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Decima giornata

26.09.2014

Il maestro Mintz suona
e gli portano via l'auto...

Shlomo Mintz. Per il grande violinista un... fuori programma
Shlomo Mintz. Per il grande violinista un... fuori programma

Difficile pensare d'iniziare la cronaca musicale di un concerto atteso come quello di ieri sera in San Barnaba, col famoso violinista Shlomo Mintz impegnato ne «LeXGiornate» di Brescia, parlando di... parcheggi. Proprio così: il maestro aveva parcheggiato la sua automobile davanti alla sede del concerto, ma evidentemente in modo non appropriato: così, la polizia urbana gliela stava letteralmente portando via.
Durante l'intervallo, gli organizzatori si sono accorti che i vigili stavano multando tutte le auto parcheggiate in corso Magenta, compresa quella di Mintz. C'è stata una lunga trattativa, che ha visto il maestro Alberti (subito disposto a pagare la multa per il violinista) nelle insolite vesti di mediatore fra il «reo» e chi contestava l'infrazione.
Fra la compilazione del verbale relativo e il rientro del maestro in sala, per fortuna non troppo turbato dall'avventura, sono passati ben 40 minuti (fra le 22.02 e le 22.42): una pausa davvero lunga per il pubblico, che ha sopportato l'incidente. Dura lex, sed lex.
PECCATO, PERCHÉ la serata era iniziata in letizia e abbastanza in orario con la Romanza per violino e pianoforte op. 11 di Antonín Dvorák, con la sua amplissima introduzione del pianoforte cui è seguito l'ingresso dello strumento ad arco e che rappresenta la parte essenziale del Quartetto in fa minore del compositore boemo. La parte del leone l'ha fatta il violino con le sue rapide figurazioni, con le corde doppie e lo slancio verso la zona acuta dell'estensione. Il carattere del pezzo si è mantenuto sempre sul carattere di una sottile e pacata malinconia, venata dalla passione.
Se il brano iniziale proposto da Shlomo Mintz e da Sander Sitting è un po' di nicchia nella produzione per violino e pianoforte, ben altra fama possiede quello eseguito subito dopo: la Sonata n. 2 violino pianoforte op. 94 bis di Sergei Prokof'ev, che per la realtà è una trascrizione dell'autore stesso dall'originale per flauto e pianoforte, ma assolutamente irresistibile – e amatissima – nella versione con lo strumento ad arco. Nel Moderato iniziale si è potuto apprezzare, in modo particolare, come il violino di Mintz abbia colto quel clima pacato tipico delle Sonate da chiesa settecentesche, uno stile che possiamo accostare a quello di Händel. E poi la vivacità dello Scherzo, col suo andamento danzante e gioioso e il suo contrasto ritmico prima d'introdurre quella pagina fortemente introspettiva giocata sulle tonalità maggiori e minori, col fatale ritorno al vigoroso clima iniziale. Il gioco dei contrasti è continuato nell'Andante, una vera e propria Romanza meditativa e raccolta prima del finale con l'Allegro con brio, una vera e propria prova di virtuosismo da parte del violino condita col tratto umoristico che non manca in una composizione di Prokof'ev.
La Serenata malinconica op. 26 di Ciajkovskij ha aperto la seconda parte, poi ecco lo Scherzo da «Souvenir d'un lieu cher» op. 42, altro bellissimo pezzo di Ciajkovskij in cui il precipitato ritmo di danza si ferma solo per l'episodio centrale: figurazioni velocissime, pizzicati e note ribattute hanno creato quasi un perpetuum mobile fra i due strumenti. Quindi il divertentissimo, geniale «Le boeuf sur le toit» op. 58 di Darius Milhaud, col suo clima cabarettistico mischiato spiritosamente a quello della passione, condito con dissonanze sfacciate e volontarie destinate a «spaventare il borghese», ma a divertire il pubblico più disincantato. Nel finale due bis di Ciajkovskij: per Mintz, il modo migliore di scusarsi col pubblico.

Luigi Fertonani
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