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Pizzo Arera domina l’arco alpino
tra una distesa di reperti fossili

27.10.2016

Pizzo Arera domina l’arco alpino
tra una distesa di reperti fossili

Una veduta del Pizzo Arera
Una veduta del Pizzo Arera

Pizzo Arera: splendido scoglio dolomitico nelle Orobie, ben visibile e riconoscibile dalla maggior parte delle Prealpi Bresciane. Molto frequentato offre un incredibile panorama sull’intero arco alpino. La salita oltre la Capanna 2000 è consigliabile agli esperti. Utili il casco e, a inizio stagione, ramponi e piccozza. Gli appassionati di fossili, sui pendii sommitali, non hanno che da darsi da fare per cercarli: ce ne sono tantissimi.

Risalita in auto indifferentemente la Val Seriana o la Val Brembana, si abbandona il fondovalle per salire a Zambla Alta. Al valico tra le due valli si lascia la strada principale per prendere la stradina asfaltata (frecce per Pizzo Arera) che porta al rifugio Saba dove si parcheggia. Desolante la vista degli abbandonati vecchi impianti di risalita; non resta che consolarci pensando al meraviglioso ambiente naturale che troveremo lassù.

Dal Rifugio Saba si segue la stradina sterrata (o il sentiero erboso che permette una scorciatoia) che sale alla Capanna 2000 posta in invidiabile posizione su un poggio prativo a sudovest del Pizzo Arera. Si sale per il pendio sino ad incrociare il sentiero che compie il periplo della montagna e si continua diritti su traccia verso Nordest.

Si sale per sassi, ghiaie, prati, pietraie. La salita è a tratti ripidi e si raggiunge l’anticima Ovest della montagna dove già il panorama è magnifico. La croce della vetta è davanti a noi, pare quasi di toccarla e la sua vista ci sprona a raggiungerla: una breve discesa alla cosiddetta Bocchetta Mandrone da dove si scende per roccette ed erba al fondo di un piccolo canale ghiaioso. Si scende ancora per un paio di decine di metri; si risale ad una spaccatura per una scala metallica e, aiutati da una catena, si traversa a destra. Si continua ora in ambiente desertico tra roccette e sassi.

Si giunge sulla cresta poco sotto la cima dove salendo tra grossi blocchi si arriva alla croce. Che vista da quassù: si vedono addirittura il Monte Bianco, il Cervino, il Monte Rosa. Poi il vicino Pizzo della Presolana e i “tremila delle Orobie. Ad oriente i nostri Monte Guglielmo ed Adamello; e ancora il Frerone, la modesta montagna iseana della Punta dell’Orto, la pianura e, all’orizzonte gli Appennini. Si torna dallo stesso percorso.(Prossimo itinerario giovedì 3)

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