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Le trincee della Grande guerra
attraversano i pendii di Cima Capi

25.02.2016

Le trincee della Grande guerra
attraversano i pendii di Cima Capi

All'interno del Defensionmauer
All'interno del Defensionmauer

Defensionmauer. Un potente baluardo di difesa approntato dagli austriaci durante la Grande Guerra e ripristinato nel 2013 dalla Sat di Riva. Taglia a metà i ripidissimi pendii in gran parte rocciosi del versante meridionale di Cima Capi, una delle più belle montagne dell’Alto Garda. Una gita breve e piacevole che può essere completata con il giro ad anello citato nelle note.

Da Riva del Garda o da Bezzecca si raggiunge Biacesa. Si entra in paese e si lascia l’auto nel grande parcheggio. Ci si incammina tra le case (frecce) e, al primo bivio di stradine, si devia a destra (freccia per Val Sperone e Defensionmauer; targa del sentiero Lutteri). Si cammina sulla stradina asfaltata tra vigneti, case e muri a secco dove sono stati utilizzati i massi granitici qui abbandonati 8000 anni fa dal grande ghiacciaio del Sarca. Si scende ad uno spiazzo dove termina la stradina e si continua su un sentiero (segnalazioni biancorosse) che prosegue nel bosco. Si scende ancora sino ad un bivio a quota 345 dove si lascia a destra un sentiero secondario e si comincia a salire.

Sotto di noi si sente il rumore delle acque del torrente Ponale. Si passa al di sotto delle grigie pareti di una palestra di roccia (la Regina del Lago) con vie di arrampicata sopra e sotto il sentiero. Una breve salita a zigzag e poi di nuovo un lungo tratto a mezzacosta: il panorama ora si allarga. Il Monte Altissimo di Nago svetta davanti a noi dominando un piccolo azzurro spicchio del bacino del Benaco. Si superano alcuni tratti di sentiero ancora comodo ma abbastanza esposto e si raggiungono i primi resti bellici. Una grossa feritoia scavata nella roccia e più avanti l’ingresso di una galleria (da visitare con attenzione e muniti di una torcia); tutt’attorno trincee e muretti a secco. Poco più avanti il Defensionmauer: un camminamento faticosamente scavato nel ventre della montagna, ricoperto di cemento nei tratti che avrebbero potuto essere visti dal nemico e intervallato da numerose feritoie da dove gli austriaci dominavano la valle e sparavano sugli italiani mandati all’assalto.

Lungo qualche decina di metri il «muro» è tutto visitabile facilmente anche senza torcia. Appena entrati, a destra, è necessario fare attenzione a una grossa fossa comunque recintata.

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