Enzo Romani, uno dei 103 feriti della strage di piazza della Loggia
02/12/2009Un lampo. Poi il nulla. Un flash durato una frazione di secondo, ma rimasto per sempre nella testa di Enzo Romani, uno dei 103 feriti di piazza della Loggia. Una bomba, un attentato. Perché gli anni '70 sono anni di piombo e sangue,ma anche di voglia di cambiare le cose.
Un lampo, e subito dopo lo scoppio. La potenza della detonazione investe anche Enzo, che viene sbalzato a terra. Il buio. Per quanto tempo lui non lo sa con precisione. Ci sono persone che dopo un evento traumatico dimenticano, soffocano il ricordo, lo chiudono in un cassetto per poi lanciarlo negli abissi dell'anima. Enzo invece ricorda ogni cosa alla perfezione, nonostante siano passati 34 anni.
«Ricordo tutto - scandisce lentamente Enzo -. Ricordo questo lampo e che ho subito pensato a un attentato».
Il 28 maggio 1974 Enzo è un giovane di 27 anni, uno spirito libero che va in piazza per manifestare insieme ai «compagni» nel comizio del sindacalista Franco Castrezzati. Anche Enzo, come molti altri, si ripara dalla pioggia sotto il portico di piazza Loggia, vicino al cestino con i 7 etti di esplosivo.
Se Enzo può raccontare oggi la sua storia, lo deve alle persone intorno a lui che con il loro corpo hanno attutito l'esplosione. «Quando mi sono ripreso, mi sono alzato, ero stordito, mi bruciava la faccia per l'onda di calore sprigionata dalla bomba - ricorda -. In quegli attimi non riuscivo a realizzare il mio stato di salute. Poi ho visto un amico che mi veniva incontro, chiamandomi per nome e mettendosi le mani sul viso. Dopo avermi visto, è corso via spaventato. È stato allora che ho capito di essere grave». Tutta la parte sinistra del corpo di Enzo è ferita in modo serio. Il timpano è saltato, schegge di pietra, metallo e detriti sono finite nell'occhio e soprattutto nel torace. I vestiti sono zuppi di sangue, ma nessuno gli presta aiuto nell'immediato. Poi finalmente, la corsa in ospedale. «Ci ho messo mesi prima di tornare in piazza - ricorda -. Da quel giorno sono diventato impermeabile».
Non riesce più a provare emozioni Enzo, che in quella atroce mattina ha perso l'essenza stessa della natura umana.
«Tutto mi scivola addosso senza lasciare traccia, anche il dolore - aggiunge -. Mi hanno spiegato che è un meccanismo di difesa della mente».
A parte le schegge che ancora adesso Enzo porta nel corpo, qualcos'altro la bomba gli ha lasciato dentro: «La paura di stare solo - rivela -. Ancora adesso non riesco a stare in casa da solo. Ho paura».
Ecco forse l'unica emozione che gli è rimasta dopo la strage. Il resto, spazzato via con l'esplosione. Enzo si è sposato e ha avuto due figli a cui ha raccontato, per non dimenticare e perché un orrore così non si ripeta. «La memoria deve vivere nella comunità perché queste tragedie non devono ripetersi. Mai più».