanti compresi tra 10mila e 40mila abitanti) per arrivare al problema traffico, con le polemiche in merito alla tangenziale in progetto da tanti anni ed ancora in fase di completamento.
P.GOR.
GHEDI
"Spese per la sicurezza
Non ci tiriamo indietro"
Non ci tiriamo indietro"