Lavvocato Giovanni Pinna ieri al processo per la strage
24/04/2009Un altro mattone è stato posto nell'edificio dell'impianto accusatorio dei procuratori Roberto Di Martino e Francesco Piantoni che ieri hanno messo in rilievo in modo più marcato la posizione di Giovanni Maifredi. Dopo la testimonianza di Giovanni Bonardi, resa tre giorni fa, secondo la quale l'imputato era a conoscenza della intenzione di alcuni «amici» della destra estrema di realizzare un attentato a Brescia, si sono aggiunti altri elementi a suffragio di questa ipotesi. Particolari importanti ricavati in parte dalla viva voce di chi ha vissuto sulla propria pelle l'intera vicenda, e in parte attraverso i verbali resi da testimoni ormai deceduti.
Presente in aula l'avvocato Giovanni Pinna, comprensibilmente non puntuale nel ricordare tutti i dettagli di un incontro avvenuto più di trent'anni fa. Il 20 ottobre 1977 Clara Tonoli, ex convivente di Maifredi ormai deceduta, chiede di poter parlare con l'avvocato Pinna, all'epoca difensore di Andrea Arcai nel primo processo alla strage. «Venne redatto un verbale "a futura memoria" - ricorda Pinna -. La Tonoli voleva che rimanesse una sorta di registrazione su quel gravissimo fatto storico». "Appunto pro memoria" è il nome del documento scritto nel corso dell'incontro dal giudice Giovanni Arcai, diviso in 51 punti. Secondo quanto affermato dalla Tonoli, Maifredi aveva custodito in casa l'ordigno, predisponendolo poi per l'esplosione.
Ma il documento non viene prodotto in giudizio perché i legali del giovane Arcai temono un effetto boomerang, ossia che nel tempo le dichiarazioni si rivelino non veritiere, compromettendo così l'intera linea difensiva. Per ricostruire tuttavia i fatti citati in quegli «appunti pro memoria» bisogna leggere le informazioni rese dal giudice Arcai negli anni a seguire, a partire dal verbale datato 17 maggio 1997. Circostanza questa suffragata anche da un'indiscrezione che l'avvocato Tedeschi racconta al giudice Arcai l'8 luglio 1984 in un incontro casuale avvenuto per strada. Tedeschi riferisce al magistrato di aver sentito dire dalla Tonoli in casa di Ezio Tartaglia che Maifredi aveva confezionato la bomba poi esplosa in piazza, e che era stato rimproverato dai componenti del «Comitato antisindacale» , costituito da alcuni imprenditori, per essere andato al di là delle loro intenzioni e ordini.
Ancora nel verbale del 17 maggio 1997 il giudice Arcai precisa inoltre che la donna si sentiva in pericolo di vita e che il suo unico desiderio era quello di «lasciare traccia delle sue conoscenze e di farle valere nel caso fosse successa qualche disgrazia a lei o ai figli. Io - aggiunge Giovanni Arcai - in particolare le chiesi perchè mai non raccontasse queste cose a un magistrato. Disse che durante il dibattimento del Mar aveva tentato di esporre certi fatti, ma le era stato vietato, per cui non aveva alcuna fiducia nei magistrati bresciani».
La Tonoli ricordò infine che la mattina del 28 maggio 1974 Maifredi prima di uscire di casa si raccomandò che nessuno della famiglia lasciasse l'abitazione.