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«Soffiati aveva pistole, mitra e dinamite»
Dario Persic, il camionista e ristoratore veneto che ha testimoniato ieri al processo per la Strage FOTOLIVE
11/03/2009 | L'abitazione di Marcello Soffiati, il responsabile di Ordine nuovo di Verona, indicato da Carlo Digilio come la persona che prese a Mestre l'ordigno per la strage di piazza della Loggia, in casa aveva un vero e proprio arsenale. Dario Persic, camionista oltre che ristoratore veneto, che conobbe Soffiati all'inizio degli anni Settanata e lo frequentò per una decina d'anni, lo ha precisato ieri in aula. La casa veronese di Soffiati era una sorta di Santa Barbara: c'erano un mitra, due pistole, un moschetto, un fucile e una decina di candelotti di dinamite. NON ERANO CERTO le armi e l'esplosivo che mancavano agli ordinovisti veneti che, secondo la ricostruzione dei pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni grazie alla collaborazione e alla copertura dei servizi deviati dello Stato organizzarono e portarono a termine la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, costata la vita a otto persone. Per la strage di piazza della Loggia la procura ha chiamato sul banco degli imputati Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Giovanni Maifredi, Francesco Delfino e Pino Rauti. E nella ricostruzione dell'accusa, basata anche sulla collaborazione del pentito Digilio, morto nel dicembre 2005 al termine di un lungo incidente probatorio, oltre che di Maurizio Tramonte (che ha poi ritrattato tutto) la figura di Marcello Soffiati riveste un ruolo non secondario. Per l'accusa è Soffiati a prelevare la bomba a Mestre e a portarla a Milano, dopo aver fatto sistemare il congegno dallo stesso Digilio, ospite a Verona a casa dei Soffiati. Marcello Soffiati è stato dipinto dagli altri ordinovisti veneti come un personaggio di calibro inesistente, fissato con i servizi segreti, spaccone, che aveva sempre bisogno di girare armato e alimentato più dall'alcol che dall'ideologia. Una descrizione che poco si adatta al ruolo di spicco deciso, sempre secondo la procura da Carlo Maria Maggi, ma la lunga testimonianza di Persic di ieri davanti ai giudici della corte d'assise di Brescia, ha ridimensionato l'intero quadro. Soffiati sarà anche stato uno spaccone, ma disponeva di tutte le armi che voleva. «Le recuperava a Venezia da Digilio» ha ricordato Persic «ma aveva contatti anche con la malavita e non aveva difficoltà a trovare quello che gli serviva». Soffiati non aveva solo armi, ma anche esplosivo. «Eravamo a Trento e c'era stato un attentato dimostrativo al nuovo palazzo della Regione, Soffiati dal baule dell'auto tolse della miccia e mentre la arrotolava disse "siamo stati noi". In casa Soffiati aveva parecchi candelotti di esplosivo. Mi disse che era dinamite, che li teneva perchè potevano servire. Li ho visti prima di trasferirmi a Colognola al Colle, nel maggio del '74». MA I CANDELOTTI Persic li ha visti a casa di Soffiati anche successivamente, una ventina di giorni prima che lo arrestassero per detenzione illegale di armi e esplosivo (l'arresto è del 12 dicembre '74). Impossibile per Persic stabilire con precisione se Soffiati avesse l'esplosivo prima o dopo la strage di piazza della Loggia. «Ricordo che in casa di Soffiati si fusero sul fuoco i biberon messi a sterilizzare dalla moglie per i due gemelli. Arrivarono i pompieri e la moglie mi confidò che aveva preso un bello spavento perchè in casa c'era ancora tutta quella dinamite». L'INCENDIO per Persic sarebbe stato tra giugno e dicembre del '74, ma stabilire la data esatta non è stato possibile, i vigili del fuoco non tengono per trent'anni i verbali degli interventi. Persic ha ricordato che negli incontri domenicali a casa di papà Bruno Soffiati, alla presenza di Marcello, oltre che di Carlo Maria Maggi, Carlo Digilio e Sergio Minetto, si parlava di politica, del bisogno di fare la rivoluzione «che doveva avvenire a breve con l'appoggio degli americani. Erano i soliti discorsi, Soffiati faceva una rivoluzione al giorno. Ricordo che nei loro discorsi si faceva un particolare riferimento all'intervento del principe Borghese». Persic ha detto che il gruppetto non parlava mai di attentati ma del bisogno di «forzare la mano». Sempre in un incontro a casa di Persic, che il teste non riesce bene a collocare nel tempo, ma prima del trasferimento a Colognola nel maggio 1974 Digilio parlava del bisogno di trovare «timer di lavatrici»: «credo che i timer fossero necessari per confezionare gli ordigni». Marcello Soffiati non risparmiò commenti sulla strage di piazza della Loggia. «Il sabato dopo la strage di piazza della Loggia che si verificò di martedì - ha ricordato Persic - eravamo a pranzo da Soffiati e Marcello, vedendo un servizio in televisione sull'attentato, disse "finalmente si fa sul serio"». E in merito alle accuse di Digilio la risposta di Persic è decisa: «Ero molto in confidenza con Marcello, ma non mi ha mai parlato di nessuna bomba presa a Mestre».
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