Il presidente Manlio Milani
03/05/2009Lunedì 25 maggio alle 18, insieme all'ex sindaco Paolo Corsini, deputato già componente della Commissione Stragi, al giornalista Paolo Cucchiarelli, esperto di strategia della tensione, e all'autrice Stefania Limiti, a presentare il libro «L'anello della repubblica. La scoperta di un nuovo servizio segreto», ci sarà anche Manlio Milani. Parte civile al nuovo processo per la strage in corso davanti alla Corte d'assise di Brescia, «anima» della Casa della memoria, Manlio Milani è diventato - malgrado lui - un esperto di strategia della tensione e di carte processuali sulla strage. Per cultura e formazione non è un «dietrologo», non vede complotti dietro ogni angolo. Ma ha dovuto rassegnarsi a constatare, negli anni '70, l'azione plurima e pervasiva di apparati deviati dello Stato.
Milani, sorpreso dal ruolo trasversale dell'«Anello» nei misteri d'Italia?
No, è uno dei punti di riferimento dell'inchiesta della Procura di Brescia, oltre che delle ricostruzioni storiche di quegli anni. Che si chiami «Anello» o in un altro modo, non fa troppa differenza. Infatti sono cambiati continuamente i nomi, non la sostanza delle cose.
Esistono altre denominazioni di questi servizi segreti «coperti»?
Uno degli ultimi testi sentiti in aula al processo per la strage, in corso a Brescia, ha parlato di «legioni» sostenendo che alcune di essere erano legate alla Rosa dei venti. Al di là dei nomi, la sostanza non cambia.
Ovvero?
Siamo comunque all'interno di una struttura occulta, che poggiava su personale militare e civile e che agiva in funzione anticomunista.
Dunque la ricostruzione, almeno storicamente, le risulta plausibile?
Direi di sì. Partendo da Odessa, l'organizzazione che fece scappare nazisti dopo la guerra, passando per Gladio, arrivando all'«Anello» e alle «Legioni», siamo in presenza di una serie di strutture formate dopo l'ultima guerra che magari cambiano denominazione ma agiscono con identiche finalità.
Tutto ciò ha avuto un ruolo diretto nella strage di Brescia?
È presto per dirlo, il processo serve proprio per accertare questa ipotesi investigativa sostenuta dalla Procura con la sua inchiesta. Il filo logico, e storico, della ricostruzione, è che nel dopoguerra è sempre esistita una rete occulta che ha cercato di intervenire nelle vicende italiane con modalità diverse, ma sostanzialmente puntando su estremisti di destra, militari e apparati deviati dello Stato, forti di coperture politiche più o meno importanti. Lo scenario è questo qui.
È fiducioso che il processo riesca a fare luce su questi intrecci?
È presto per dirlo. Alcuni testi a sostegno di questa tesi sono stati ammessi, altri no. Vedremo.