Lo sciopero del 31 ottobre 1972. Una camionetta e due divise si intravedono presso la Bella Italia |
Ancora il 31 ottobre 1972: due poliziotti sono sul lato nord durante la manifestazione
17/02/2009Quando la giustizia sconfina nella storia, quando la ricostruzione giudiziaria getta il suo fascio di luce su vicende che la memoria ricorda ormai in maniera labile e confusa, gli archivi storici forniscono risposte più certe dei testimoni. I documenti (cartacei e fotografici) offrono dati a cui ancorarsi laddove i ricordi si sbriciolano.
Una risposta ad alcuni dei quesiti che rimbalzano nella Corte d'assise di Brescia che si occupa della strage di piazza Loggia viene dai giacimenti documentari in cui si aggirano più gli storici che gli investigatori, più i tesisti degli 007.
ACCUSA, difese, parti civili e Corte vanno cercando di chiarire in aula due aspetti centrali nella ricostruzione della procura: dove si posizionavano solitamente le forze dell'ordine durante le manifestazioni sindacali, e quando venne decisa e resa pubblica la manifestazione del 28 maggio 1974 in cui scoppiò la bomba. Se si appura che le forze dell'ordine si schieravano sempre attorno al punto in cui ci fu lo scoppio, acquista forza la tesi dell'accusa secondo cui l'ordigno doveva colpire proprio carabinieri e poliziotti. Se si anticipa la notizia della manifestazione, acquista maggior credibilità il teste dell'accusa che parla di un'organizzazione della strage messasi in moto con largo anticipo.
Ebbene, nell'archivio storico della Camera del lavoro intitolato a Bigio Savoldi e - guarda caso - a Livia Bottardi Milani ci sono documenti che indeboliscono la prima tesi e rafforzano la seconda.
Cominciamo dalle fotografie. Dove si piazzavano le forze dell'ordine durante le manifestazioni? Quasi tutti i testi sentiti in aula ricordano divise schierate attorno al punto dello scoppio o nella piazzetta Bella Italia. Ma c'è anche il rischio che i ricordi siano successivi al 1974, e non precedenti. In realtà le molte fotografie del «fondo scioperi» dell'Archivio non ritraggono mai divise in piazza. Se non in un caso.
IL MOTIVO? Negli anni Cinquanta Brescia aveva sperimentato gli scontri fra polizia e manifestanti, «celerini» e operai. La presenzA di divise a margine dei cortei rischiava di riaccendere vecchie tensioni: quindi, dagli anni '60, venne evitata. La presenza ai cortei era affidata a agenti in borghese, gli uomini della «politica».
Peraltro la partecipazione a manifestazioni (come quella del 7 novembre 1969 in pieno autunno caldo, che documentiamo in questa pagina) era talmente debordante che non c'era lo spazio fisico per la presenza di forze dell'ordine in divisa ai margini della piazza.
Le foto dell'archivio della Cgil documentano la presenza di poliziotti in divisa in piazza solo una volta: è il 31 ottobre 1972. Si intravedono il tetto di una camionetta verde e due cappelli di poliziotti in fondo alla piazza, fra la Bella Italia e la fontana più a nord. Nella stessa manifestazione due poliziotti sono immortalati anche nei pressi della orologeria Barozzi: lato nord della piazza, lontano dalla colonna dove due anni più tardi scoppierà la bomba. La tesi del «si schieravano sempre lì», insomma, va probabilmente rivisitata. A meno che spuntino altre fotografie.
Dai documenti cartacei del «fondo strage», invece, emerge un volantino che avvalora una diffusione assai anticipata dell'idea della manifestazione. Per interpretarlo è necessario ripercorrere quei dieci giorni che sconvolsero Brescia.
Alle 3 della notte fra sabato 18 e domenica 19 maggio Silvio Ferrari, estremista di destra, muore nei pressi di piazza Mercato dilaniato dalla bomba che trasportava sul suo scooter. La stessa notte un'auto si schianta in via Milano: è carica di manifesti del Msi. Un occupante muore, tre restano feriti: tutti di Milano.
Domenica 19 scatta un nuovo allarme bomba in via Italia, presso l'ex sede della Cisl.
Lunedì 20 i carabinieri arrestano Tartaglia, d'Amato e Pedercini nell'ambito di indagini nel mondo dell'estrema destra. Lo stesso giorno - ed è questa la scoperta offerta dall'archivio Savoldi-Milani - la federazione Cgil Cisl e Uil dirama un volantino che ricostruisce le vicende dei giorni precedenti, denuncia che nella mattinata era giunta una telefonata anonima alla sede della Cgil che annunciava una bomba, e dichiara: «Occorre che le forze politiche, le autorità tutte uniscano sforzi, promuovano iniziative, colpiscano con ogni energia». La mobilitazione insomma è nell'aria fin dal 20 maggio. Per mercoledì 22 - lo annuncia sempre il volantino - «sono convocati i consigli generali Cgil, Cisl Uil per assumere le decisioni più opportune».
LA SITUAZIONE si carica di nuove tensioni martedì 21 maggio: ci sono tafferugli ai funerali di Ferrari, cinque estremisti veneti vengono arrestati. Il 22 si riuniscono i Consigli generali di Cgil, Cisl e Uil presso la camera di commercio di via Einaudi. Intervengono i leader di allora: Alberti, Caffi, Landi, Borgomeo. Castrezzati propone lo sciopero di quattro ore per favorire la partecipazione alla manifestazione concordata con il Comitato unitario antifascista. Bresciaoggi ne dà notizia nell'edizione di giovedì 23 maggio. A quel punto menti e mani criminali sono ormai al lavoro: il conto alla rovescia per la strage è cominciato.