Lufficiale giudiziario indica a Franco Castrezzati la poltrona riservata ai testimoni. SERVIZIO FOTOLIVE
11/02/2009Si può lavare il sangue dalle piazze e rimuovere le tracce di una bomba, ma non si possono cancellare le emozioni. Sbigottimento, rabbia, dolore. Sono questi sentimenti che in sequenza tornano a farsi vivi a distanza di quasi trentacinque anni nel racconto di Franco Castrezzati, il sindacalista della Cisl che il 28 maggio del 1974 in piazza Loggia stava tenendo il comizio. Sue le parole ormai conosciutissime che si sentono nelle registrazioni audio prima e dopo lo scoppio dell'ordigno.
Castrezzati ricorda bene il botto così come l'immagine tremenda che si manifesta ai suoi occhi dall'alto del palco. Una posizione "privilegiata" per assistere a uno spettacolo orrendo. «Dal palco si è visto benissimo tutto - ricorda il sindacalista -. Ho visto volare le bandiere, mentre la gente cadeva a terra. Ho capito subito che non era un atto dimostrativo, ma qualcosa di ben più grave».
IL PENSIERO corre subito alle persone ferite, tra cui potrebbero esserci anche i figli e il fratello che di lì a poco si avvicina al palco. «Era pieno di sangue perché ferito alla gamba - ricorda il sindacalista -. Ho strappato un filo degli altoparlanti e gliel'ho legato per fermare l'emorragia». Un vero pandemonio quello che segue. Castrezzati dice di aver visto arrivare da piazza Vittoria i carabinieri e di essere intervenuto con un ufficiale dell'Arma per farli allontanare. Temeva che potessero nascere scontri con i manifestanti. Difficile anche riuscire a dare un po' di ordine a quel caos frenetico di urla, soccorsi e fuggi-fuggi. «Arrivavano notizie confuse. C'era chi parlava di altre bombe sotto i portici o addirittura sotto il palco» racconta. Avvicinandosi alla fontana, a pochi metri dal cestino esploso, il sindacalista viene raggelato non solo dal sangue, dai morti dilaniati e dai feriti, ma anche da un particolare. Un paio di occhiali per terra. «Assomigliavano a quelli di mia figlia - ricorda -. Solo dopo mi dissero che erano di Giulietta Bazoli». E poi la rabbiosa sfuriata gridata in faccia al vicequestore Aniello Diamare che dà l'ordine di lavare la piazza con gli idranti. «Da profano mi sembrava una cosa assurda» dice Castrezzati.
E ancora la camminata con il marito di Giulietta Bazoli per dargli la terribile notizia. In mezzo, una riflessione fulminea. Le Brigate rosse sovversive e la destra fascista eversiva. «Le prime - dice - colpivano obiettivi precisi, gli altri invece sparavano nel mucchio mettendo bombe in piazza, sui treni o nei sindacati». Come l'ordigno collocato nelle sede della Cisl di Brescia a pochi giorni dalla strage di piazza Loggia. «Fui io stesso a trovare gli otto candelotti di dinamite - ricorda -. La miccia era stata accesa ma si era spenta. Se fosse esplosa avrebbe fatto crollare l'intero palazzo».