Il presidente Enrico Fischetti
24/04/2009A Pian del Rascino i morti potevano essere tre. Oltre a Giancarlo Esposti avrebbero potuto morire anche Alessandro Danieletti e Alessandro D'Intino. E' la confidenza ricevuta da Giorgio Spedini in carcere dagli stessi Danieletti e D'Intino e raccontata ieri in aula ai giudici della corte d'assise di Brescia. Spedini ha raccontato, aiutato anche dalle dichiarazioni rilasciate nei precedenti interrogatori, sollecitato dai pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni.
«IN CARCERE D'INTINO e Danieletti mi dissero - ha raccontato il teste - che a Pian del Rascino se non ci fossero stati gli agenti della Guardia Forestale i carabinieri avrebbero ucciso anche loro». Ma grazie alle confidenze dei due detenuti il ricordo di Spedini è andato anche oltre: «Mi dissero che i carabinieri avrebbero anche tagliato la barba a Giancarlo Esposti, in modo che potesse corrispondere pienamente all'identikit distribuito il 30 maggio su un giovane sospettato della strage di piazza della Loggia. I carabinieri non sapevano che da alcuni mesi Esposti aveva deciso di non radersi e rimasero spiazzati, non si aspettavano di trovare un giovane che non corrispondeva alla foto usata come base per tracciare l'identikit».
Una nuova testimonianza che avvalora la tesi dell'accusa sulla morte di Esposti, sul suo legame da confidente con l'Arma dei carabinieri, con alcuni uomini della Divisione Pastrengo di Milano comandata dal generale Palumbo e in particolare con il capitano «Palinuro», che per i pm bresciani altri non era che il capitano Delfino.W.P.