domenica, 14 marzo 2010
Provincia da salvare
Sondaggio
C'è una "Provincia da salvare": secondo te quali sono le maggiori minacce ambientali che incombono sul nostro territorio?
MANDACI COSI' LE TUE SEGNALAZIONI
Una discarica abusiva, uno scempio urbanistico, una roggia inquinata, ordinari scorci di degrado. Mandaci le tue segnalazioni: invia una foto, completa delle indicazioni sulla località in cui è stata scattata agli indirizzi di posta elettronica:
provinciaweb@bresciaoggi.it
provincia@bresciaoggi.it.
Aspettiamo il tuo contributo.
Manda le tue segnalazioni
Le discariche
di Palazzolo
Le campagne di Palazzolo, nonostante siano state ridotte dallo sviluppo dell'edilizia, sono sempre più sporche. Ad iniziare dalla nuova tangenziale tra la rotonda sotto la ferrovia Bergamo-Brescia e quella per San Pancrazio e il sottopasso che porta alla settecentesca chiesa di Santa Maria,per finire al boschetto lungo la ferrovia in via Lagorio, a cavallo tra i quartieri di San Giuseppe e Sacro Cuore.
La tangenziale e le linee ferroviarie Bergamo-Brescia e Palazzolo - Paratico - Sarnico sono diventate il luogo preferito per smaltire rifiuti di ogni genere, dal televisore ai vecchi tetti in eternit, dagli scarti edili ai risciacqui delle autobetonerie, dai vestiti dismessi ai semplici rifiuti domestici, che hanno invaso decine di metri quadri di banchine stradali e campi senza nessuna reazione. Nel mirino dei vandali è finita la stessa recinzione della linea ferroviaria Bergamo Brescia: in via Lagorio, a due passi dal sottopasso ferroviario, qualcuno l'ha abbattuta per smaltire calcinacci, latte, bottiglie e immondizie, incurante del fatto che in quella zona passino mamme e bambini diretti verso la scuole. G.C.C.
Azzano Mella spuntano gli striscioni no polo
LA PROTESTA ad Azzano Mella, destinato ad ospitare un mega polo logistico, non si ferma. Ecco spuntare gli striscioni nei campi accanto alla Quinzanese. Diventati famosi nelle proteste anticentrale a Offlaga, gli striscioni liberano la creatività ambientalista.
Ludriano
amianto nel fosso
Massimiliano Magli
È emergenza per i crimini ambientali a Roccafranca, dopo l'ennesimo ritrovamento di materiali abbandonati nella campagna. Questa volta non più «solo» divani, frigoriferi o televisori abbandonati fuori dall'isola ecologica, non più gomme bruciate a quintali e scaricate in mezzo alla strada, o cumuli di immondizia lasciata nel parco dell'Oglio.
Ora l'incubo del territorio si chiama amianto. Un incubo di alcuni quintali, tanto è il materiale letteralmente scaraventato in un fosso in piena campagna a Ludriano. È accaduto poco fuori dal centro abitato lungo la via Cizzaga, dove il gesto di un irresponsabile si è trasformato in un doppio reato ambientale. Inquinamento di un'area agricola e dei corsi d'acqua.
Le lastre di coperture in fibrocemento sono state abbandonate proprio in un canale irriguo e in parte sulla riva del fosso. Il sospetto è che si tratti di qualche artigiano che, pur di evitare di spendere poche decine di euro per il conferimento autorizzato, ha pensato di cavarsela con questo gravissimo reato.
Il vicesindaco Marco Franzelli ha detto «di essere al corrente della vicenda di cui è stato incaricato l'ufficio tecnico, al fine di provvedere alla bonifica e di coinvolgere le autorità sanitarie».
Ieri, intanto per il terzo giorno consecutivo, le coperture giacevano in mezzo all'acqua.
Resta il fatto che a Roccafranca questa pratica è diventato un vero e proprio allarme, che rischia di trasformare questo Comune in uno dei più infamati dall'inquinamento. [FIRMA]
A Montisola è allarme discariche abusive
ALLARME DISCARICHE abusive a Montisola. A lanciarlo è Legambiente. «Da qualche anno - spiegano - si stanno diffondendo una serie di discariche abusive (laterizi e altro materiale edile) nei boschi e nei prati deturpando così un territorio unico».
Cologne i rifiuti crescono nella discarica abbandonata
La mancata rimozione della montagna di rifiuti (segnalata tempo fa proprio dalla rubrica "Provincia da salvare" di Bresciaoggi) all’incrocio tra la strada per la cascina Mirandola e il tratto della SP 469 a Cologne, sta dando vita ad una discarica abusiva che cresce ogni giorno. Protetti dagli sguardi indiscreti di chi transita vicino alla montagnola in quest giorni sono stati smaltiti oltre a sacchi di immondizia, scarti vegetali, terriccio e pietre, tavolini in marmo, scarti di arredamento e residui di cemento dovuti, probabilmente, al lavaggio di alcune betoniere. I residenti della cascina hanno più volte protestato con il comune di Cologne, così come l’Arpa già un anno fa si è limitata a coprire il primo mucchio di rifiuti con un telo, oggi sommerso da altre scorie.
Verolanuova, l'antica cascina sta finendo al macero
È un affresco architettonico in inesorabile disfacimento quello degli immobili rurali che in passato segnavano il confine fra la Breda Libera e Manerbio. Lo dimostrano i ruderi che si trovano nei pressi della cascina Pendolina, alle porte di Verolanuova. Lo scenario della vegetazione invernale che si staglia attorno alla casa colonica ha assunto l'aspetto di spettri che vegliano il luogo abbandonato. La cascina versa infatti in profondo stato di degrado. Fino agli anni Ottanta, era definito «el casì dei Anelli», toponimo legato al cognome della stirpe di agricoltori che viveva dei frutti della terra offerti da una manciata piò di terra e dell'allevamento di animali da cortile. La famiglia disponeva anche di pochi bovini, abbastanza comunque per produrre latte per il consumo domestico e rifornire un caseificio. Da tempo la proprietà è passata agli eredi costretti a scegliere altre strade per crescere con le loro famiglie. Nei più anziani è rimasta memoria di una pianta di pero, generosa nel dare frutti di stagione, che i ragazzi facevano a gara a raccogliere. Decisamente altri tempi.F.PIO.
Paderno: spuntano altri rifiuti accanto ai divani abbandonati
Due mesi fa in questa discarica abusiva a Paderno Franciacorta c'era solo un divano. Due mesi dopo è ricolmo di altri rifiuti. Nessuno ha fatto pulizia. Eppure la foto del divano abbandonato era già finita nella rubrica "Provincia da salvare" di Bresciaoggi. Vero è che a causare questo indecoroso spettacolo è l'inciviltà dei cittadini, ma le istituzioni potrebbero forse fare di più.
A Cologne c'è
un' auto posteggiata
sui rifiuti
COLOGNE . In attesa che qualcuno rimuova la discarica abusiva con decine di metri cubi di rifiuti di ogni genere sul tratto della provinciale 469 dismessa a Mirandola di Cologne nei giorni scorsi sulla montagna di rifiuti è stata parcheggiata, con tanto di allarme inserito, una Skoda che da un controllo non è risultata rubata.
Lonato: la strada? L'hanno coltivata a mais
Un lettore di Lonato ci scrive: "Approfitto della vostra iniziativa per inviarvi una fotografia che testimonia in modo inequivocabile quanta sensibilità ha l'Amministrazione comunale e la Polizia Municipale di Lonato nel tutelare il patrimonio pubblico". "Quella che appare nella fotografia - precisa nella segnalazione Angelo Gallina -, è una strada comunale che da piu' anni segnalo, senza che nessuno, si sia attivato per prendere un qualsiasi provvedimento. Nel frattempo la strada, giustamente non è rimasta improduttiva , è stata coltivata a Mais:il raccolto è stato effettuato dal "proprietario" alcuni giorni prima di scattare questa foto. E i nostri Amministratori non si degnano nemmeno di rispondere ai cittadini che fanno segnalazioni".
I divani di Paderno
I bresciani continuano a vigilare sulle piccole grandi situazioni di degrado della provincia. Qui siamo a Paderno Franciacorta: che questi divani siano li per ammirare il paesaggio? «E' una vera vergogna segno di inciviltà visto che i comuni hanno le isole ecologiche per ricevere questi rifiuti ingombranti - sbotta Silvio Parzanini di Legambiente -. Segnaliamo anche che questo materiale è li da oltre un mese e il comune che fa?»
Dello: pista ciclabile con erbacce
Sul tratto di strada che collega a Dello le frazioni di Corticelle Pieve e Boldeniga, all’incirca 4 anni fa è iniziata una pista ciclabile. "La stessa - osserva ora l'associazione l'occhio del cittadino -, ai noi dimenticata, ora dimostra molto più di 4 anni; infatti come possiamo vedere lo steccato a questo punto semidistrutto (non per vandali) ma per la mancata manutenzione si trova in uno stato compassionevole". Ma anche altre piste ciclabili del paese sono in condizioni di abbandono: come quella immortalata dalla foto con tanto di sterpaglie a occupare la corsia.
Le colline di Gussago tra lavori e tutela
Come stanno le colline di Gussago? Dalle foto mandateci da un lettore sembrano meritevoli di qualche attenzione in più. «Da un paio di decenni - scrive Giovanni Castrezzati che ha fatto una ricognizione fotografica in zona -, le colline del centro della Franciacorta sono aggredite dalla speculazione edilizia, ma in questi giorni siamo giunti a livelli credo intollerabili. Vi mostro cosa sta succedendo tramite alcune foto di nuovi e vecchi insediamenti. Queste foto sono state scattate sul versante a sud del santuario della Madonna della Stella». Giudicate voi.
DOPO LA PUBBLICAZIONE DI QUESTE FOTO E' ARRIVATO L'INTERVENTO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI GUSSAGO: ECCOLO
"La nostra amministrazione, insediatasi 4 mesi fa, - spiega Luca Aliprandi, assessore all'urbanistica - non permetterà alcuna aggressione edilizia delle colline di Gussago. A dimostrarlo ricordo la delibera del Consiglio che ha escluso dal Piano casa le aree agricole, collinari e non collinari». In merito alle fotografie inviate dal lettore l’assessore chiarisce: «Sono interventi rischiesti prima del nostro insediamento. Le foto dello sbancamento riguardano la realizzazione di una cantina. Il progetto è stato anche sottoposto all’esame di impatto paesistico e prevede, dopo la fase di realizzazione della cantina interrata, l’esecuzione di opere di mitigazione con essenze arboree. Anche il secondo intervento mostrato dalle foto riguarda una cantina che a fine lavori sarà interrata e di essa rimarrà visibile solo l’accesso».
SUL CASO ECCO ANCHE LA REPLICA DI EMILIANO BONTEMPI DELL'AZIENDA VITIVINICOLA "LE CANTORIE" DI CASAGLIO.
«Lo "sbancamento" di cui parla il vostro lettore vorrei che non fosse confuso con un abuso edilizio. Questo perché si tratta di un intervento sulla mia proprietà, e regolarmente autorizzato. Nessuno più di me può dire di amare queste colline, per le quali 11 anni fa ho stravolto la mia vita e quella della mia famiglia. Quando allora, per caso, mi trovai a passare per questi sentieri, la montagna non era che un groviglio di rovi impenetrabile, abbandonato ad un destino di degrado. Per anni ho lavorato per restituire dignità a 14 ettari di valle, ora accessibile e frequentata ogni domenica da gussaghesi a piedi e in bicicletta. «Su queste pendici - continua - è stata fatta una vera opera di pulizia, liberandole da arbusti morti, rovi e infestanti. La cura, l'attenzione e i sacrifici con cui io e i miei collaboratori abbiamo lavorato è sotto gli occhi di tutti. Mi spiace che il vostro lettore si sia soffermato solo su quello scavo e su quella costruzione abbandonata che, tra l'atro, si trova fuori dalla mia proprietà. Mi spiace che il suo occhio non si sia mosso anche intorno. Avrebbe notato, oltre a quella costruzione incompiuta e abbandonata, una collina finalmente viva, liberata dal vero degrado che l'aveva colpita. Per la cronaca, lo scavo scomparirà presto per lasciare il posto a terrazzamenti di vite»
Rovato: anche un frigo nella roggia
Difficile capire cos’abbiano in testa certe persone, specie quando si cimentano in reati ambientali come quello accaduto al Duomo di Rovato. Nella roggia che costeggia la frazione è stato gettato niente meno che un frigorifero. L'elettrodomestico, con il filo elettrico disteso nell'acqua a completare una scena già drammaticamente surreale, è stato gettato nei giorni scorsi, contribuendo a rendere persino tossica l’acqua della roggia, a fronte dello scioglimento dei gas di raffreddamento del frigorifero.
Toscolano: quell'area verde a rischio
L’attenzione del nostro lettore Piergiorgio Alessi di Toscolano Maderno è per l’area verde che sorge accanto al vecchio oleificio di Toscolano, poi diventato un cantiere nautico, e oggi destinato a diventare il fulcro dell'operazione urbanistica di Borgo +39. Quel campo potrebbe sparire nell’ambito dell’intervento urbanistico. «Si tratta - spiega a corredo di alcune fotografie - di una residua area agricola frapposta tra l'area campeggi e gli ex Cantieri. Si tratta di un lembo di terra a vocazione cerealicola tipica di una parte del promontorio di Toscolano. Borgo +39 la vorrebbe includere nel programma di cementificazione. Inoltre, nell'area antistante si vede un esempio di disordine urbanistico di Toscolano. È un parcheggio che doveva essere interrato ma non lo è mai stato in attesa magari di far partire l'annessa palazzina».
Manerbio: il divano vicino al cassonetto
Discariche a cielo aperto lungo la vecchia strda comunale tra Manerbio e San Gervasio. La foto è stata scattata con lo sfondo del Fienil Nuovo in corrispondenza della strada per la cascina Bassanine. Un vecchio divano è stato abbandonato accanto a un passeggino ridotto a rottame. Si perpetua una radicata consuetdine, già segnalata negli anni passati, alla quale, purtroppo non è mai stato posto rimedio. Avviene la stessa cosa poco lontano dove, sotto un cartellone di "divieto di scarico", sono abbandonati vecchi materassi.
Pisogne: qui il cartello serve a poco
Questa foto arriva dal lettore Silverio Laini e certifica lo stato di incuria che si trova inoltrandosi in uno degli angoli più suggestivi sebino-camuni: la strada che da Pisogne sale alla frazione di Terzana. Anche qui, in località Buffalo, i cartelli servono a molto poco.
Cologne: lungo la vecchia strada si continua a scaricare
Sul tratto dismesso della SP 469, tra la strada di accesso alla cascina Mirandola e l’ex casello ferroviario, a Cologne, continua a crescere quella che probabilmente è la maggior discarica abusiva a cielo aperto dell’ovest. La striscia di poche centinaia di metri della vecchia strada è tenuta pulita dalla famiglia che abita nell’ex fabbricato ferroviario, mentre l’area verde poco distante è sommersa dai rifiuti: sacchi di immondizia, inerti, canali, banconi di bar, vasche da bagno, tettoie, bottiglie, barattoli, latte di vernici, poltrone, materassi, cavi, pneumatici. «È venuta l’Arpa - spiegano gli abitanti della zona che hanno più volte segnalato lo scempio - e nell’estate del 2008, ha coperto tutto con un telo di plastica bianco: poi non si è più visto nessuno e il telo è già stata coperta da altri rifiuti. Abbiamo chiesto a comune, provincia e regione di intervenire ma non è cambiato nulla».
Una discarica abusiva lungo la strada tra Erbusco e Adro
Le aree che fiancheggiano Via Marzaghette, antica strada che collega la frazione di Zocco di Erbusco alla zona industriale di Adro, complice l’esproprio dei terreni per una nuova strada e la fine dell’attività di un allevamento, sono diventate in pochi anni meta di chi smaltisce abusivamente gli inerti. Le due amministrazioni locali hanno segnalato il fenomeno alla provincia, proprietaria delle aree espropriate per la realizzazione della strada che dovrebbe collegare Palazzolo con la zona industriale di Adro, ma l’unico intervento, la posa di due cartelli con lo stemma della Provincia e la scritta «divieto scarico materiale», ha ottenuto l’esito contrario. I due cartelli sembra quasi abbiano richiamato quanti volevano disfarsi di scarti, a volte anche pericolosi, senza spese. Sul terreno in territorio di Adro la montagna dei rifiuti continua a crescere e accanto ai rifiuti provenienti dai cantieri si sono aggiunti contenitori di lubrificanti, scarti di fonderia e residui di lavorazioni industriali. Senza illuminazione i campi incolti che fiancheggiano via Marzaghette, tanto a Zocco che a Adro, sono un tentazione irresistibile per chi vuole smaltire senza spese.
Il Parco è già dimenticato
Maurizio Toscano
Ma chi controlla i 514 ettari del parco sovraccomunale di Desenzano, ufficialmente denominato «Plis», tra il Monte Corno e il Monte Croce? Al momento, pare che a controllarlo non sia proprio nessuno.
E allora si rischia che alcune zone possano alla lunga trasformarsi in discariche a cielo aperto, alla faccia dei buoni propositi e del libretto distribuito dal Comune in migliaia di copie un paio di anni fa, che invitava i cittadini a «camminare nei boschi, ad andare in bici lungo i sentieri, a organizzare percorsi nelle aziende agricole con lo scopo di vivere l'armoniosa interazione tra paesaggio, agricoltura, piante e animali». Parole che sembrano più dei versi poetici, che un principio.
[FIRMA]EPPURE, mentre il parco naturalistico del canneto di San Francesco ha, per sua fortuna, un'associazione che lo gestisce e lo tutela, quello del «Plis», approvato dalla Provincia, è orfano di un benché minimo tutore, se non sulla carta.
Nei giorni scorsi il consigliere leghista Rino Polloni ha fatto un giro e ha raccolto parecchie «prove» che confermano un certo abbandono in cui versa la splendida area ambientale di Desenzano, che comprende il Monte Corno, il Monte Croce, il Monte Mario.
Un'area che si è riusciti a sottrarre forse per sempre dagli appetiti edilizia, grazie alla precisa volontà dalla passata amministrazione comunale dell'ex sindaco Pienazza. Una scelta confermata anche dall'attuale giunta Anelli. Ma con quale tutela?
ALCUNE ZONE sono divenute piccole discariche a cielo aperte, a causa delle quali, se non si dovesse porre un freno, il degrado rischia di soffocare il Plis del basso Garda. Un'area ancor più strategica se si considera che, sia nel Bresciano sia nel Veronese, è in corso la raccolta di firme per una nuova legge regionale che istuituisca un vero e proprio «Parco delle colline moreniche».
All'Ufficio Ecologia del Comune di Desenzano ci viene confermato che «le segnalazioni vengono rapidamente seguite da sopralluoghi e da interventi di bonifica». In bilancio ci sono stanziati circa 20 mila euro per intervenire ma «l'importo può in caso di bisogno essere aumentato».
D'accordo, ma chi materialmente esegue i controlli? «Dovrebbero essere i volontari dell'associazione Parco Colline Moreniche, perché il comitato di gestione è un organo amministrativo», ci viene risposto.
Ma le cose no stanno proprio così, come spiega Gabriele Lovisetto, segretario dell'associazione.
«Fintanto che il comitato di gestione del Plis, che è già stato nominato, non decide di regolamentare l'attività con una apposita convenzione, così come fatto per l'Oasi di S. Francesco, noi non possiamo intervenire: ci sono proprietà private in cui si dovrebbe entrare, e come possiamo farlo se non investiti d'autorità?».
Padenghe, vandali contro i pini
ALCUNI IGNOTI nei giorni scorsi hanno danneggiato sette pini marittimi lungo Gardesana, a Padenghe, in via Meucci, la strada che porta a Moniga. Le piante sono state tagliate alla base, verosimilmente con un'accetta, creando una ferita che potrebbe farli morire. Il Comune ha interpellato alcuni agronomi: purtroppo, almeno per due piante, non c'è niente da fare. L'atto vandalico è stato denunciato, per ora i colpevoli restano ignoti.
L'abbandono di Punta Grò a Sirmione
Cristian Moretti abita a Manerbio, ma ama il lago di Garda. Lo ama a tal punto che ci ha inviato un nutrito reportage fotografico sullo stato di abbandono della spiaggia di Punta Grò a Sirmione. Le immagini sono state scattate lunedì 14 settembre con la pioggia che ha contribuito a rendere ancora più spettrale il paesaggio. «E’ uno schifo - si sfoga Cristian Moretti spedendoci le fotografia -, il basso lago sta lentamente morendo». Vedendo le immagini che ci ha mandato come dargli torto? Tra la melma e le alghe che colonizzano anche la spiaggia e lo stato di abbandono che accaompagna uno degli angoli più suggestivi del basso Benaco.
Quinzanello i lavori al castello
Pietro Gorlani
C'è una soluzione momentanea per il «rebus» legato alla realizzazione di un gruppo di villette di fronte al castello di Quinzanello di Dello. Dopo l'allarme lanciato da Alberto Petrogalli, membro di Legambiente Bassa bresciana e residente nella frazione interessata, il quale aveva denunciato la deturpazione del paesaggio a causa di un muro di contenimento in fase di realizzazione da parte dell'impresa edile all'opera sul posto, è arrivato l'intervento dell'Ufficio tecnico comunale.
«Per quanto ci riguarda ora è tutto a posto - taglia corto il sindaco di Dello, il leghista Ettore Monaco -: l'unico problema era dovuto al fatto che l'impresa incaricata non aveva ritirato in Comune i permessi di costruzione. In merito invece alla muraglia di contenimento che si sta realizzando sulla "scarpata morfologica", questa è in regola. È alta 80 centimetri e non due metri, come dice Legambiente. E per noi i lavori possono ripartire».
Le opere, in effetti, erano state bloccate proprio dall'Ufficio tecnico la scorsa settimana dopo la segnalazione di Legambiente Bassa bresciana, contraria al futuro muraglione in cemento che distruggerebbe buona parte della scarpata morfologica caratteristica del luogo. Addio vista sul castello, insomma; come aveva scritto l'anonimo Pasquino di Quinzanello che in una fredda domenica del febbraio 2008 aveva affisso cartelli funebri per la scomparsa di quella panoramica.
«In quell'occasione - ricorda Petrogalli di Legambiente - come pure nelle successive sedute del consiglio comunale, l'allora sindaco di Dello, Giovanni Pigolotti, e l'allora assessore ai Lavori pubblici Riccardo Canini avevano garantito che la realizzazione del progetto non avrebbe influito negativamente sugli aspetti paesistici della zona. Non mi sembra che sia andata proprio così». Eppure, ricorda ancora Petrogalli, «il Piano regolatore tutela le cosiddette scarpate morfologiche come beni costitutivi del paesaggio e le assoggetta a prescrizioni rigidissime; l'obbligo che le coltivazioni si arrestino a non meno di due metri dall'orlo e dal piede delle stesse. Peccato per la minor tutela dalle cementificazioni». [FIRMA]
Le cascine da salvare: l'allarme di Legambiente e Italia Nostra
Hanno lanciato l'allarme nelle scorse settimane: salviamo le cascine. Lega Ambiente e Italia nostra (vedi nella sezione: La tutela del territorio) chiedono più attenzione per i vecchi fabbricati rurali. Nelle due fotogallery qui allegate guarda un intervento di demolizione a Breda Libera (frazione di Verolanuova) e ammira alcune foto aeree di splendidi complessi architettonici nella campagna bresciana.
Leno: sos per la cascina diroccata in mezzo alla campagna
In via Calvisano, a Leno, antica strada di comunicazione tra paesi della pianura quali Viadana e Malpaga di Calvisano, Ghedi, Leno e Scorzarolo, in mezzo ad un vigneto ben curato, si trova il rudere di una costruzione sovrastata da un maestoso albero di noci dando vita ad uno scorcio difficile da trovare fra le numerose cascine e campi coltivati della zona. L'edificio, però, è in rovina, privo delle tegole del tetto, le pareti si sbriciolano nell'incalzare di sole cocente dell'estate e d'intemperie stagionali che imperversano durante l'inverno. Rimane, il casolare, come altri in pianura, simbolo di un'epoca contadina destinata all'irreversibile tramonto per le difficoltà del comparto. Ci sarà qualcuno in grado di salvarlo? Recentemente Legambiente e Italia Nostra hanno lanciato una campagna per salvare proprio le cascine che costellano le nostra zone rurali.F.PIO.
Polpenazze: ecco gli ulivi tagliati
Continua la raccolta delle segnazioni dei lettori per «Provincia da salvare», iniziativa di Bresciaoggi dedicata ai piccoli e grandi scempi che costellano il nostro territorio. Le fotografie qui a fianco arrivano dall'associazione Scordium di Polpenazze e segnalano il disboscamento di un pregiato uliveto sulle colline di Picedo.
«Per quale motivo - si chiedono i soci del gruppo gardesano -? Cosa c'è dietro questo scempio ambientale? Probabilmente si stanno gettando le basi per una mega speculazione edilizia. Gli uliveti e i vigneti non sono considerati sempre da tutti aree di massimo pregio ambientale e paesaggistico? Probabilmente non è così».
In attesa che le domande dell'associazione Scordium trovino risposte ecco le foto che certificano l'abbattimento di piante pregiate in un luogo particolarmente suggestivo.
Ricordiamo che chi volesse dare il proprio contributo alla rubrica «Provincia da Salvare» può farlo mandando le segnalazioni e le foto agli indirizzi mail: provincia@bresciaoggi.it o provinciaweb@bresciaoggi.it.
Guarda altre foto e rispondi al sondaggio su www.bresciaoggi.it
Una strada di fango a Urago d'Oglio
Tanta era la terra e tanto il fango sparsi per la strada che sembrava di percorrere un fiume di melma. Il 15 settembre, a Urago d'Oglio, così si presentava la provinciale 2 di collegamento con Rudiano. Un fiume quasi impraticabile di terra che rendeva pericoloso persino il transito degli autoveicoli tanto era pesante l'imbrattamento della strada. Una volta tanto l'inquinamento, per quanto non tossico ma comunque pericoloso, arriva dall'agricoltura: la marea di terra e fango arrivava infatti da un mezzo uscito da una cascina immediatamente vicina allo svincolo a rotatoria per la cascina Dosso. A questo punto è lecito chiedersi cosa accadrà non appena il cantiere della Brebemi inizierà ad operare a pieno ritmo.
Verolavecchia: scatta l'allarme pesticidi
Pietro Gorlani
Decine di sacchetti di diserbanti, pesticidi e veleno per i topi continuano a riaffiorare nel vaso Fiume, tra Verolanuova e Verolavecchia. I ritrovamenti iniziati venerdì sono proseguiti fino a ieri sera. Le istituzioni che sono intervenute ieri e lunedì (Arpa, Asl, carabinieri dei Noe, vigili del fuoco) confessano di non aver mai assistito ad un disastro ecologico simile (di cui Bresciaoggi ha già parlato nell'edizione di domenica) i cui contorni saranno definiti solo nei prossimi giorni. Per ora di certo ci sono le migliaia di pesci morti ritrovati nella roggia (e inviati ad analizzare all'istituto sperimentale zooprofilattico) e la triplice ordinanza urgente firmata dai comuni di Verolavecchia, Verolanuova e Pontevico che vietano l'utilizzo dell'acqua del vaso Fiume per usi umani, agricoli (irrigazione delle marcite) e zootecnici. Con tutta probabilità qualche sacchetto si è già aperto e ha contaminato in parte le acque. Ma il conto per questo splendido angolo di Bassa rischia di essere salatissimo: inquinamento della falda, del greto del vaso, la cui bonifica costerebbe cifre immani. Il vaso Fiume sfocia infatti nel fiume Strone (da cui l'omonimo parco naturalistico), che finisce nell'Oglio e quindi nel Po. Si rischia di compromettere l'ecosistema di centinaia di chilometri di fiumi.
Come spesso accade per reati di questo tipo, gli autori sono ignoti, anche se gli inquirenti confidano di risalire attraverso i codici di vendita presenti sui sacchetti agli eventuali proprietari. Due indizi sono fondamentali: il cocktail micidiale di sacchetti di pesticidi (2 quintali secondo il rapporto Arpa) è composto di prodotti di diverso tipo, tra cui ricorre principalmente il Roundup, potentissimo pesticida a base di glisofate.
I prodotti sono quasi tutti scaduti (così risulta dalle date ancora leggibili sui sacchetti) e quindi fuori commercio. Diversi sacchi risalgono al 1995/1997. Altri sono più recenti. Visti gli ingenti quantitativi gli inquirenti sono certi di trovarsi di fronte ad un caso di smaltimento illecito che esula il singolo agricoltore. Molto più probabile che si tratti di fondi di magazzino stoccati da qualche rivenditore.
L'allarme è partito venerdì pomeriggio quando un agricoltore di Verolavecchia, ha avvistato sacchi di cellophan nero galleggiare nel vaso Fiume. Ha chiamato in Comune ed è scattato l'allarme, con l'intervento dell'Arpa di Leno.
Inizialmente gli stessi operatori comunali (coordinati dal sindaco Sergio Zanetti) hanno raccolto decine di sacchetti ancora integri, anche se zuppi d'acqua e li hanno stoccati nel magazzino comunale. Il ritrovamento è stato effettuato a nord di Verolavecchia, in una zona dove il vaso Fiume si biforca, creando da una parte un piccolo guado (un «gui» in dialetto). «Purtroppo i ritrovamenti sono proseguiti lunedì – spiega il primo cittadino di Verolavecchia –; probabilmente la pioggia di domenica ha innalzato il livello dell'acqua e smosso i sacchetti rimasti sul fondale». Ritrovamenti che sono proseguiti anche ieri, quando si è provveduto ad abbassare il livello delle acque per permettere ai vigili del fuoco di recuperare altri sacchetti.
«L'inquinamento è di proporzioni inaudite – spiega il sindaco Zanetti – per questo è stata necessaria l'ordinanza di divieto dell'uso delle acque del vaso Fiume, come chiesto dall'Asl, per evitare contaminazioni dei terreni, dei foraggi e degli ortaggi e quindi indirettamente della catena alimentare. Speriamo vivamente che gli inquirenti riescano a risalire agli autori di questo disastro».
Guarda le foto del disastro su www.bresciaoggi.it nella sezione "Provincia da salvare"
Ovest bresciano: la roggia è piena di veleni
Per ora l'hanno fatta franca. Ma le indagini avviate dalle Polizie locali di Coccaglio e Chiari e dall'Arpa potrebbero stringere il cerchio attorno alle persone che stanno utilizzando la Seriola Nuova come una vera e propria latrina a cielo aperto.
SI TRATTA CON OGNI probabilità di artigiani o piccoli industriali senza scrupoli che, pur di non sostenere i costi dei processi di smaltimento a norma di legge, preferiscono avvelenare il corso d'acqua che «disseta» una delle fasce più fertili delle campagne dell'Ovest Bresciano. L'ultimo caso di inquinamento risale a giovedì: nel corso d'acqua è stata sversata una consistente quantita di sostanza oleosa, con ogni probabilità lo scarto di una lavorazione industriale. Proprio la densità del liquido ha rallentato i processi di biodegradabilità. Solo dopo tre giorni, la cappa è stata «smaltita» arenandosi sulle sponde del canale o scivolando a valle. L'episodio è stato segnalato da un agricoltore locale, insospettito dalle strane colorazioni e dal fetore insopportabile proveniente dal tratto di Seriola Nuova che costeggia la tangenziale sud di Coccaglio. Nelle acque del canale, che nell'Ovest Bresciano attraversa la campagne di Pontoglio, Chiari e Coccaglio e raggiunge anche Castrezzato, è improvvisamente comparsa una massa oleosa di colore giallastro con macchie fosforescenti. Il sopralluogo dei vigili ha confermato che dalla cappa inquinante si sprigionavano miasmi mefitici.
«Abbiamo immediatamente avvisato i nostri colleghi di Chiari e Pontoglio che a loro volta hanno allertato l'Arpa - spiega il vicecomandante dei vigili di Coccaglio Luciano Sirani -: ognuno ha effettuato i controlli territoriali di pertinenze. Ispezioni che hanno permesso di individuare a Chiari la presunta zona di scarico del materiale inquinante. La fonte sarebbe localizzata nella zona di campagna compresa tra il Santellone e l'abitato. Un punto isolato e sovrastato da un ponticello che potrebbe essere stato utilizzato da un camion di passaggio per liberarsi del proprio carico inquinante. Impossibile, dunque, anche per l'Arpa risalire per il momento agli autori dello smaltimento». Un fenomeno, quello degli inquinamenti delle secolari reti di irrigazione dei campi che sta assumendo nella nostra provincia la fisionomia di un'emergenza..P:TE.
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Lonato: come è cambiato il panorama di Napoleone
"Alla vigilia della battaglia di Solferino e San Martino - ci scrive il lettore Giancarlo Ganzerla -, il 23 giugno 1859, l'imperatore francese Napoleone III e il re di Sardegna Vittorio Emanuele II, come raccontano le cronache, si spinsero a cavallo, da Lonato, fin sul colle del Tiracollo per meglio osservare il terreno delle colline moreniche che si stendeva innanzi ai loro eserciti. Nessuno dei due poteva prevedere che il giorno dopo quelle colline, la rocca di Solferino che si scorgeva sullo sfondo e il colle di S. Martino sarebbero stati teatro della più sanguinosa, ma vittoriosa battaglia del Risorgimento italiano". Oggi, affacciandosi sul crinale delle colline che si protendono verso Castiglione, a sud della strada del Tiracollo che da Lonato conduce a Castel Venzago - conclude amaro Ganzerla - ben altro spettacolo di quello che videro i due sovrani si presenta agli occhi. Lontano all'orizzonte si staglia la rocca di Solferino, ma nella vallata sottostante grandi cave di ghiaia ed enormi strutture industriali e commerciali riempiono quella che all'epoca doveva essere solo una verde brughiera."Ma se lo sfruttamento del territorio - prosegue - risponde a regole ed autorizzazioni lecite, anche se difficilmente accettabili sotto il profilo paesaggistico, si aggiunge ora altra violenza alla natura. E' ben visibile nella fotografia che ho scattato, in primo piano, una discarica di materiali da costruzione proprio in uno dei canaloni che dal crinale delle colline scendono a valle".
Desenzano: i campi di calcio e tennis dimenticati
Daniele Bonetti
Due decenni per essere dimenticati. Vent'anni per trasformarsi da punto di riferimento per i bambini desenzanesi a zone «d'ombra»: «ombelichi» di quartiere, area giochi e palestra per giovani sportivi. Quartiere San Zeno, Padre Marcolini e Desenzanino: nomi in codice, ma non troppo, San Zeno, Scatolina e Acli. Tre campi da calcio, un campo da tennis e un campo da pallavolo, angoli di una Desenzano non lontana dal centro storico ma dimenticata dai suoi abitanti e da chi, per eredità o per ruolo istituzionale, si tiene alla larga da una situazione poco edificante sotto la luce del sole.
Per anni luogo di aggregazione, il campo in terra battuta delle Acli, in via Caporali, è stato investito qualche mese fa da un cantiere per la costruzione di un parcheggio: le ruspe e i camion hanno preso il posto dei giocatori più o meno giovani, una serie di posti auto saranno una boccata d'ossigeno per i turisti e un'opportunità in più per quei residenti che devono, abitando lontano dal centro storico, avvicinarsi al cuore di Desenzano per usufruire dei più banali servizi municipali.
A poche centinaia di metri, risalendo via Caporali, è semplice imbattersi nella «Scatolina»: quando all'inizio degli anni '70 nacque il Villaggio Marcolini, molte giovani coppie desenzanesi scelsero quel quartire come zona di residenza: inevitabilmente molti bambini si ritrovarono in quel campo da calcio che mantenne quella connotazione quando, a ridosso del cimitero, distante solo poche decine di metri, sorsero condomini e case popolari. Ora, la «Scatolina», è lasciata a sè stessa: fino ad un paio d'anni fa era il centro estivo della sinistra desenzanese che si riuniva per la Festa dell'Unità. «Ormai non c'è più nemmeno la festa - ricorda il sindaco Cino Anelli - : si sono spostati a Rivoltella, purtroppo la "Scatolina" deve essere recuperata perchè è un patrimonio di Desenzano, sia come ricordo che come prospettiva. Nel 2010 contiamo di fare un intervento, sicuramente non verrà cambiata di destinazione: resterà un luogo di aggregazione giovanile».
Lontano dai pensieri del Comune, estraneo perchè di competenza altrui, il degrado del campo sportivo del quartiere di San Zeno: il campo da tennis, divenuto realtà nei primi anni '80 insieme al campo da calcio, vive nel più assoluto degrado; le decine di giovani che fino a metà anni '90 hanno reso San Zeno il quartiere più vivo e giovane di Desenzano, ora hanno più di 30 anni e di correre in un campo da calcio lontano da un livello accettabile, non ci pensano proprio. «Faremo qualcosa - glissa Don Mario - : i parrocchiani sanno che se vogliono possono usare le strutture quando vogliono». Senza dubbio, sempre che qualcuno riesca a giocare a tennis in un campo senza rete e a calcio driblando erba alta quasi un metro.
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Dello: la giungla nelle aiuole della scuola di Quinzanello