mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

«Era importante sentire i politici»

Zoom
Manlio Milani a un’udienza del processo FOTOLIVE| I giudici della corte d’assise sono chiamati a giudicare sei imputati per la strage del 28 maggio ’74

16/01/2009Il cuore del processo comincia a battere. Con l'ordinanza di ammissione di una parte della lunga lista testimoniale, si comincia a vedere l'inizio del percorso che forse dopo quasi trentacinque anni chiarirà i punti oscuri e le responsabilità per la strage di piazza Loggia. Continuano ad esserci delle oggettive difficoltà di fondo dovute alla imponente mole di materiale probatorio, e fin qui niente di nuovo.
AL TERMINE della lettura dell'ordinanza da parte del giudice Enrico Fischetti, sono state sollevate ancora delle perplessità. Prima delle altre, si è fatta sentire la voce del pm Roberto Di Martino. Ma non è stata l'unica perché qualche avvocato di parte civile, ha commentato con parole amare l'oggettiva impossibilità di trovare un accordo con la difesa sull'ammissione di alcuni testi chiave.
Manlio Milani, marito di Livia Bottardi, una delle vittime della strage, è sempre presente. Dopo aver ascoltato l'ordinanza, le sue impressioni ieri sono state positive.
«Mi sembra che tutto sommato le scelte in merito alle liste testimoniali siano buone - ha commentato -. Per avere le idee più chiare aspetto di avere in mano una copia dell'ordinanza perché attraverso la lettura in aula è difficile capire i tecnicismi e i passaggi importanti, però l'impressione che ho maturato, è positiva».
OTTIMISTA la sua sensazione, ma con riserva perché anche nella testa del presidente dell'associazione dei Caduti di piazza Loggia, rimangono alcuni dubbi. «Secondo me sarebbe stato importante ascoltare i politici, invece sono stati esclusi tutti dalla lista testimoniale da ammettere a giudizio - ha aggiunto -. Un peccato perché il loro racconto avrebbe senza dubbio aiutato a ricostruire il contesto storico e il clima che si respirava all'epoca». Così non sarà perché l'ordinanza di ieri ha lasciato fuori dai giochi proprio i nomi più illustri.
«Credo che accusa e difesa non potranno mai trovare un accordo su tutto. Il presidente della corte ha chiesto di fare uno sforzo per tentare di scremare il possibile, ma ci sono delle difficoltà oggettive». Per il resto la vita di Manlio procede lentamente così come per tutti quelli che in quel giorno di maggio hanno perso una parte di vita.
«Si sopravvive - ha detto Milani -. Spero davvero che il processo faccia il suo corso e che sia fatta luce sulle responsabilità. Non possiamo accontentarci della sola verità storica - ha aggiunto -. Noi dobbiamo desiderare con tutte le forze anche la verità in sede processuale, oltre a quella storica, perché è una questione di giustizia verso i familiari rimasti e anche verso il resto del nostro Paese».
E SUL COINVOLGIMENTO di politici e potenti? «Non si può dire niente di preciso - ha risposto Milani -. Di sicuro qualcuno sapeva e non ha fatto niente per impedire la strage». L'unica cosa sicura è che tra poco inizierà la sfilata di testi e forse anche l'opinione pubblica, per ora molto disattenta nei confronti del processo, si avvicinerà di più alle vicende che si stanno svolgendo all'interno della corte di assise di Brescia. «È comprensibile che a molti non interessi questo nuovo processo - ha commentato Manlio -. Dopotutto, sono trascorsi così tanti anni».