Francesco Piantoni e Roberto Di Martino: sostengono laccusa nella terza inchiesta-strage FOTOLIVE
26/11/2009Prima sussurrato a mezza voce. Poi insinuato dalle ricostruzioni giornalistiche e dalle commissioni d'inchiesta. Infine conclamato in un'inchiesta giudiziaria e proclamato ad alta voce in un'aula di giustizia. Il ruolo (possibile) dei servizi segreti nella strage di piazza Loggia, l'azione di corpi e gruppi deviati degli 007 italiani e stranieri, è elemento portante della terza inchiesta sulla strage e fin dalla prima udienza ha fatto irruzione nel processo.
IL PROCURATORE Roberto Di Martino l'ha chiarito da subito, senza giri di parole. «Riteniamo - ha detto - che i nostri imputati agissero con l'ispirazione e con l'identica finalità che avevano alcuni di questi servizi». I servizi che avrebbero dovuto difendere l'ordine democratico, secondo l'accusa, «ispiravano» e «avevano identica finalità» rispetto a chi sperava di imprimere alla vicenda italiana una svolta autoritaria a colpi di bombe.
Gli elementi che inducono a questa testi, snocciolati ieri per chiedere l'acquisizione di prove, hanno fatto subito una certa impressione. L'imputato Digilio - ricorda Di Martino - s'è sempre proclamato agente Cia oltre che militante di Ordine nuovo; Tramonte è identificato con la «fonte Tritone» dei servizi militari; lo scomparso Massimiliano Fachini avrebbe avuto collaborazioni con il capitano La Bruna; Delfo Zorzi, secondo testimonianze, avrebbe avuto frequentazioni con gli Affari riservati, così come Stefano Delle Chiaie; Giovanni Melioli avrebbe relazionato a un capitano dei carabinieri. Fra le 830mila pagine dell'inchiesta Di Martino-Piantoni sovrabbondano veline, informative del controspionaggio, relazioni dei capicentro.
Ma nell'inchiesta abbondano anche testimonianze sui servizi deviati e su organizzazioni coperte. Come l'«Anello» di cui il consulente Aldo Giannuli (scopritore dell'archivio dimenticato dell'Ufficio affari riservati sulla via Appia) ha riferito prima al giudice di Milano Salvini, poi alla procura di Brescia, infine alla commissione stragi.
«Nelle nostre carte - ha anticipato ieri in aula Roberto Di Martino - sembra emergere un servizio segreto parallelo, il cosiddetto "Anello", la cui storia si perde nei tempi della guerra, ma che è stato particolarmente attivo negli anni Settanta». Stando ai «contenuti di alcuni appunti», aggiunge Di Martino, l'«Anello» potrebbe avere a che fare con la strage: «Delfino secondo un testimone avrebbe avuto contatti con questo servizio, Esposti ne sarebbe stato lambito». Figura-chiave per conoscere questa struttura parallela sarebbe Adalberto Titta che - spiega Di Martino - «avrebbe operato nell'azione sfociata nella liberazione dell'assessore campano Cirillo, nella liberazione del generale Dozier, nel caso Moro, nella fuga di Kappler».
ALCUNI DEI MISTERI della storia repubblicana, ma anche vicende che chiamano in causa la destra eversiva, farebbero capo - secondo il teorema Di Martino-Piantoni - a questo «Anello». Se testi e prove relativi a queste vicende saranno ammessi a processo, nell'aula della corte d'assise di Brescia nei prossimi mesi verrà ricostruito un pezzo della storia d'Italia: il cuore di tenebra dello stragismo degli anni settanta, le trame che fra il '69 e il '74 tentarono di far cadere l'unica democrazia mediterranea europea, quella italiana, e di precipitare Roma in un regime totalitario come quelli che allora governavano Atene, Madrid, Lisbona.
In aula si scriverà, insomma, un pezzo dell'«altra» storia d'Italia. In un processo che potrebbe diventare un maxi-processo, ma che rischia altresì di diventare un processo-monstre, ci vorrà tutta l'esperienza e il polso del presidente Fischetti per tenere la barra dritta. Puntata sulla duplice stella polare: verità e giustizia.