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22.08.2012

Ruchè, l'«isola» che si distingue nel mare dei rossi

È una di quelle intriganti anomalie che rendono affascinante quanto unico il panorama enoico italiano: una Docg da soli 100 ettari rappresentata al 60% da un solo produttore. Ma nel caso del Ruchè i numeri contano poco. Perché dietro questo vitigno autoctono piemontese c'è una storia, culminata con un recupero concretizzato quando già stava suonando l'allarme per la possibile estinzione.
Le origini di questa varietà sono ancora avvolte nel mistero: la tesi più accreditata vorrebbe comunque il Ruchè come discendente degli antichi vitigni della Savoia. La sua rinascita è legata al nome di un prete, don Giacomo Cauda, che arrivato a Castagnole Monferrato nel 1964 ha trovato come eredità della parrocchia dieci filari di questo vitigno: ha deciso di coltivarlo, innescando un meccanismo virtuoso che, nel 1987, ha portato alla conquista della Doc e, nel 2010, alla Docg. Proprio al 1987 risale la prima vinificazione dell'azienda Montalbera, acquistata qualche anno prima da Enrico Morando, industriale del pet-food. È stato il nipote Franco, nel 2006, a puntare tutto sul principale patrimonio aziendale, attraverso una ricerca genetica che ha portato a una vera e propria mappatura del Dna, con la conseguente scoperta dell'assoluta unicità del genoma del Ruchè (fatte salve alcune similitudini con il Pinot Nero).
Oggi Montàlbera possiede 60 ettari sui 100 totali della Docg: la produzione si articola in tre declinazioni, ovvero La Tradizione, Limpronta e Laccento. Proprio quest'ultima rappresenta la massima espressione: un Ruchè in purezza, ottenuto partendo da uve che hanno subito una sovra maturazione cui segue un parziale appassimento.
Il risultato? Un vino davvero capace di sorprendere con un profilo spiazzante e piacevolmente alieno: sicuramente un'isola a sé nel mare dei rossi italiani, non a caso subito salutato da riconoscimenti importanti anche a livello internazionale. Come la medaglia di bronzo al San Francisco International Wine Competition dal 2011, oppure l'oro alla Wine Challenge di Londra l'anno prima.

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