mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

Strage, la madre di Nardi: «Quei sospetti su Delfino»

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Cecilia Amadio, la madre di Gianni Nardi, accompagnata in aula dalla figlia Alba SERVIZIO FOTOLIVE| Il pm Francesco Piantoni mostra alcune immagini alla testimone

16/04/2009«A mandare Giancarlo Esposti a Pian del Rascino fu il capitano Delfino. Fu l'ufficiale dei carabinieri a organizzare e a dire a Esposti di stare calmo, ma in realtà fu lui ad architettare tutto».
NON HA ALCUN DUBBIO Cecilia Amadio, 88 anni, bresciana di nascita, ma milanese d'adozione, mamma di Gianni Nardi, noto estremista di destra morto a Palma di Maiorca nel 1976 e riesumato negli anni Novanta per verificare l'esatta identità e grande amica della madre di Giancarlo Esposti, morto il 30 maggio del 1974, due giorni dopo la strage di piazza della Loggia, in un conflitto a fuoco con i carabinieri a Pian del Rascino. Non ha dubbi nonostante l'età avanzata: è decisa, quasi astiosa e senza tentennare ieri ai giudici della corte d'assise chiamati a giudicare sei imputati per strage, ha fatto una rivelazione che non aveva mai affidato ai verbali dei carabinieri fino ad ora. Senza battere ciglio, senza contraddirsi durante il controesame dei difensori, la mamma di Gianni Nardi ha lanciato precise accuse contro Delfino, imputato per concorso in strage.
«Sono state le confidenze che mi ha fatto la mamma di Giancarlo Esposti quando sono stata a trovarla per consolarla». Confidenze che coinvolgerebbero l'allora capitano dei carabinieri Delfino con la vicenda Esposti e che portano a pensare che la morte del giovane milanese sia stata un'esecuzione. «La madre di Giancarlo mi disse che per lei era stato tutto tramato da Delfino».
La madre di Gianni Nardi ricorda bene anche l'identikit apparso sui giornali due giorni dopo la strage, il ritratto esatto di Esposti: «Peccato che Giancarlo nel frattempo si fosse fatto crescere la barba. La madre di Giancarlo era convinta che la morte del figlio fosse stata architettata per la strage di Brescia». Una sorta di capro espiatorio, ma la madre di Esposti ha confidato dubbi e sospetti all'amica che ieri, a distanza di trentacinque anni, ha ricostruito tutto meticolosamente, riportando alla memoria confidenze che finora si era tenuta per sè.
GIANNI NARDI, amico fraterno di Esposti, il giorno della strage di piazza della Loggia era all'estero. «Era in sud America - ha ricordato la madre - perché era ricercato per l'omicidio del commissario Calabresi. Un'altra menzogna, ma poi la verità è venuta a galla».
Per Cecilia Amadio sono tutte menzogne anche le rivelazioni del colonnello Michittu, marito di Donatella Di Rosa, divenuta famosa come «Lady Golpe», legato sentimentalmente alla madre di Nardi e irreperibile dal 2004: «Se mi capita a tiro lo faccio a pezzi». Michittu dichiarò ai carabinieri di aver accompagnato nel '73 un uomo a Brescia in via Sabotino, su richiesta di Cecilia e di averlo lasciato accanto a una Porsche nera condotta da una donna affascinante con un dobermann nero-focato accomodato sul sedile (la donna sospettata di essere protagonista dell'episodio, una bresciana di 70 anni, ha negato tutto: non davo ospitalità a nessuno, nè mai avrei fatto salire il cane di mio figlio). Il colonnello ha dichiarato che si trattava di un uomo di destra e che la donna che lo accolse - una prostituta - gli fornì ospitalità.
«Questa storia è tutta una menzogna». Del tutto infondata, secondo Amadio, anche un'altra storia raccontata dal colonnello, finito nei guai per le rivelazioni della moglie che lo accusava di aver preso parte all'organizzazione di un colpo di Stato. Michittu ha raccontato di essere stato coinvolto da Amadio in un traffico di armi e anche di esplosivo.
«Come ci si può fidare di una persona che mi ha fatto tirare fuori dalla bara mio figlio, come fosse un pupazzo, sostenendo che non si trattava di Gianni». Per Cecilia Amadio l'ennesima testimonianza, ma una rivelazione del tutto nuova: Delfino regista occulto a Pian del Rascino.