I pm Piantoni e Di Martino
29/04/2009Chi era Ermanno Buzzi? Un millantatore, un ricettatore, un protettore, colui che aveva preparato e posizionato l'ordigno in piazza Loggia? Tutto questo o forse un ladruncolo che millantava conoscenze importanti ed era entrato in un giro più grosso di lui. Di sicuro appariva come un personaggio ambiguo, dai contorni non ben definiti, tanto da meritarsi l'appellativo di "mitomane" in molti dei verbali depositati a processo.
COSÌ LO DESCRIVE anche Egidio Bertoli che per un certo periodo condivise la cella con Buzzi nel carcere bresciano di Canton Mombello.
‹‹Il nostro rapporto è stato una meteora. L'ho conosciuto negli anni '60 ma non si può dire che fossimo amici - racconta davanti alla corte d'assise Bertoli -. Era una persona fantasiosa, mi affascinava la sua dialettica ma discorsi politici non ne facevamo. Ricordo che lui si definiva "nazista" e sul braccio aveva tatuate le due "SS" tramutate poi in svastica o viceversa››.
NESSUN COINVOLGIMENTO di Buzzi nell'eccidio del 28 maggio emerge nei ricordi di Bertoli. Della strage in carcere i due non hanno mai parlato, il teste se ne ricorderebbe. Tuttavia Ermanno Buzzi al termine del primo processo viene condannato dalla corte di assise per i reati di strage e di omicidio volontario di Silvio Ferrari, per l'attentato al distributore «Amoco» nel luglio '74, per gli attentati falliti alla chiesa di Folzano e al quotidiano La Notte.
La condanna si estende anche alla telefonata fatta da Ermanno Buzzi alla guardia di finanza e alla Polstrada con cui si annunciava un attentato al night club Blue Note di via Milano.
«NELL'AMBIENTE CARCERARIO si riteneva che Ermanno Buzzi fosse estraneo alla strage - racconta il teste -. Devo però precisare che da diverse persone a lui vicine sentii che Ermanno aveva fatto una specie di patto con le forze dell'ordine secondo cui lui si sarebbe fatto incriminare in un primo tempo come autore della strage per poi, una volta rimesso in libertà, godere di una specie di immunità per i reati commessi limitatamente alle opere d'arte». Un accordo un po' strano e stravagante, per la verità, ma in carcere, secondo Bertoli, la voce che girava era proprio questa.
Bertoli non esclude che fosse stato proprio Buzzi a mettere in giro quelle voci, che avesse alimentato lui quelle dicerie perchè gli piaceva vantarsi.
«Erano voci che giravano - spiega -. In carcere ne avevo sentiti di tutti i colori su questa storia. Ermanno si vantava di conoscere il ministro di Grazia e giustizia, il giudice Arcai, vari magistrati, sapeva il nome di tutti. Si vantava di essere "di casa" nelle caserme e di avere legami stretti con le forze dell'ordine››.
Motivo per cui, secondo quanto dichiarato in aula dal testimone Egidio Bertoli nel 1996, Buzzi all'epoca era anche considerato un «infame» nell'ambiente malavitoso e dei detenuti.P.CAS.