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Riflettori sul lavaggio della piazza
I vigili del fuoco stanno lavando piazza Loggia. Lorologio è fermo allora in cui è esplosa la bomba |
Il presidente Enrico Fischetti |
Giuseppe Rezzani, un ferito, ricorda larrivo dei vigili del fuoco FOTOLIVE
04/02/2009 | La mattina del 28 maggio 1974 analizzata al minuto. Evidenziato che in piazza non c'erano forze dell'ordine, che solitamente carabinieri e polizia stavano sotto i portici, dove è esploso l'ordigno, i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni si sono concentrati sugli orari. IERI IN AULA sono stati sentiti altri feriti, persone che la mattina della strage erano in piazza sotto ai portici, a pochi metri dal cestino in cui esplose la bomba che strappò la vita a otto persone. I diciassette feriti sentiti ieri dai giudici della corte d'assise, chiamati a giudicare per strage Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino e Giovanni Maifredi, hanno ricordato la mattina dell'esplosione. Hanno ricordato il botto sordo dello scoppio, la fumata grigia. Per tutti il ricordo «del macello sotto il porticato, il sangue, i corpi». Ma l'accusa ieri ha anche lavorato sugli orari, accertando quanto tempo i feriti sono rimasti in piazza prima di essere soccorsi. Non è secondaria la ricostruzione degli orari per stabilire a che ora la piazza venne lavata, per sapere con esattezza quando i vigili del fuoco aprirono gli idranti spazzando via tracce che avrebbero potuto essere preziose. Le uniche schegge rimaste della bomba, tanto per fare un esempio, su cui verrà effettuata una nuova perizia, sono quelle estratte dai cadaveri all'obitorio. In piazza avrebbero potuto essere recuperate altre tracce oltre alle schegge, ma selciato e portici vennero lavati già in mattinata, e tutto quello che c'era sulla piazza finì dentro ai tombini, sparendo per sempre. A che ora venne lavata la piazza? A che ora le tracce finirono nei tombini? SOLAMENTE una delle persone offese, per ora, ha ricordato la presenza dei vigili del fuoco. Giuseppe Rezzani, uno dei 103 feriti dell'attentato, sentito ieri in aula ha ricordato l'arrivo dei vigili del fuoco. «Ricordo lo scoppio tremendo - ha ricordato Rezzani - e l'odore intenso di carne bruciata. Lo spostamento d'aria è stato forte, sono rimasto in piedi solo perchè compresso tra le altre persone. Non si riusciva più a vedere niente per il fumo. Sono uscito dai portici e sono entrato in piazza, ho visto un altro collega ferito e con l'auto ci siamo diretti all'ospedale. Erano passati una decina di minuti dall'esplosione e ho visto da via San Faustino arrivare un mezzo rosso dei vigili del fuoco: con l'idrante hanno cominciato a lavare la piazza. Non erano trascorsi più di dieci minuti, ma è possibile che abbia perso la cognizione del tempo». PER L'ACCUSA, in base agli atti raccolti e alle testimonianze che arricchiscono le 830mila pagine dell'inchiesta, la piazza è stata lavata verso le 11.40-11.45. A dare l'ordine di pulire fu il vicequestore vicario Aniello Diamare, che aveva la responsabilità dell'ordine pubblico. Fu lui a ordinare ai vigili del fuoco di accendere gli idranti e di pulire. Una decisione presa senza interpellare il magistrato. Il 2 giugno il vicequestore venne dirottato ad altro incarico. Sentito a processo il vicequestore disse che il lavaggio avvenne dopo le 12, ma da altri atti emergerebbe un altro orario, un anticipo di almeno un quarto d'ora. Maggior chiarezza potrà essere fatta nelle prossime udienze. Domani saranno sentite altre venti persone, feriti che sono stati rintracciati e che vivono a Brescia o nelle vicinanze. Anche con loro i due pm insisteranno, oltre che sul ricordo dell'esplosione, sulla presenza di forze dell'ordine nella piazza e del luogo in cui si posizionavano solitamente nelle altre manifestazioni. L'accusa insiste su questo aspetto perchè secondo la ricostruzione l'attentato organizzato dal movimento di estrema destra Ordine Nuovo con la collaborazione dei servizi segreti deviati voleva che la bomba facesse una strage tra le forze dell'ordine, per poter attribuire l'attentato alla sinistra e favorire una svolta militarizzata del Paese, per garantire ordine e sicurezza ai cittadini. Nella ricostruzione dell'accusa i carabinieri vennero fatti spostare nel cortile del Broletto perchè pioveva e per far posto ai manifestanti sotto ai portici. Domani, quindi, saranno sentiti altri feriti. Per le persone offese che non vivono più a Brescia e quelle ormai decedute le parti hanno concordato di acquisire le precedenti testimonianze. CHIAREZZA sugli orari potrà essere fatta martedì prossimo. Per quel giorno sfileranno in aula i vigili del fuoco che erano in servizio la mattina del 28 maggio. Saranno loro, con la loro testimonianza, a permettere di tracciare un ordine preciso degli interventi, di stabilire l'orario esatto del lavaggio della piazza. Sempre martedì prossimo saranno sentiti anche i netturbini che pulirono i cestini la mattina del 28 maggio, che svuotarono i rifiuti. Dovranno ricordare l'orario esatto in cui hanno effettuato l'intervento di pulizia, quando svuotarono i cestini. Attesa, sempre per martedì, anche per la testimonianza di Franco Castrezzati. Era lui l'oratore che stava parlando alle 10.12 di quella mattina quando la bomba infilata nel cestino esplose seminando morte e orrore.
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