mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

Aspirante «pentito» non convince l'accusa

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Il pm Francesco Piantoni

17/04/2009Nel '98 ha inviato una raccomandata, un fax e una lettera al giudice Guido Salvini di Milano, il 24 giugno del 1999 è stato sentito dai carabinieri dei Ros promettendo rivelazioni, in cambio di protezione e di un trasferimento dal carcere di San Gimignano dove non si sentiva al sicuro, sul rapimento e lo stupro di Franca Rame e sulla provenienza di alcune armi trovate a Pian del Rascino il 30 maggio 1974.
Ieri Giuseppe Cobianchi, 55enne milanese, in carcere dal '79, detenuto attualmente a Pisa, con fine pena il 23 giugno del 2036, autodefinitosi «un buon delinquente», è comparso davanti ai giudici della corte d'assise che stanno processando sei imputati per strage. Le rivelazioni promesse non ci sono state.
Cobianchi ha raccontato di aver saputo da un milanese legato alla destra che lo stupro di Franca Rame fu «organizzato dai carabinieri della Pastrengo e quella sera in caserma festeggiarono». Sulla provenienza delle armi trovate a Pian del Rascino Cobianchi non ha saputo dare risposte precise e le affermazioni sul capitano Delfino sono state al limite della diffamazione.
Cobianchi ha cercato di conquistare la fiducia dei due pm spiegando ciò che sapeva della strage di piazza della Loggia, ma non ha aggiunto nulla di nuovo a quanto già apparso sui giornali.
«Ho saputo da Renato Vallanzasca, Pierluigi Concutelli e Mario Tuti - ha concluso Cobianchi prima di lasciare l'aula e tornarsene in cella - che la bomba è stata preparata a Verona, data a un certo Marcello e poi consegnata a un certo Giovanni, ex autista del ministro dell'Interno, e affidata nuovamente a un altro Giovanni». W.P.