mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

Strage, una «velina» che scotta

Zoom
Prosegue davanti ai giudici togati e popolari della corte d’assise il processo ai sei imputati accusati della strage di piazza della Loggia FOTOLIVE

06/03/2009Informatore e agente segreto di nuovo faccia a faccia dopo trentasei anni. «Fonte Tritone» e «Luca» di nuovo vicini, a pochi centimetri l'uno dall'altro come nei primi anni Settanta, quando nei bar di Padova parlavano degli scissionisti del Msi e dell'eversione nera. Ieri Fulvio Felli (Luca il suo nome in codice), maresciallo dei carabinieri dei servizi segreti, ha reincontrato Maurizio Tramonte, che nel '73 e '74, dietro compenso e con il nome in codice di «Fonte Tritone» informava i servizi segreti sul movimento eversivo della destra veneta.
L'INCONTRO tra Luca e Tritone ieri mattina nell'aula della corte d'assise durante il processo a Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggio, Giovanni Maifredi, Pino Rauti, Francesco Delfino e lo stesso Tramonte, accusati della strage di piazza della Loggia. Grazie alle «veline» del Sid, alle annotazioni del maresciallo Felli sulle rivelazioni di «Tritone» e grazie alle dichiarazioni del '97, poi ritrattate, da Tramonte, i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, sono arrivati dopo anni di indagini al processo in corso.
Il ruolo delle veline è apparso ieri in tutta la sua importanza. Le rivelazioni di Tramonte, all'epoca studente neo diplomato, erano giudicate attendibili da Felli. Le note di servizio sono bollate con un livello di attendibilità 3, un livello decisamente alto, come ha precisato Felli in aula. Ma ieri è emersa anche la mancata reazione, o l'insabbiamento, dopo alcune notizie inviate a Roma, Gianadelio Maletti, responsabile del dipartimento D del Sid. Maletti, dopo una velina giunta a luglio rispose al controspionaggio di Padova: «Deve essere riferito tutto all'autorità giudiziaria, data la gravità delle rivelazioni». Ma all'autorità giudiziaria non è mai arrivato nulla. A occuparsi delle indagini era l'allora capitano dei carabinieri Delfino, pure lui imputato per la strage.
A sostenere la ricostruzione dell'accusa c'è soprattutto una nota di servizio, quella inviata il 6 luglio '74 a Roma, e che è la somma di notizie acquisite tra il 20 giugno e il 4 luglio. È la velina che fece prendere carta e penna a Maletti per rispondere subito a Padova.
Fonte Tritone parla di una riunione tenutasi il 25 maggio 1974, tre giorni prima della strage, a casa di Gian Gastone Romani a Abano Terme con la partecipazione di Carlo Maria Maggi, responsabile per il Triveneto di Ordine Nuovo e di altri due camerati veneti. Nell'incontro, sempre secondo l'appunto del Sid, si è parlato dei programmi della destra extraparlamentare dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo. «Si sarebbe trattato quasi di un monologo di Maggi che avrebbe annunciato l'imminente nascita di una nuova organizzazione extraparlamentare, costituita in gran parte da ex militanti di Ordine Nuovo, strutturata in due tronconi, uno clandestino costituito da pochi elementi "maturi" che con la denominazione di "Ordine nero" avrebbe operato sul terreno dell'eversione violenta contro obiettivi scelti di volta in volta; l'altro palese che avrebbe sfruttato politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino». L'attività, è precisato nell'appunto, sarebbe stata organizzata da Maggi, Romani e probabilmente dall'onorevole Rauti.
La seconda parte dell'appunto riferisce di uno spostamento a Brescia il 16 giugno di un giovane di Mestre, collaboratore di Maggi, presente alla riunione del 25, che incontra in un bar vicino a piazza Loggia un camerata bresciano accompagnato da una ragazza, a bordo di un Duetto Alfa Romeo grigio metallizzato. Insieme vanno a Salò e incontrano un altro camerata (Tramonte successivamente dice che si trattava di Ermanno Buzzi) con una Porsche nera e due ragazze vistose. L'uomo della Porsche avrebbe consegnato al mestrino un pacco di documenti (la consegna sarebbe annotata nell'agenda di Buzzi). Sempre nell'appunto è riferita anche la reazione di Maggi «nel commentare i fatti di Brescia ha affermato che quell'attentato non deve restare isolato». Per la procura le veline di Tramonte sono importanti perchè confermano quanto rivelato nel '97: «la strage venne decisa a Abano, Maggi scelse Brescia perchè aveva appreso della manifestazione sindacale».