mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

«Ordine nuovo» e la deriva terrorista

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I due giudici togati e un giudice popolare della corte d’assise chiamati a giudicare sei imputati FOTOLIVE

18/02/2009Terroristi in grado di maneggiare ordigni, abituati a girare armati, addestrati sui colli veronesi a lanciare molotov, pronti per la rivoluzione, per imporre una svolta militare al Paese o semplicemente un gruppo di simpatizzanti di destra, specializzati in briscola e scopa e «diretti» da un responsabile facile alle sbornie?
A SENTIRE le testimonianze di ieri in aula al processo ai sei imputati accusati della strage di piazza della Loggia il movimento Ordine Nuovo non poteva nuocere ad alcuno, il referente veronese Marcello Soffiati parlava di golpe, esplosioni e rivoluzione solo quando alzava troppo il gomito. Eventualità che, a sentire chi lo ha frequentato tra gli anni '70 e '80, accadeva praticamente tutte le sere da una certa ora in poi. Questo è quanto emerge dal racconto di Claudio Bizzarri e Claudio Bressan, veneti legati a Ordine Nuovo negli anni Settanta. Negli anni in cui, secondo i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, Ordine nuovo ebbe un ruolo di primo piano nell'eversione nera e organizzò, con la collaborazione dei servizi deviati dello Stato, l'attentato del 28 maggio 1974 in piazza della Loggia.
Per l'accusa Ordine nuovo era pericoloso, sponsorizzato dagli Usa e Marcello Soffiati, il responsabile veronese del movimento, come raccontato da Carlo Digilio, ordinovista morto nel dicembre del 2005 che con la sua collaborazione ha permesso di accelerare i tempi dell'inchiesta, ebbe un ruolo di primo piano. Un ruolo da terrorista, non da visionario bevitore, gestore di trattoria e mago del tressette.
Nella ricostruzione dell'accusa fu Marcello Soffiati a ritirare a Mestre la bomba destinata a Brescia, per portarla a Milano alle Sam, le squadre Mussolini. Nel viaggio Mestre-Milano Soffiati, sempre secondo la ricostruzione dell'accusa, fece anche tappa a Verona da Digilio, che latitante era ospite a casa dello stesso Soffiati, per regolare il timer della bomba. Digilio, nel corso dell'incidente probatorio a Brescia, ha ammesso di aver disattivato l'ordigno per evitare incidenti a Soffiati, che viaggiava in treno, e di aver spiegato al referente veronese, come doveva reimpostare il timer.
TRACCIA una figura di tutt'altro peso il racconto di ieri di alcuni militanti di Ordine nuovo, sia del circolo culturale, che del movimento politico che venne fondato nel '70, dopo «l'entrismo» nel movimento sociale promosso da Pino Rauti.
«Soffiati - ha ricordato Claudio Bizzarri - era considerato una macchietta, noi non gli davamo molto credito. Era fissato con i servizi segreti e girava sempre armato, tanto che è pure stato arrestato e condannato perchè perse un borsello con i documenti in cui c'era pure una pistola. A quei tempi girava anche voce che fosse un confidente delle forze dell'ordine. Soffiati parlava sempre anche della necessità di trovare esplosivi. Aveva molta stima di Carlo Maria Maggi, che era pure il suo medico». Per Bizzarri spesso Soffiati parlava a vanvera perchè aveva alzato troppo il gomito.
Parole, idee e progetti dettati dagli alcolici anche per Claudio Bressan che Soffiati lo conobbe nel '76, ma ruppe i rapporti con lui e Maggi nel 1982 dopo essere stato arrestato.
«STUDIAVO architettura a Venezia e Soffiati mi mandò da Maggi alla Giudecca per prendere un pacco che ritirai nella trattoria della signora Pina: c'erano cartucce e un caricatore di kalashnikov, io non ne sapevo nulla e sono finito in prigione. Per questo motivo non ho più voluto avere nulla a che fare con quel gruppo di persone». Ma in un verbale dell'82, contestato al teste dai pm, Bressan era stato più preciso: «Non volevo più avere a che fare con loro perchè ho capito che erano terroristi».