mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

Strage, la vedova Romani: «Tramonte venne da noi»

Zoom
Il giudici della corte d'assise che processa i sei imputati accusati della strage di piazza della Loggia

13/03/2009Maurizio Tramonte voleva conoscere a tutti i costi Gian Gastone Romani e sul giro di persone che frequentavano la casa di quest'ultimo ad Abano Terme si è concentrata l'attenzione dei pubblici ministeri Roberto Di Martino e Francesco Piantoni. Romani svolge un ruolo non indifferente nell'impianto accusatorio perché proprio nell'abitazione di Abano il 25 maggio 1974, tre giorni prima della strage di piazza Loggia, si sarebbe tenuta una riunione alla quale presero parte Carlo Maria Maggi, responsabile di Ordine Nuovo nel Triveneto, e altri due camerati. A rivelarlo, la fonte Tritone alias Maurizio Tramonte, nelle sue dichiarazioni poi in parte ritrattate. Proprio in occasione di quell'incontro, secondo quanto riportato in un primo momento da Tramonte, venne deciso di «forzare la mano» con un attentato da realizzare a Brescia.
LA VEDOVA di Romani, Renata Segato, sentita ieri nell'aula della corte di assise, smentisce qualsiasi coinvolgimento del marito, definendolo un uomo «molto attento alle problematiche sociali», e smentisce anche riunioni casalinghe troppo affollate perchè «la casa era di modeste dimensioni». La signora Segato aggiunge un particolare nuovo sul tipo di rapporto che correva tra il marito e il giovane Maurizio Tramonte, «affascinato dalla figura carismatica di Gastone perché mio marito era uno degli uomini usciti dal partito e in seguito rientrati». Il partito era l'Msi e l'uscita di alcuni aveva comportato la successiva adesione a Ordine Nuovo almeno fino al 1969 quando con la nomina di Giorgio Almirante molti fecero ritorno tra le fila missine.
Due sono in definitiva le occasioni in cui la vedova Romani dice di aver visto Tramonte. «Una volta venne con Maurizio Zotto e l'altra invece si presentò con sua moglie - dice la signora Segato -. I ricordi su Tramonte sono davvero fugaci». La località degli incontri è sempre Abano dove aveva sede l'albergo Savoia Todeschini di cui Gian Gastone Romani era direttore. La fonte Tritone nelle sue confessioni ha riferito anche di un particolare preciso relativo alla casa di Abano. La presenza di una donna con una ingessatura al braccio. Il personaggio in questione è Sara, sorella di Renata Segato, che nel febbraio del 1974 è vittima di un grave incidente stradale e dopo aver trascorso un breve periodo in ospedale, viene presa in cura dalla sorella nella casa padovana.
«Sara aveva riportato un trauma cranico ma nessuna frattura - precisa la vedova Romani -. Portava un fazzoletto per fasciare il braccio». Precisa invece la smentita circa una presunta affiliazione di Gastone Romani alla massoneria.
Della conoscenza di Marcello Soffiati, Renata Segato dice solo che aveva lavorato come addetto all'argenteria nell'albergo al Lido di Venezia in cui il marito Gastone era stato direttore dal 1959. E poi c'è la tragica morte di Davide Riello, responsabile della sezione Msi di Anguillara e per un certo periodo portiere di notte nell'albergo Savoia Todeschini. Una telefonata alle sei di mattina avverte dell'incidente automobilistico mortale: immediata la corsa alla casa della madre.
«PERCHÈ tutta questa fretta?», ha chiesto il presidente della corte d'assise, Enrico Fischetti. «Perché eravamo in amicizia», ha risposto la Segato. La vedova Romani si reca a casa Riello, ma non accompagna il marito nella stanza di Davide per prelevare i documenti del partito. Sulle scatole contenenti gelatina verde, che secondo l'accusa poteva essere una componente del materiale esplosivo, il pensiero della Segato non ha lasciato molto spazio ai commenti. «Sono tutte invenzioni dei giornalisti».

Paola Castriota