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«Esposti mi disse: un botto a Brescia»
Biagio Pitarresi durante la sua testimonianza in aula FOTOLIVE
27/03/2009«Presto ci sarà un grosso botto a Brescia. Un botto in una piazza bresciana, proprio come a piazza Fontana». Mancava poco meno di un mese al 28 maggio del 1974, il giorno dell'esplosione della bomba in piazza della Loggia, quando Giancarlo Esposti, della destra eversiva milanese, si confidò con Biagio Pitarresi e gli annunciò il progetto dell'attentato che doveva servire per dare una svolta alla situazione politica, per avvicinarsi politicamente alla situazione spagnola e portoghese e per assicurarsi l'aiuto americano. LE CONFIDENZE di Esposti, morto ammazzato il 30 maggio 1974, due giorni dopo la strage di piazza della Loggia a Pian del Rascino, sono state ricordate ieri nel processo ai sei imputati accusati dell'attentato di Brescia. A ricordare le parole di Giancarlo Esposti Biagio Pitarresi, legato al Movimento sociale milanese, detenuto nel carcere di Opera per reati legati a traffico di droga e ospite, come ha ricordato lui stesso, di ben diciotto diverse galere. Pur con una certa ritrosia - «fatemi andare via, non voglio testimoniare. Sto male, ho tre by pass, devo essere operato fra qualche giorno, ho un proiettile nel polmone» - Pitarresi ha rivissuto i suoi primi anni Settanta. Importante, per i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, le dichiarazioni rilasciate in diversi verbali nel '94 da Pitarresi e confermate anche ieri durante il processo davanti ai giudici della corte d'assise di Brescia. Dichiarazioni pesanti che gettano un'ombra sull'Arma dei carabinieri, sui militari che all'epoca gravitavano attorno alla caserma di via Lamarmora a Milano. «Incontrai Giancarlo Esposti un mese prima della strage di piazza della Loggia in un bar di Milano. Si era fatto crescere la barba, era pallido e mi disse che aveva dei problemi, che aveva paura dei carabinieri. Lo sapevano tutti che Esposti era legato ai carabinieri, che faceva l'informatore e parlava anche con la polizia e gli Affari riservati. Non lavorava, ma aveva comunque disponibilità economica. Gli dissi di smetterla di tirare in ballo i carabinieri e lui diventò ancora più pallido. Mi chiese anche di procurargli un documento falso. Mi confidò che non se la sentiva di portare avanti un certo impegno preso con i carabinieri e che prima o poi l'avrebbero fatto fuori. Non ricordo se l'impegno di cui parlava era la strage di Brescia o altro». È anche possibile che Esposti facesse riferimento all'attentato che era stato programmato per il 2 giugno contro l'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone. Pitarresi ha anche ricordato che Esposti parlava del "botto" che avrebbe dovuto verificarsi «come una cosa che lo coinvolgeva in prima persona». Per il teste venne scelta la piazza di Brescia per una serie di motivi: «A Brescia c'era una importante sezione del partito comunista e perchè si diceva che in quella città con i carabinieri non avremmo avuto alcun problema. La colpa doveva ricadere sui comunisti». PER LA VERITÀ, come sottolineato dal teste , «i carabinieri non si accanivano con noi, gli arresti venivano sempre fatti dalla polizia». Esposti a Pitarresi confidò anche l'obiettivo dell'attentato a Brescia. «Da quanto avevo capito - ha ricordato Pitarresi - l'attentato poteva essere a una sede del partito comunista o a una manifestazione organizzata dai comunisti. Di recente - ha proseguito il teste chiamato dall'accusa - ho sentito l'ipotesi che l'obiettivo dell'attentato erano i carabinieri, ma mi sembra strano per i legami che avevano con i militari, tutti gli altri, ma non io che ho fatto solo galera». Dichiarazioni che confermerebbero quanto sostenuto dall'accusa: la bomba arrivò a Milano chiusa in una valigetta trasportata da Marcello Soffiati, che l'aveva prelevata a Mestre, e fatta regolare a Verona da Carlo Digilio. A ritirare la bomba a Milano, come ricostruito dai pm bresciani, grazie alla collaborazione di Digilio, ci sarebbero state le Sam di Esposti. La destinazione era già decisa e, sempre come sostenuto dalla procura, a proteggere organizzatori ed esecutori c'erano i servizi segreti deviati dello Stato.
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