Fiori e striscioni sotto la stele che ricorda i Caduti, in occasione del 34° anniversario della Strage FOTOLIVE
23/11/2009Sono passati 34 anni dalla strage di Piazza della Loggia e martedì la ferita si riaprirà ancora una volta. Tra tre giorni la Corte di Assise di Brescia sarà chiamata a fare luce su quanto di nuovo emerso in questi anni per capire se, a così lunga distanza, sia ancora possibile svelare non solo la verità giudiziaria ma soprattutto la verità storica sulla Strage. Chi erano i mandanti, chi gli esecutori, chi ha contribuito a depistare le indagini? Tanti interrogativi ancora in gran parte irrisolti e illustrati venerdì alla Casa del Popolo su iniziativa di Anpi Nuova Resistenza, Piazzadimaggio e dei circoli Arci Controcanto e La Meridiana.
Il binomio verità giudiziaria / verità storica torna incessantemente perché se da un lato l'iter nelle aule del tribunale dovrà avere una conclusione, dall'altro le due verità potrebbero non coincidere.
«Ci chiediamo se dopo 34 anni abbia ancora un senso cercare la verità giudiziaria. La risposta è affermativa, perché da un punto di vista processuale il reato di strage non va in prescrizione - ha precisato Andrea Ricci, avvocato di parte civile al processo Strage -. Ma la paura è che dopo tutti questi anni non si raggiunga la verità in questi termini». Tuttavia, secondo gli organizzatori dell'incontro di venerdì ciò che più conta adesso è riaccendere i riflettori su uno dei capitoli neri della storia italiana: «Vogliamo risvegliare l'attenzione della città alla vigilia del nuovo processo - ha sottolineato Francesca Parmigiani dell'Anpi Nuova Resistenza -. La partecipazione della comunità durante le udienze sarà davvero importante, soprattutto in questo contesto storico di sdoganamento della cultura dell'estrema destra. Per questo invitiamo tutti i bresciani a partecipare al processo». Anche a fronte del possibile rischio di naufragio del nuovo iter giudiziario. «Bisogna raccogliere le prove vecchie e valutare le nuove - ha analizzato Ricci -. Manca moltissimo, ma qualcosa di vero c'è. Di sicuro non ci troviamo nello stesso clima di allora: l'attenzione è cambiata e i magistrati di oggi dovranno stare molto attenti ai nuovi ‘colori' della strategia della tensione». Sembra dunque sempre più difficile ricostruire passo per passo la verità non tanto perché, come si sa da tempo, le prove principali furono lavate via dalla piazza poco dopo l'esplosione della bomba, quanto per la scarsa attendibilità dei collaboratori di giustizia, personaggi dai contorni spesso ambigui. «Come Maurizio Tramonte, furbastro mantenuto a spese dello Stato, che ha saputo ritrattare a suo piacimento il racconto dei fatti nel corso dei vari processi - ha ricordato Mimmo Franzinelli, autore del libro ‘La sottile linea nera' -. O come il generale Francesco Delfino, poi degradato perché coinvolto nella truffa durante il rapimento di Giuseppe Soffiantini».
Martedì nelle aule della Corte di Assise si riapriranno le 800 mila pagine di atti che racchiudono una delle vicende più dolorose della storia di Brescia. «Il nuovo processo è solo l'inizio di un percorso - ha detto Francesca Parmigiani -. Auspichiamo che nei prossimi mesi e durante il processo possano moltiplicarsi le iniziative volte a mantenere alta l'attenzione su un evento tanto significativo per la nostra città».