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24 ottobre 2017

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Il Monte Ciste alla portata di tutti
fra i panorami incantati del Trentino

24.11.2016

Il Monte Ciste alla portata di tutti
fra i panorami incantati del Trentino

Il pittoresco ristorante Laghetto
Il pittoresco ristorante Laghetto

Monte Ciste nel mondo dei Lagorai . Una poco conosciuta ma piacevole e facile montagna che regala tranquille camminate e panorami vastissimi. Punto di partenza è il Ristorante Laghetto (possibile pernottare; ottima cucina; telefono 333 6842673). Da Borgo Valsugana si raggiunge abbandonando il fondovalle, superando Telve, continuando sulla strada per Passo Manghen e deviando poi a sinistra sino a Musiera.

DALLA SINISTRA del ristorante (frecce) si prende una vecchia strada in disuso. Si superano alcune cascine, si entra nel bosco e si raggiunge una radura con altre cascine ed una strada che si attraversa. Dall'altro lato continua una vecchia mulattiera di guerra; si sale nel bosco e dopo un tratto a mezzacosta a zigzag.

Raggiunto un crinale si devia a destra e si incontra un bivio a circa quota 1850: per il Monte Ciste si va a sinistra ma è consigliabile una deviazione a destra (circa 10-15 minuti tra andata e ritorno) per salire sulla cima del Monte Salubio lungo un sentiero ripido e ghiaioso. Dalla tondeggiante cima del Salubio il panorama (nascosto solo in parte dalla vegetazione) abbraccia il solco Valsugana e gran parte della catena dei Lagorai dove si riconoscono il Fravort, il Monte Cola, il Monte del Lago, il Monte Ciste, lo Ziolera, la Cima delle Buse Todesche, la Cima delle Stellune e la lunga dorsale sommitale del'altipiano di Asiago con le vette che vanno da Cima Vezzena all'Ortigara.

Tornati al bivio di quota 1850 si prosegue all'incirca sul crinale, mentre sotto si stende la Val Calamento. Si passa accanto ad un osservatorio appollaiato al di sopra di un albero e si arriva alla Forcella Lavoschio, crocevia di sentieri. Tavolo e panche invitano a prendersi un momento di pausa e ammirare lo splendido panorama di questa fetta di Trentino.

Si continua sul crinale con un po' di saliscendi e si supera un baitello che può servire da ricovero di emergenza.

Ci si immette poi su un sentiero più largo. Qui qualche anno fa i segni biancorossi erano scarsi: un paio di ometti di pietra indicano una traccia di passaggio che sale nell'erba. Verso la cima la traccia tende a sparire; si punta a una pietraia, si passa tra alcuni affioramenti rocciosi e per semplici roccette si raggiunge la vetta. La prossima settimana descriveremo l’itinerario di ritorno

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