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09.04.2009

«Una morte ancora misteriosa»


 Maria Pia Esposti, sorella di Giancarlo FOTOLIVE
Maria Pia Esposti, sorella di Giancarlo FOTOLIVE

«Ho cercato di rimuovere gli episodi di quegli anni. Nella mia mente si mischiano elementi di mia conoscenza diretta e fatti appresi dalla stampa. Quello che posso dire è che Giancarlo si avvicinò quindicenne alla Giovane Italia e per le sue caratteristiche intellettuali e caratteriali era considerato un leader. Se non ricordo male in seguito entrò nel giro del Msi e fece parte del gruppo di San Babila».
INIZIA COSÌ IL RACCONTO di Maria Pia Esposti, sorella di quel Giancarlo che morì in circostanze tuttora misteriose a Pian del Rascino durante la sparatoria del 30 maggio 1974. Un colpo di pistola alla tempia, sparato a bruciapelo. Come molti chiamati a rivangare fatti risalenti agli anni di Piombo anche Maria Pia vorrebbe dimenticare. Di Giancarlo la sorella non sapeva molto da un lato perché «lui faceva la sua vita e non ne parlava tanto», dall'altro perché le idee politiche dei due erano del tutto opposte. Uomo della destra estrema lui, vicina ai movimenti di sinistra lei. Nonostante questo, c'era un forte legame. Non a caso quando Giancarlo si mette in latitanza il 10 maggio 1974, il giorno dopo l'arresto di Carlo Fumagalli, i genitori mandano Maria Pia a cercarlo. «Papà e mamma mi dissero di convincerlo a scappare all'estero - racconta -. Nostro padre era disposto a offrire denaro e mezzi per togliersi da quella situazione disperata perché rimanere in Italia sarebbe stato rischioso».
Ma Giancarlo, secondo la ricostruzione della sorella, rifiuta inspiegabilmente l'offerta. «Lo raggiunsi a Roiano di Campli e pranzammo insieme in una trattoria. Gli spiegai la situazione e la possibilità di lasciare l'Italia - ricorda Maria Pia -. Lui mi disse che era stanco, non voleva andare all'estero ma allo stesso tempo non voleva finire ancora in carcere. Rifiutò la prospettiva di scappare dall'Italia. A me sembrò una scelta autodistruttiva». Un presagio funesto che ben presto si trasforma in realtà. Il 28 maggio scoppia la bomba in piazza Loggia. Sui giornali del 30 maggio compare l'identikit di un giovane dalla fisionomia molto simile a quella di Giancarlo Esposti.
MA IL SOSPETTO non poteva essere lui, perchè da qualche mese Esposti si era fatto crescere una folta barba. Il 30 maggio a Pian del Rascino Esposti viene ucciso dagli agenti dell'Arma durante un conflitto a fuoco. A freddarlo con un colpo di pistola alla testa è il maresciallo Filippi, secondo quanto confessato dallo stesso ufficiale e poi ritrattato. «Una notizia che venne pubblicata sui giornali e poi ritrattata a seguito del putiferio che si scatenò» dice Maria Pia che ricorda la mattina in cui sentì per radio la notizia del conflitto a fuoco. «Stavo preparando un esame e per radio passarono la notizia di una sparatoria senza fare alcun nome - dice -. Ebbi il sospetto che si trattasse di mio fratello. Non dissi nulla ai miei genitori per non farli preoccupare. Più tardi arrivarono i carabinieri, perquisirono la casa ci avvisarono della morte di Giancarlo».
I genitori partono subito per Pian del Rascino. In un primo momento gli agenti di guardia non vogliono farli avvicinare al corpo di Giancarlo, secondo quanto ricorda la sorella. La madre insiste e una volta vicina, nota sulla tempia del figlio un cerotto che nasconde un foro. Con tutta probabilità un foro di proiettile sparato da distanza ravvicinata. «A me non sembra che sparare a bruciapelo rientri nella legge - dice Maria Pia-. Con tutto il rispetto per questa sede, mi piacerebbe avere finalmente una versione ufficiale sulla morte di mio fratello.

Paola Castriota
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