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Ascesa fra i resti della follia umana:
l’Ortigara è una lezione di storia

15.09.2016

Ascesa fra i resti della follia umana:
l’Ortigara è una lezione di storia

[CROSSHEAD_CO]Foto:Verso il cippo italiano
[CROSSHEAD_CO]Foto:Verso il cippo italiano

Ortigara: al limitare settentrionale dell’altopiano di Asiago come un nido d’aquila domina la Valsugana. Più che una montagna un labirinto di trincee, camminamenti, gallerie a ricordare l’inutile bagno di sangue tra italiani ed austriaci che, in condizioni disumane, si scannarono gli uni con gli altri. Una escursione lassù, estremamente istruttiva, ci fa ricordare tempi che non vorremmo ritornassero e che invece pare si stiano ripresentando. Gli orari indicati non tengono conto di tutte le necessarie soste (che possono anche raddoppiare i tempi) per visitare al meglio i resti della Grande Guerra che sono tantissimi. Anche perché tantissime sono le cose a cui accennare, l’escursione, pur abbastanza corta, verrà descritta in più settimane. Da Gallio si prende la strada per il Rifugio Campomulo. Si prosegue per stradine sterrate facendo attenzione ai numerosi bivi alle indicazioni per Ecomuseo Ortigara. Si arriva al grande parcheggio di Piazzale Lozze sulla sinistra del quale troviamo le frecce per Baito Ortigara e Monte Ortigara. Sulla destra del parcheggio ci sono frecce per Cima Caldiera: torneremo da lì. Si sale nel bosco lungo una vecchia mulattiera militare che passa alla sinistra della graziosa Chiesetta delle Lozze 1905 metri, crocevia di sentieri. Si lascia a sinistra quello per il rifugio Cecchin e a destra quello per Cima Caldiera. Si prosegue tra la vegetazione che inverdisce il terreno carsico: mughi, doline, crepacci nella roccia, trincee accompagnano i nostri passi. La tozza sagoma dell’Ortigara si erge sullo sfondo. Si arriva così nella piana del Baito Ortigara al limitare del vallone dell’Agnellezza che i soldati ribattezzarono «vallone della morte». Qui un bivio: entrambi i sentieri portano sulla cima dell’Ortigara. Noi prendiamo il sentiero di sinistra che si porta alla base del pendio sommitale. Si sale in un desertico terreno mentre all’orizzonte appaiono prima le Pale di San Martino, poi Cima d’Asta e infine i Lagorai. Si passa accanto alla «Dolina del Circo» nel cui fondo gli austriaci avevano costruito un vero e proprio villaggio. Altri trincee e camminamenti chiamati «opera Mindszenty» dal nome dell’ufficiale austriaco che diresse le opere di costruzione e si arriva al Cippo Italiano posto sulla più elevata delle due sommità del Monte Ortigara.

La descrizione continua

giovedì 22 settembre

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