mercoledì, 8 febbraio 2012

La Strage di piazza Loggia

La Strage di piazza Loggia

«L'Anello crocevia dei misteri»

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I pm Francesco Piantoni e Roberto Di Martino, che sostengono l’accusa nella terza inchiesta sulla strage

03/05/2009La strage di Brescia. Ma anche il caso Moro, la «liberazione» di Kappler e il sequestro dell'assessore campano Cirillo.
Viene nuovamente scoperchiato il capitolo dei misteri di Stato, e la strage di Brescia si ritrova ancora una volta al crocevia dei segreti e delle trame che ruotano attorno a una struttura coperta dei servizi segreti, l'«Anello».
Il caso è stato riaperto dal libro «L'Anello della Repubblica» scritto da Stefania Limiti e pubblicato da Chiarelettere (verrà presentato il 25 maggio prossimo alla libreria «Rinascita» in città presenti l'autrice, Paolo Corsini, Manlio Milani e Paolo Cucchiarelli). Il libro si occupa in particolare di alcuni casi degli anni '70 e '80. L'agenzia Ansa ha interpellato Giovanni Maria Pedroni, chirurgo triestino e medico dell'«Anello», e questi conferma punto per punto le rivelazioni del libro, sostenendo che la struttura parallela dei servizi era informata sulla prigione di Moro, ha propiziato la fuga di Kappler, ha trattato la liberazione di Cirillo.
E Brescia? Brescia c'entra perchè sono stati i due procuratori bresciani titolari della terza inchiesta sulla strage, Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, a riaprire in sede giudiziaria il caso-Anello.
DI MARTINO E PIANTONI fanno risalire proprio a questa struttura, che Mino Pecorelli definiva «il noto servizio», l'incrocio fra servizi segreti, apparati dello stato e estremisti di destra in cui matura la progettazione e la realizzazione della strage di piazza della Loggia.
Dopo essersi imbattuta in questa struttura occulta dei servizi segreti, la Procura s'è mossa in tre distinte direzioni.
Anzitutto ha trasmesso per competenza un incartamento alla Procura di Roma, che nel 2002 ha archiviato il tutto non ravvisando ipotesi di reato.
In secondo luogo Di Martino e Piantoni hanno inviato una relazione alla Commissione Stragi, che si riuniva a palazzo San Macuto, indicando fra l'altro le carte che segnalavano un rapporto privilegiato fra l'«Anello» e Giulio Andreotti che in alcune veline e informative viene citato come «fomentatore della destra eversiva» attraverso alti ufficiali dell'Arma e guastatori che operavano in Sardegna. Dell'«Anello» ha riferito alla commissione anche Aldo Giannuli, l'esperto che ha scoperto l'archivio degli Affari riservati in via Appia.
IN TERZO LUOGO Di Martino e Piantoni hanno indagato su possibili relazioni fra l'«Anello» e la strage di piazza della Loggia attraverso triangolazioni fra Delfino, Ordine Nuovo e i servizi coperti. Ipotesi «non eccentrica», ha detto in aula Di Martino: un teste citato dall'accusa, Antonio Molinari, riferisce di cene di Delfino con esponenti del Mar, e riferisce di aver accompagnato in un'occasione una persona in via Statuto a Milano, dove c'era la sede dell'«Anello», proprio per incontrare Delfino. Non solo. Maifredi aveva frequentazioni con il principe Junio Valerio Borghese, che a sua volta godeva di protezioni da parte dell'«Anello».
La Corte, finora, ha assecondato solo parzialmente questa ipotesi della Procura. Infatti non è stato ammesso come teste Sigfrido Battaini, l'imprenditore indicato come capo dell'«Anello» a Milano, mentre è stato ammesso Antonio Molinari, il teste che direttamente contribuisce a collegare Delfino all'«Anello». Il problema è che Molinari, citato nell'udienza del 30 aprile, non s'è presentato per gravi problemi di salute. Sarà citato nuovamente, ma nel caso non dovesse presentarsi si porrà il problema di acquisire i verbali che lo riguardano. Il tempo non lavora a favore del chiarimento dei tanti misteri d'Italia. Strage di Brescia compresa.