11/03/2009I servizi segreti americani tramite le basi militari presenti in Italia erano pronti a dare una mano al braccio armato della destra estrema per innescare un colpo di Stato nel caso in cui il Pci avesse vinto le elezioni.
Questo è quanto affermato nel 1982 da Dario Persic e confermato anche ieri davanti alla corte presieduta dal giudice Enrico Fischetti. «Giovanni Bandoli aveva riferito che tutti i familiari degli americani che lavoravano presso la base di Vicenza erano ritornati negli Stati Uniti o si erano trasferiti in Germania prima delle votazioni per non trovarsi in Italia al momento del temuto sorpasso da parte del Pci - racconta Persic -. Secondo i discorsi che venivano fatti, qualora ci fosse stata la vittoria del Pci alle elezioni politiche, gli americani sarebbero certamente intervenuti. Maggi, Soffiati e Digilio - aggiunge - erano convinti che ci dovesse essere un rovesciamento del sistema, un colpo di Stato, indipendentemente dall'esito delle elezioni politiche».
IL RACCONTO frammentario di Persic ruota attorno ad alcune figure chiave: Marcello Soffiati, suo padre Bruno, Carlo Maria Maggi, Benito Rossi, Sergio Minetto e Giovanni Bandoli che lavorava alla caserma Ederle di Vicenza. Un grande mistero ruota attorno a questo personaggio dipinto da Persic come una sorta di millantatore con appoggi importanti.
«Lui si vantava di essere un capitano americano e di lavorare con i servizi segreti ma in realtà era solo un cineoperatore alla base americana di Vicenza - dice Persic -. Mi aveva mostrato alcune tessere militari rilasciate a lui con nomi diversi, ma io sapevo che non era vero quello che mi raccontava però non mi facevo domande».
Persic ha ricordato inoltre che Marcello Soffiati andò a trovare Bandoli alla base militare americana Camp Darby a Livorno. «Non mi disse per quale ragione si recò da lui e io non glielo chiesi». Fu ancora Bandoli a introdurre Persic e Soffiati a una festa «che si colloca quasi certamente al 31 dicembre del 1972» in una villa di Verona alla quale partecipò «una persona che mi si disse essere un comandante della Nato di nome Di Napoli».
Bandoli non era il solo a parlare di rapporti con i servizi segreti americani. Anche Marcello Soffiati li aveva menzionati a Persic parlando di Marco Affatigato un ragazzo che spesso dormiva a casa Soffiati, finchè non andò a Nizza. «Marcello andò a trovarlo in Francia - ricorda Persic -. Quando tornò in Italia mi raccontò di aver visto Affatigato e mi parlò di alcuni contatti di quest'ultimo con uomini dei servizi segreti americani». Nel verbale del 1982 Persic rammentò anche il contesto del viaggio a Nizza avvenuto «in coincidenza» della strage di Bologna.