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25 settembre 2018

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08.04.2018

Interviste

«Con la mia magìa conquisto
Brescia e vado ai Mondiali»

Christopher Castellini: bresciano, nato il 10 maggio ’92. Il 13 aprile sarà al Sociale: tagliandi su Vivaticket e alla biglietteria del Teatro
Christopher Castellini: bresciano, nato il 10 maggio ’92. Il 13 aprile sarà al Sociale: tagliandi su Vivaticket e alla biglietteria del Teatro

Le parole sono importanti. Lo gridava Michele Apicella in «Palombella rossa», sul finire degli ’80. Lo pensa, e di conseguenza vive, Christopher Castellini. Che a fine ’80 nemmeno era nato, ma a 25 anni conosce bene la differenza fra «esperienza e spettacolo: parole distanti. Chi viene a vedermi vive un’esperienza. E poi si porta a casa qualcosa di forte». In città l’occasione è imminente: venerdì 13 aprile il Teatro Sociale aprirà le porte per questo talento bresciano, illusionista della mente fra i più apprezzati al mondo. E a luglio, mentre l’Italia del calcio resterà a guardare (e rosicare) davanti ai teleschermi, Castellini si giocherà le sue chance ai Mondiali di illusionismo in Corea. Se le vagonate di visualizzazioni su Internet - non migliaia: milioni - possono spiegarsi con la personalità magnetica di chi sa fare spettacolo, i traguardi tagliati sul campo sono medaglie al merito ottenute nonostante - non grazie a: a dispetto di - una disabilità che ostacola. E scoraggerebbe tanti. «Non me», sorride l’artista di Gottolengo, che ha intitolato il suo one-man-show «La scelta».

Quando è nata, questa scelta?

Da piccolo. A 8 anni scopro la passione per l’illusionismo grazie a un semplice mazzo di carte, sogno di diventare professionista, capisco di avere una malattia.

Il male di cui già soffriva suo fratello maggiore: distrofia muscolare.

L’ho affrontata, di petto. Ecco la scelta: io ho scelto di vivere, di non arrendermi a una malattia progressiva. Sono sostenuto dalla fede, ho la fortuna di saper reagire, di potermi esprimere, ed è questo il messaggio che do a tutti: c’è la possibilità, per tutti, di vivere i propri sogni. Io non sono diventato illusionista perché ho una malattia, né grazie alla mia malattia. Se sto girando il mondo, e sono passato da Inghilterra e Grecia, Croazia e Portogallo, Egitto e Stati Uniti, e da Los Angeles a New York con il supporto della Fondazione Sipec... è grazie alla certezza che mi guida: l’unico limite è nella nostra mente. La vita ti toglie, ma anche ti dà. L’impossibile può essere superato. Reso possibile.

Per lei è stato possibile arrivare ad esibirsi sui palchi più prestigiosi del mondo. L’avrebbe mai immaginato?

Io volevo una vita di sogni realizzati. E sto raggiungendo risultati che sono per pochi. Mi sono esibito all’Opera House Theatre di Blackpool per l’Europeo di illusionismo, davanti a 3mila persone. Mi sono piazzato terzo: sono il primo italiano ad arrivare sul podio nella storia del mentalismo. Il 6 luglio partirò alla volta di Busan, in Corea del Sud, per prendere parte ai Mondiali degli illusionisti. Di oscar vari ne esistono molti, ma questa è la competizione universalmente riconosciuta. Ci sono tutti i migliori e sono carico: è una sfida meravigliosa, un vero onore. Questo fine settimana mi preparo bene a Bologna con la nazionale italiana.

Come vi allenate?

Non è facile: esistono pochi video, poco il materiale col quale confrontarsi. Ma il mio vero allenamento sono le persone.

Quando è andato in tv a «Tu si que vales», Gerry Scotti, Maria De Filippi, Rudy Zerbi e Teo Mammuccari si sono ritrovati conquistati e commossi nel giro di pochi minuti, quasi senza accorgersi di quanto stesse accadendo. Al di là dei trucchi, come ha fatto?

Per i quattro giurati c’erano quattro sedie, ognuna coperta da un telo. Hanno scelto il posto, la busta con il cartoncino di un colore che, sorpresa!, era lo stesso della sedia che si erano presi. Anche io - ho detto allora - mi sono chiesto tantissime volte come mai sono seduto proprio su questa sedia. Ma se c’è una cosa che ho capito, è che nulla accade per caso. Siamo esattamente nel posto migliore in cui potremmo essere. Ora, sono contento che quel video sia stato visto da quasi 10 milioni di persone. Perché per il mio messaggio non ho solo bisogno di colpire: devo interagire. La gente deve essere protagonista, perché la vita non si vive da spettatori, e io voglio entrare nella mente della gente. Io studio su volumi che prendono le mosse dal Seicento, il mondo dell’illusionismo italiano è una sorta di setta con circoli poco noti: si tratta di accedere ai segreti. Ma c’è anche tanta psicologia. Una parte fondamentale di predisposizione. Il mio dono, da affinare con la pratica. Il numero che affineremo nel weekend, con la nazionale, è quello che presenterò in anteprima venerdì al Sociale.

La regìa è di suo fratello Carlo.

Che ha 6 anni più di me. E ha la mia stessa malattia. Genetica. Per questo sono grato tutti i giorni ai miei genitori, che pur sapendo di rischiare al 50 per cento hanno scelto di donare la vita anche a me, secondo figlio. Aperti alla vita. Senza la loro scelta azzardata, un gesto d’amore, non sarei qui. Mi hanno sempre supportato, i miei genitori: Giuliano artigiano, Marisa casalinga che parla 7 lingue. Abbiamo parenti sparsi per il mondo: ho vissuto all’estero e parlo inglese, francese, greco, spiccico qualche parola in arabo. In casa si parla metà italiano e metà francese. Aiutano tanto me e mio fratello, i nostri genitori. E io mi sento sempre parte di una squadra: non posso guidare, ho il sostegno del mio assistente personale Simone, mi sono sempre sentito aiutato anche a scuola.

Dove ha studiato?

Elementari e medie a Gottolengo: un ambiente fecondo, ricco di stimoli. Superiori al Capirola di Leno: un rapporto speciale con studenti e docenti, con la dirigente Ermelina Ravelli.

Adesso l’agenda che aggiorna con il suo manager Andrea Silvestri è piena. Dai primi spettatori fra i banchi di scuola a un palcoscenico prestigioso come quello del Sociale. Emozionato?

E stimolato. Venerdì 13 sfidiamo anche la superstizione, su un palco così importante. Chi verrà, quando uscirà dal teatro sarà una persona diversa. Prometto stupore e divertimento. Un messaggio di speranza che possa restare nel cuore delle persone. A Flero, poche settimane fa, è stato un bagno di folla. Ogni volta è speciale, ogni volta è diversa. È nella mente delle persone il luogo in cui si rinnova la vera magìa.

A chi si ispira?

Esistono grandi maestri come Penn & Teller. Fondamentale David Copperfield. A Las Vegas l’ho incontrato per caso, ma niente capita per caso. Keep on with your magic, la sua benedizione. Poi citerei Silvan. Raul Cremona: sono felice di aver avuto la possibilità di collaborare con lui. Gli amici Alex Rusconi, Erix Logan. E non dimentico il sostegno dei circoli magici bresciani, la Corte dell’Illusione e il Cardini Club, di cui sono socio.

Li ritroverà venerdì a Brescia. E poi?

Sarà la mia ultima data prima dell’estate. Dopo i Mondiali inizierà un tour anche oltre confine. Ma adesso sono concentrato su questo venerdì 13.

Cosa consiglierebbe a chi volesse seguire la sua strada?

Il mio consiglio è: Non aspettare. Le passioni sono chiamate. È come rispondere al telefono, non puoi dire Ora sono impegnato, torni fra 5 anni. Al massimo fra 10 minuti... Non sai se domani avrai lo stesso ardore. Cogli l’attimo. I circoli magici sono un ottimo punto di partenza. Essenziale farsi guidare dai maestri giusti sulla strada della costruzione di una propria personalità. Qualcosa di unico.

Gian Paolo Laffranchi
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