Gli avvocati di parte civile nelludienza di ieri in corte dassise al processo per la strage di piazza Loggia
16/09/2009Il processo per la strage di piazza della Loggia è iniziato ormai da sei mesi, ieri davanti ai giudici della corte d'assise di Brescia si è svolta la 33esima udienza. È ancora presto per fare un bilancio, ma l'iter appare senza fine, la lista dei testimoni è infinita, la corte sta ancora valutando la posizione della parti sul cosiddetto «allegato C» in cui sono contenuti tutti i fascicoli riferibili ai precedenti processi per la strage (Mar, Buzzi, Ferri, Ballan, Bonati), un imputato rischia di essere stralciato, ma nell'udienza di ieri, per la prima volta, grazie all'accordo tra le parti, c'è stata un'improvvisa accelerazione.
Grazie al consenso delle difese e delle parti civili i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni hanno chiesto e ottenuto l'acquisizione dei verbali per due testimoni presenti in aula. Finora erano stati acquisiti i verbali delle persone decedute, ma ieri le parti hanno concordato - anche se con qualche rimostranza da parte di alcuni difensori - sull'acquisizione dei verbali di Paolo Pederzani, che ricordava ben poco di quanto accaduto ormai trentacinque anni fa e delle dinamiche della sua frequentazione di Ermanno Buzzi e di Carlo Fumagalli.
Acquisiti anche i verbali di Luciana Brusoni, amica della madre di Giancarlo Esposti, il milanese legato alle Sam, squadre azione Mussolini, ucciso a Pian del Rascino il 30 maggio 1974, due giorni dopo lo scoppio della bomba in piazza della Loggia. La donna era chiamata dall'accusa per riferire quanto saputo dalla madre di Esposti, che sosteneva che il figlio era stato ucciso a sangue freddo dai carabinieri e che non c'era stato alcun conflitto a fuoco. «Mi disse che Giancarlo era stato tradito dai carabinieri» è il passaggio chiave del verbale di Luciana Brusoni.
PER L'ACCUSA una acquisizione importante perchè confermerebbe, ancora una volta, la ricostruzione che vuole in cabina di regia, per l'attentato del 28 maggio 1974, la destra eversiva veneta, legata ai milanesi e ai bresciani, con la collaborazione dei servizi deviati.
Ieri, al vaglio delle parti anche la posizione di Antonio Molinari, un teste considerato importante dalla procura, oltre che attendibile. Tra i testi, infatti, non è stato ammesso Sigfrido Battaini, considerato il capo di «Anello», il noto servizio, ma è stato ammesso Molinari che era citato nell'udienza di ieri per riferire di alcune cene dell'ex generale Francesco Delfino, inputato a processo con Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, in una trattoria di Sant'Eufemia con gente legata al Mar di Carlo Fumagalli. Molinari nelle predecenti deposizioni ha anche raccontato di aver portato in via Statuto a Milano, dove era la sede di «Anello» una persona che doveva incontrare Delfino.
Ma ieri Molinari non era in aula per confermare, o smentire le sue precedenti affermazioni. Negli ultimi mesi, come evidenziato dal pm Piantoni, è stato colpito da una serie di ischemie e fa fatica a ricordare.
«L'altra sera aveva assicurato al legale a cui si è appoggiato a Brescia che sarebbe stato presente», ma ieri non si è presentato. Sarà convocato nuovamente per la prossima udienza. Se non dovesse presentarsi o se non sarà in grado di sottoporsi all'esame, le parti valuteranno se acquisire o meno i verbali. È possibile che se si presenterà tale eventualità le difese, soprattutto quella Delfino, potranno essere meno collaborative di oggi, evitando di mettere in atto il «consociativismo processuale» protagonista dell'udienza di ieri.