mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

Strage, alcune falle nell'alibi Tramonte

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Antonio Minervini, a sinistra, e Enrico Fischetti, i giudici togati della corte d’assise FOTOLIVE

13/02/2009L'alibi fornito da Maurizio Tramonte per il giorno della strage di piazza della Loggia vacilla.
Tramonte, imputato insieme a Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Giovanni Maifredi e Francesco Delfino per concorso nella strage costata la vita a otto persone, ha fornito un alibi che ieri davanti alla corte d'assise avrebbe mostrato più di una falla. L'imputato, detenuto per altra causa a Matera, che ha prima contributo all'indagine dei pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, per poi ritrattare tutto, ha dichiarato che il giorno della strage si trovava al lavoro alla Acrilgraph di Limena, azienda impegnata nell'estate del '74 nella sostituzione dei numeri civici nel centro di Padova. L'accusa ha chiamato a testimoniare alcuni colleghi dell'azienda, la contabile Eugenia Scacco e il figlio di uno dei titolari, Corrado Varini.
Per la contabile Tramonte è stato assunto il 4 giugno del '74 e la collaborazione con l'azienda è cessata il 23 settembre dello stesso anno. Il 28 maggio, secondo la responsabile dell'amministrazione non poteva essere al lavoro, nemmeno in nero. Benchè in aula siano state sentite due persone, che all'epoca erano studenti,e hanno dichiarato, su sollecitazione della difesa Tramonte, di aver lavorato in nero per l'azienda nell'agosto di quell'anno.
Anche Corrado Varini ha escluso che Tramonte fosse alle dipendenze dell'azienda del padre già a maggio: «In un primo tempo ho detto ai carabinieri che Tramonte accompagnò me e mio padre a prendere un'auto il 30 maggio, dovevamo partire per la Persia per un viaggio di due settimane e mi pareva di ricordare che ci avesse portati lui. Ma ragionando ho fatto chiarezza: deve averci portato successivamente, per un altro viaggio, perchè è impossibile che riuscissimo a stare sulla Cinquecento di Tramonte con i bagagli voluminosi che avevamo».
PER L'INTERA UDIENZA di ieri i pm si sono concentrati su alcune dichiarazioni di Tramonte, cominciando a sentire i testi che possono confermare quanto dichiarato dall'imputato,ex informatore dei servizi segreti noto come «Fonte Tritone». L'accusa grazie alle dichiarazioni di Tramonte e di Carlo Digilio, pure lui informatore dei servizi, morto nel dicembre del 2005, attribuisce l'organizzazione dell'attentato al gruppetto di ordinovisti veneti e ai servizi deviati dello Stato.
Nel mirino della procura la settimana compresa tra il 19 e il 26 settembre del 1970 che una quindicina di ragazzi veneti, simpatizzanti di destra, trascorsero all'albergo Fiorentini a Lastebasse nel vicentino. Tra i ragazzi c'era anche Tramonte. Il registro dell'albergo ha fornito all'accusa i nominativi di tutti i presenti.
Della settimana ha parlato Tramonte e per l'accusa si è trattato di un campo d'addestramento. E per visionare l'addestramento avrebbe raggiunto l'albergo anche un portoghese (Eugenio Brandato di Lisbona, figura pure lui la notte tra il 20 e il 21 sul registro dell'hotel) che per Tramonte era legato all'Aginter press, l'agenzia che secondo la ricostruzione dell'accusa avrebbe aiutato il gruppetto di ordinovisti a reperire l'esplosivo in Francia.
In aula ieri è sfilata buona parte delle persone che hanno vissuto quella settimana. Alle domande della procura hanno dato l'impressione di rispondere con il freno a mano tirato, tanto che i pm hanno dovuto contestare buona parte dei verbali dei precedenti interrogatori in cui alcuni testi parlavano di preparazione e acquisizione di tecniche di difesa per eventuali scontri in piazza e nelle aziende, oltre che di indottrinamento politico.
Per tutti i testimoni ieri una versione unica: alla vacanza studio, al meeting, allo stage (solo la procura ha insistito a chiamare "campo" la settimana di soggiorno pagata dalla sezione dell'Msi di Padova) solo ginnastica, qualche mossa di karate, gioco a carte, calcio e ricerca di funghi. Quasi una scampagnata. Tutti concordi nel dire che alla vacanza studio nessuno ha mai parlato di bombe, di esplosivi o di attentati.
Buona parte dei testi, tutti del Nord Est conoscevano Tramonte. A tutti è stata mostrata la fotografia scattata subito dopo lo scoppio in piazza Loggia che riprende un giovane, che da un'altra panoramica per un perito poteva anche essere Tramonte. Per gli amici, compagni della settimana sui monti, il giovane non è assolutamente Tramonte.