mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

«Noi, illesi per miracolo»

04/02/2009La gente che confluisce in piazza e la pioggia che comincia a cadere. I manifestanti che si accalcano sotto i portici, davanti alle vetrine. Poi uno scoppio che ricorda l'esplosione delle bombe in guerra.
Questo è il ricordo di Enzo Verza, proprietario del negozio di abbigliamento che si affaccia su piazza Loggia, a pochi metri dal maledetto cestino. In aula feriti della strage hanno menzionato spesso il nome «Tadini e Verza». Perché nella detonazione dell'ordigno tutte le vetrine del negozio andarono in frantumi, ferendo i presenti. Non solo. Per le vibrazioni e lo spostamento d'aria, anche l'alto lucernario dell'ingresso andò in mille pezzi. Enzo Verza quel giorno lo ricorda molto bene nonostante siano passati così tanti anni. Lo ricorda però con un po' di distacco perché quando si assiste a certi fatti drammatici e si sopravvive quasi per miracolo, capita di scrollarsi di dosso le emozioni. Non per dimenticare, ma per difendersi da pensieri troppo pesanti e neri.
«Ero proprio vicino alla porta di ingresso - racconta -. Stavo parlando con mio fratello quando a un certo punto ci siamo trovati per terra». Sono attimi di panico e sbigottimento quelli che seguono. Enzo Verza non capisce cosa è successo. «Ho sentito un botto secco, come le bombe che cadono sul selciato - dice -. E io quel rumore lo rammento molto bene perché durante la guerra ho sentito i bombardamenti dai rifugi». Per miracolo, Verza resta illeso, ma di lì a poco inizia un gran trambusto. Immagini che si susseguono a rallentatore, senza audio. Solo persone che corrono come impazzite, cercando di aiutare un amico, un parente, un compagno.
«NON SENTIVO più niente – continua Verza -. Ero inebetito, come anestetizzato. Poi ho pensato di dare un primo soccorso alla gente che entrava in negozio. Qualche panno e vestiti per tamponare le ferite». Mentre fuori si vedono corpi esanimi. «Un ricordo impresso in me come un timbro - aggiunge -. Ricordo bene che sotto il portico c'erano le forze dell'ordine. Sia poliziotti che carabinieri. Dopo un paio d'ore la piazza era già stata tutta pulita e verso mezzogiorno ho chiuso il negozio e sono andato a casa».
Anche Ennio Morocutti, titolare della coltelleria all'angolo tra via Dieci Giornate e piazza Loggia, porta dentro immagini nitide di quella tragica mattina. Una fortunata casualità gli ha evitato il peggio. «Ero fuori dal negozio, proprio sull'angolo – racconta -. Ascoltavo il discorso di Castrezzati quando la mia commessa mi ha chiamato per rispondere al telefono. Sono rientrato e pochi secondi dopo è scoppiata la bomba». Con l'esplosione si rompe un vetro del negozio, ma la fotografia più viva nella mente di Morocutti ritrae due moto dei vigili urbani collocate fuori dal negozio, sotto il portichetto. «Si sono ribaltate e quasi una sfonda la vetrata - aggiunge -. Poi subito dopo sono entrati due poliziotti e hanno requisito il telefono per usarlo».