venerdì, 10 settembre 2010

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

Mori: «Esposti? Fu giustiziato»
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Marzio Mori, attualmente detenuto a S. Vittore, è stato sentito ieri dai giudici della corte d’assise FOTOLIVE

17/04/2009 | Una rivelazione inedita al processo per la strage di piazza della Loggia. Il racconto di un detenuto che avvalorerebbe la ricostruzione dell'accusa su alcune «deviazioni» presenti all'interno della Divisione Pastrengo dei carabinieri a Milano, sul ruolo avuto dai servizi segreti deviati grazie alla collaborazione con gli estremisti di destra sia nella strage di Brescia che nella morte di Giancarlo Esposti a Pian del Rascino, due giorni dopo l'esplosione della bomba in piazza della Loggia.
Due eventi che per la procura di Brescia sono strettamente collegati: senza l'esplosione della bomba nel cestino di piazza Loggia non sarebbe scorso sangue nemmeno a Pian del Rascino.
LA RIVELAZIONE inedita è opera di Marzio Mori, 63enne, milanese, detenuto a San Vittore per rapina, amico di Giancarlo Esposti e di altri esponenti della destra, già sentito ampiamente dai carabinieri del Ros, su delega della procura di Brescia, tra giugno e agosto del 2001. Nei precedenti verbali Mori si era limitato a raccontare di aver accompagnato Esposti in una caserma a Milano, probabilmente dei carabinieri, visto che «Giancarlo era un loro informatore». Negli interrogatori Mori aveva anche accennato a collaborazioni con i carabinieri che avvisavano in anticipo di retate e perquisizioni e sulla certezza che a Pian del Rascino ci fossero anche carabinieri inviati da Milano.
MA IERI, davanti ai giudici della corte d'assise chiamati a giudicare per strage Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Giovanni Maifredi, Pino Rauti e Francesco Delfino, ex generale dei carabinieri, i ricordi di Mori sono andati ben oltre.
Il teste ha ricordato una confidenza ricevuta in carcere da Alessandro Danieletti, presente a Pian del Rascino e arrestato insieme a Alessandro D'Intino.
«Danieletti in carcere mi ha raccontato che i carabinieri a Pian del Rascino potevano evitare di sparare, che tutti e tre erano già stati fermati, ma Esposti venne fatto inginocchiare e gli spararono in testa». Mori ha sostenuto, incalzato dai pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni e dagli avvocati difensori, di aver ricevuto la confidenza da Danieletti a San Vittore, qualche anno dopo la morte di Esposti. Danieletti, ancora in vita, è citato tra i testi del processo e potrà confermare o smentire davanti ai giudici quanto rivelato ieri da Mori. Sarà una testimonianza importante, anche perchè, secondo i pm, i verbali sulla vicenda sono scarni, le risposte paiono quasi «guidate».
«I CARABINIERI di Milano sapevano che Esposti andava a Pian del Rascino, dovevo andare anch'io, ma poi cambiai idea all'ultimo minuto - ha aggiunto Mori nella sua testimonianza - e mi risulta che dopo la sparatoria ci fossero anche i carabinieri di Milano».
Per Marzio Mori una esecuzione inspiegabile perchè era risaputo che Esposti era collaboratore dei carabinieri. Vivida nella mente del detenuto anche il nome del carabiniere vicino alla destra milanese: «Il capitano Delfino era considerato un camerata puro, sempre disposto ad aiutarci disinteressatamente. C'erano molti ufficiali dei carabinieri di destra, era risaputo che Delfino fosse dalla nostra parte».
Lo stesso Mori sarebbe stato aiutato da un amico carabiniere: «Era stato spiccato un mandato di cattura nei miei confronti e anticipai di qualche giorno un viaggio a Caracas che avevo già organizzato con mia moglie per prendere il largo e non essere arrestato. Non voglio fare il nome del carabiniere che mi avvisò, eravamo amici fin da ragazzi, non voglio creargli problemi».
In carcere e nell'ambiente di destra Mori sostiene di aver raccolto voci anche sulla strage di piazza della Loggia. «So che la bomba non è stata messa dai fascisti, ma è stata messa dai servizi deviati. È come per tutte le altre bombe scoppiate in Italia, come per tutti gli altri attentati: i responsabili sono gli apparati deviati dello Stato».
Le voci raccolte da Mori coincidono in parte, dunque, con la ricostruzione dei due procuratori che per anni hanno indagato sulla strage e che dal 25 novembre sono in aula a sostenere le loro accuse. Ma per i pm i servizi deviati dello Stato non hanno fatto tutto da soli, ma si sono appoggiati a un gruppetto di estremisti di destra legati a Ordine Nuovo.