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Rintocchi a festa in onore dell'abate con il campanello

15.01.2015

Rintocchi a festa in onore dell'abate con il campanello

La chiesa di sant'Antonio Abate
La chiesa di sant'Antonio Abate

Da lunedì le tre campane della chiesetta di Sant'Antonio Abate, a Marasino, sono tornate a suonare «dè alegrèså». E smetteranno solo la sera di domenica, al termine della festa per il santo che, nell'iconografia tradizionale, è raffigurato col bastone da eremita, il maiale, il fuoco e il campanello. Ma sono stranamente due i campanelli che porta attaccati al bastone il Sant'Antonio Abate d'epoca quattrocentesca che si può ammirare nella chiesa. Già, i campanelli: ecco spiegato perché nella più antica frazione di Sale Marasino le campane sono protagoniste della sagra patronale.
Ogni pomeriggio, dalle 15 all'imbrunire, un autentico martellamento si abbatte sugli abitanti del borgo pedemontano e, se il vento è a favore, gioca a rimbalzello sullo specchio del lago fino a Montisola. A riempire l'aria di rintocchi festosi sono soprattutto i ragazzi. Salgono nella cella campanaria, collegano i tre batacchi a un marchingegno fatto di leve e catenelle e iniziano - le mani protette da guanti e le orecchie da tappi - a pestare coi pugni sul trespolo artigianale che dispone di tre tasti di legno (un bel video su YouTube li mostra in azione). Non ci sono spartiti, e tutti improvvisano a orecchio creando giri di note che ricordano le filastrocche infantili o le suonate a martello di un tempo. L'effetto è incantatorio. Davanti alla chiesa, bello a vedersi, l'acciottolato dell'antica Valeriana.
Dentro, come detto, l'affresco. Forse di Giovanni da Marone. Una volta, in onore del santo che sconfisse la peste, a Marasino si accendevano i falò. Adesso ci sono faretti e lampadine. E un enorme tendone dove si gioca a briscola e a tombola e si gustano la trippa di Sant'Antonio e altre leccornie. Domenica, alle 15, la consueta benedizione degli animali. GI.ZA.

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