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Strage, la Procura scava tra i ricordi dei feriti
Folta la schiera di avvocati di parte civile al processo per la strage di piazza della Loggia FOTOLIVE|
Il presidente della corte dassise, Enrico Fischetti FOTOLIVE
06/02/2009C'è un prima e c'è un dopo. In mezzo ci sta la bomba. C'è una piazza che manifesta civilmente e, subito dopo, ci sono orrore, morte, disperazione e rabbia. Per ora, nel processo ai sei imputati accusati della strage di piazza della Loggia, giunto alla sua undicesima udienza, i due pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni si sono concentrati sul dopo, sugli istanti che hanno immediatamente seguito la deflagrazione della bomba infilata in un cestino della spazzatura ed esplosa alle 10.12 in punto, mentre sul palco parlava il sindacalista Franco Castrezzati. I due pubblici ministeri hanno scavato nei ricordi delle persone che quella mattina erano in piazza, hanno sentito il racconto di chi ha perso una persona cara o di chi è rimasto ferito in maniera lieve o di chi porta ancora sul corpo i segni dell'esplosione. NELL'UDIENZA di ieri i pubblici ministeri hanno concluso con le parti offese, ma il loro lavoro di scavo è stato rallentato da un «incidente» di percorso. ALLE 9 IN PUNTO, quando la corte si è presentata in aula, all'appello mancavano un paio di difensori, che non potevano essere sostituiti da alcun collega della difesa per problemi di incompatibilità. Il presidente Enrico Fischetti ha atteso qualche istante poi ha fatto mettere a verbale che la corte si ritirava in attesa dei difensori. Il processo è ripreso solo dopo quaranta minuti e la corte ha «bacchettato» i ritardatari: «La prossima volta sarà segnalato l'abbandono di difesa. Non è ammissibile che una ventina di persone sia costretta ad aspettare perché i difensori si dimenticano che c'è il processo alla strage». Una precisazione apprezzata dalle parti civili, parenti delle vittime, feriti, sindacati, presidenza del Consiglio e Ministero dell'Interno. Con l'udienza di ieri l'accusa ha esaurito l'escussione delle parti offese. Chi non ha potuto presentarsi, o vive fuori provincia non sarà richiamato, ma la procura ha chiesto alle parti il consenso per acquisire i verbali dei precedenti processi. Anche nell'udienza di ieri il procuratore Di Martino e il sostituto Francesco Piantoni hanno insistito sulla presenza delle forze dell'ordine in piazza la mattina della strage e sulla posizione che avevano solitamente quando c'erano cortei e comizi. Nessuna delle parti offese sentite ieri ha ricordato la presenza di carabinieri o poliziotti in piazza, fatta eccezione per un paio di vigili urbani con la motocicletta notati a un angolo della piazza, verso l'imbocco di via X giornate. Tra i testi anche Giovanni Gravina, 365 giorni di prognosi di guarigione, che era a fianco di Euplo Natali, una delle otto vittime, con cui stava facendo due chiacchiere. NESSUNO DEI TESTI ricorda l'arrivo dei vigili del fuoco incaricati dal vice questore Aniello Diamare di lavare la piazza. Solo Lorenzo Dolcini, nel '74 aveva 18 anni ed era la sua prima manifestazione, ricorda di essere uscito dal negozio «Tadini e Verza» quando non c'erano più i feriti e si stava già lavando la piazza. Il teste non è riuscito a mettere a fuoco i tempi, a stabilire se sotto il portico sia tornato dieci minuti o mezz'ora dopo l'esplosione. Quel che ricorda con certezza è che poco dopo l'una era già a Chiari, a casa, con il pullman per gli studenti. Sul lavaggio della piazza potranno essere più precisi i vigili del fuoco che saranno sentiti martedì. NELLA PROSSIMA UDIENZA i pm cominceranno a scavare anche nel «prima della bomba». Saranno sentiti i netturbini che hanno svuotato i cestini della spazzatura: risponderanno su orari e percorso della pulizia. Spazio anche al sindacalista Franco Castrezzati che stava tenendo il comizio, sua la voce che subito dopo l'esplosione invita dal palco a stare calmi, a mettersi al centro della piazza, a stare lontani dai tombini.
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