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Dall’Ortigara a Cima Caldiera
sulle tracce della Grande guerra

22.09.2016

Dall’Ortigara a Cima Caldiera
sulle tracce della Grande guerra

L'Ortigara da una caverna
L'Ortigara da una caverna

Dal Cippo italiano posto sulla vetta dell’Ortigara raggiunta con la descrizione della scorsa settimana, lo sguardo spazia tutt’attorno a individuare montagne note e meno note: Cima Dodici e Cima Undici, i ghiacciai del Cevedale, la catena dei Lagorai dove si riconoscono il Fravort e lo Ziolera, la Cima d’Asta, le Pale di San Martino, le Dolomiti Bellunesi, la Cima Caldiera nostra prossima meta. A sud le ondulate elevazioni dell’altopiano di Asiago.

Val la pena di scorrazzare a lungo nei dintorni della vetta per visitare i tantissimi resti bellici e la campana dell’Ortigara. Ripreso il cammino si raggiunge in pochi minuti il Cippo austriaco, altro formidabile punto panoramico da cui si domina la sottostante Valsugana. Anche qui altri camminamenti e trincee. Si lascia a sinistra il sentiero per l’Hilfplatz (consigliata una deviazione) e si scende per un ripido sentiero (cavi metallici) che attraversa una galleria prima di arrivare al Passo dell’Agnella. Anche qui è consigliata una deviazione di pochi minuti per andare a sinistra a visitare (con attenzione) le postazioni austriache del cosiddetto «caposaldo quota 2003». Impressionanti gli strapiombi rocciosi sulla Valsugana; un affascinante contrasto con la dolcezza del paesaggio dell’altopiano. Tornati al Passo dell’Agnella si prende il sentiero sulla destra del vallone. Dopo circa 5 minuti si nota sulla sinistra un sentiero (è l’unico tratto non segnalato del percorso) che seguiamo abbandonando il sentiero principale che torna al Baito Ortigara (chi è già stanco può rientrare seguendo quest’ultimo).

Poco più su troviamo segnalazioni gialle e proseguiamo su un caratteristico terreno di rocce crepacciate. Si arriva così al Pozzo della Scala, altro luogo ricco di camminamenti bellici. Lasciato a destra un altro sentiero per il Baito Ortigara, si prosegue (freccia per Cima Caldiera) aggirando a sinistra una enorme dolina (sui lati caverne e resti di baracche) il cui silenzio è spesso rotto dai fischi delle marmotte. Si riprende a salire per un ripido tratto intersecato da numerose trincee. Si arriva ad un quadrivio poco sotto Cima Caldiera: sia a destra che a sinistra è possibile tornare a Piazzale Lozze. Si prosegue diritti per la cresta e si raggiunge in pochi minuti la grande croce che troneggia sulla vetta.(L’itinerario continua giovedì 29)

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