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17 novembre 2018

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09.05.2018

Interviste

«Baggio, Mazzone
e Brescia decisivi
per la mia carriera»

Dire che Andrea Pirlo non ami parlare davanti a telecamere e taccuini è quasi scontato quanto che un suo lancio finisca sempre sui piedi del compagno prescelto. Il campione bresciano non è schivo, è riservato. Una differenza sottile ma sostanziale che spiega nel migliore dei modi l’esistenza di due Pirlo: il personaggio pubblico anti divo per eccellenza e il Pirlo compagno di squadra e collega o, se si ha questa fortuna e onore, l’Andrea amico, con il quale condividere scherzi e continue risate, come confermato anche ieri da due suoi ex compagni in rossonero come Gennaro Gattuso e Demetrio Albertini. Con il tempo ha decisamente migliorato il suo rapporto con telecamere e taccuini, anche se strappargli molte parole dalla bocca rimane sempre un’impresa. Ma, seppur concise le risposte di Pirlo non sono mai banali o scontate. Come conferma alla Gazzetta dello Sport, nel ritirare il premio dedicato a Giacinto Facchetti.

Pirlo, il 21 maggio a San Siro ci sarà la sua partita di addio, 2 giorni dopo aver compiuto 39 anni: ha già pensato a cosa fare dopo il calcio giocato?

Sinceramente, finora, non ho ancora ben chiaro cosa farò, voglio prendermi tutto il tempo necessario per fare delle scelte ponderate. Sicuramente mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio ma non mi pongo limiti. Un po’ di riposo ci può stare dopo una carriera così lunga e intensa, per le decisioni sul mio futuro ci sarà tempo.

Si vede come allenatore? Un’opzione che ha preso in considerazione? Ancelotti, nel suo videomessaggio per l’occasione, ha affermato che lei ha tutte le qualità per fare il tecnico. O il ct?

Visto che si parla tanto di Nazionale, se dovessero chiamarmi sono pronto. Ma a parte le battute, tanti miei ex compagni hanno sempre sostenuto di non voler fare l’allenatore e ora siedono in panchina. Perciò mai dire mai, ma ad oggi non ho preso ancora una decisione. Sicuramente studiare e prendere un patentino come allenatore può essere uno dei miei obiettivi e una cosa utile per il mio futuro. Non chiudo nessuna porta.

A proposito di allenatori, il primo ad avere l’intuizione di farti giocare davanti alla difesa e non come fantasista fu Carletto Mazzone, a Brescia, nel 2001. Come nacque quell’idea che le ha cambiato la carriera?

Dopo una prima parte di stagione molto complicata all’Inter, decisi di tornare in prestito al Brescia e con il senno di poi fu una scelta azzeccata. Con Baggio trequartista, Mazzone mi propose di giocare in mediana e in poco tempo mi adattai a questo nuovo ruolo che per me poi divenne assolutamente naturale. Al Milan con Carlo Ancelotti dimostrai di poter giocare ad altissimo livello in quel ruolo.

Ha citato Roberto Baggio, tra i giocatori che saranno presenti il 21 maggio a San Siro. Quale era il vostro rapporto e cosa le ha insegnato?

Nel 2001, quando tornai al Brescia, lui era il capitano e simbolo del Brescia. Lo presi come riferimento. Era un vero leader che trascinava i compagni e li portava a dare sempre quel qualcosa in più. In campo la nostra intesa era naturale, senza qualcosa di troppo studiato a tavolino. Era davvero un piacere giocare con Roberto e imparare da lui. È stato un periodo molto importante per la mia crescita personale, che mi ha aiutato negli anni successivi.

Proprio dai vostri due piedi vellutati è nato uno dei gol più belli di sempre a Torino contro la Juventus. Che ricordo hai di quella giocata che ha incantato milioni di persone?

Sinceramente in quel gol ha fatto tutto Roberto, con uno stop che racchiude tutta l’essenza del calcio. Ho fatto solo un lancio normale che, grazie alla sua magia, si è trasformato in un gol capolavoro. Sicuramente rivedere queste immagini fa molto piacere anche se mi ricordano che non sono più un ragazzino.

In maglia Brescia si sta mettendo in luce un giovanissimo ragazzo, che è appena diventato maggiorenne. Sandro Tonali, oltre alla pettinatura simile a Pirlo, gioca nello stesso ruolo. Lo segue? Può essere il suo erede?

Sinceramente ho avuto davvero poco tempo per guardare le partite del Brescia in questa stagione anche se qualcosa sono riuscito a vedere e soprattutto mi hanno raccontato di questo ragazzo. Sicuramente le doti per far bene ci sono e credo che abbia anche la personalità per fare una buonissima carriera. L’unica cosa è che spero che questa etichetta o eredità, di mio erede, non gli pesi. L’unica cosa che posso aggiungere è che pensi solo a migliorarsi per fare la migliore carriera possibile

La sua, di carriera, è lunga e costellata di vittorie. E il 21 maggio, a San Siro, ci sarà la sua festa cui parteciperanno tante stelle internazionali del calcio. Come la immagini?

Dire basta non è mai semplice, ma è una decisione sulla quale riflettuto molto e che ho preso con il massimo della serenità. Per la partita di San Siro spero possa essere soprattutto una bella serata di sport, nella quale incontrerò tanti amici, compagni e avversari con i quali ho condiviso momenti belli e brutti di una carriera che chiudo senza alcun rimpianto.

Neanche il rammarico di non aver vinto un Pallone d’oro che per molti avrebbe meritato?

Nella mia vita da calciatore ho sempre dato la priorità alle vittorie di squadra e per mia fortuna ne ho ottenute tantissime. Perciò non vedo la mancata vittoria del Pallone d’oro come un qualcosa che manca nella mia carriera. Nel 2006, quando abbiamo conquistato il Mondiale, Cannavaro era il nostro capitano e simbolo, credo fosse giusto lo vincesse lui.

Nessun rimpianto?

Nessuno davvero.

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