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giovedì, 19 ottobre 2017

«Da Flero a Parigi
io voglio portare
la moda alla gente»

Gianni Peroni: bresciano di Flero, punto di riferimento nel campo della moda, ha meritato l’apprezzamento di «Vogue» (BATCH)

Re della moda. Così si è sentito definire, e mica una volta sola. Ma Gianni Peroni, cittadino del mondo, bresciano di mentalità, non ama le definizioni roboanti. E nemmeno troppo le chiacchiere facili. Meglio i fatti. Nel suo caso, un regno dell’eleganza in espansione nel nord del Belpaese.

Flero, la sua Flero, è capitale di un territorio che vanta piazze accattivanti come Ponte di Legno e Courmayeur, Cremona e Aosta. G&B, più che un’azienda ormai una griffe, è stato scelto con il suo store da «Vogue» fra i 100 migliori d’Italia.

Abbigliamento di lusso, abitudine da celebrità. L’attitudine al bello di un moltiplicatore di tendenze che sa schermirsi: «Miuccia Prada, Giorgio Armani, si sono inventati una linea, hanno creato un universo… Io sono soltanto una persona che ha fame di imparare, voglia di scoprire».

Come si definirebbe Gianni Peroni?

Curioso, contemporaneo.

Il suo credo?

Credo nell’unione fra il gusto del mondo della moda e la capacità di fare impresa. Il connubio corretto. Fare moda è un’arte, è il nuovo che reinventa il vecchio. Molte volte la moda è vicina anche alla musica, richiede una colonna sonora. Ed è più che mai, ultimamente, vicina alla strada. Oggi è fondamentale andare a giocarsela ovunque, senza porsi limiti. Anche in trasferta, visto che in Italia, naturalmente, si soffre un po’ l’aggressività dei marchi francesi. Inevitabile cercare di farsi valere oltreconfine. È la strada da seguire.

Ha iniziato nel 1981, con sua moglie Ornella: quanto è cambiato il mondo nel frattempo?

Tanto, davvero. Non ci sono dubbi. Ma il lavoro paga sempre, adesso come un tempo. Portare avanti le idee con coerenza funziona oggi come allora. Da 36 anni noi, così, portiamo avanti con molta serenità la nostra opera. Non è facile, è faticoso, ma con calma giorno dopo giorno si riesce a costruire qualcosa. Io per qualche anno ho lavorato da dipendente, poi è iniziata questa avventura a Flero. Un percorso entusiasmante.

Qual era il suo obiettivo?

Avevo un sogno. Portare in un paesino i grandi marchi. Pareva una cosa impossibile, da sognatore appunto.

E invece.

Sono arrivato ad aprire negozi in grandi città come Torino, partendo da Flero. Decentrare, garantendo sempre un alto livello di qualità, può essere la chiave.

Cosa faceva da ragazzo?

Ho cominciato da commesso in un negozio in via Orzinuovi, si chiamava Zanardelli. Il titolare aveva capito che avevo qualche numero. Ho fatto il magazziniere, poi ho iniziato a vendere, ero anche bravino… e ho aperto un negozietto a Flero. Un bel salto. L’avventura mi ha entusiasmato dal principio e dura tuttora, fortunatamente, visto che da allora ho aperto un’altra decina di negozi. Guardando sempre avanti con fiducia.

Flero mantiene una centralità, nella sua attività?

Sì. Flero è l’anima, assolutamente. Il luogo in cui ritroviamo, ragioniamo del futuro. Flero è la casa dei progetti.

La moda risente della crisi, si piega ma non si spezza, né tantomeno sfiorisce.

Fino al 2007 è stato un crescendo continuo, erano aperte tantissime possibilità. Ed è il mestiere più bello del mondo, questo: l’altro giorno ero a New York, oggi a Parigi, domani chissà… Si viaggia, si conosce, si esplora. E si capiscono tante cose. Con la moda il mondo è cambiato, perché da coprirsi si è passati al vestirsi, che è ben altra cosa. Capire le differenze fra un capo e l’altro, fra un tessuto e l’altro. Importantissimo. Così come ha contato tantissimo la voglia di creare, dimostrare, anticipare le stagioni, con spunti e accostamenti meravigliosi. Poi sono iniziate le difficoltà nel sistema, di natura soprattutto psicologica. E tutti, imprenditori, negozianti, bottegai, abbiamo dovuto riflettere, cercare nuove maniere per esportare nel mondo quanto fatto e imparato nel tempo. L’e-commerce, il negozio virtuale, è il mondo che cambia ancora. Ma non cambia il senso del lavoro.

Qual è, il senso?

Bisogna affrontare la concorrenza, confrontarsi con i clienti, avere un meraviglioso catalogo costruito sul proprio bagaglio di conoscenze e sensibilità. La moda può e deve conquistare, essere accattivante. La moda dev’essere sempre pensata e fatta per le persone che dovranno usufruirne, che dovranno indossare. Penso alle collezioni «street», che arrivano da Los Angeles. all’arte insita nella bellezza del forme. All’emozione di una modernità da scoprire. Stiamo passando da una visione verticale, con il brand disinteressato al pubblico, a una più orizzontale, che contempla l’Asia come l’Africa, va ben oltre i confini, torna a toccare una realtà palpabile. Tanto che i prezzi stanno assumendo una dimensione nuova, più quotidiana. È un cambiamento in atto, la situazione è ancora fluida. E bisogna restare sempre al passo coi tempi.

La prossima mossa?

Forse è audace dirlo. Stiamo cercando di internazionalizzarci. È questo il grande sogno. L’idea è quella di trovare un punto vendita fuori dall’Italia. Esistono aree debolucce, da prendere in considerazione. C’è sempre e comunque la volontà di consolidare la presenza già diffusa in Italia, ci applichiamo e lavoriamo per questo. Fondamentale funzionare qui. G&B ha corso tanto in questi anni, ha sempre voluto anticipare i tempi e le mode. Abbiamo tracciato un percorso e stiamo concretizzando, non è facile ma pian piano mi sembra di poter dire che ci stiamo riuscendo. Ma posso dirle una cosa?

Certo.

Parlo io, che faccio impresa. Ma nessuna azienda oggi può fare cose decorose a prescindere dai suoi collaboratori. Senza la famiglia che si è creata così, da chi opera in magazzino a chi ci rappresenta all’estero, non faremmo nulla. Conta la squadra, è la squadra che vince. E non si finisce mai di imparare. Giusto tornare a fare coaching, tornare a scuola. Quando ho iniziato a frequentare le superiori già lavoravo, sempre a Flero. Il mio sogno si realizza qui, dove andavo all’oratorio, a casa mia. Il massimo. Non avrei potuto desiderare di meglio.

E qui la raggiungono tanti vip, in cerca di un gusto nuovo. Fra gli altri, Pep Guardiola.

Con la moglie, sì. Guardiola ci ha conosciuto al tempo in cui giocava nel Brescia e successivamente è tornato a trovarci. Le celebrità, come la gente comune, cercano risposte alle loro esigenze. La moda, scheggia impazzita, sta andando incontro alle necessità di ognuno. Non ci sono dubbi, secondo me: è questa la strada giusta da seguire per far innamorare della moda le persone. Ed è sempre questo il mio obiettivo.