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30.05.2011

Interviste

«E ora vincerò con la Juve,
ma ho il Brescia nel cuore»

Andrea Pirlo
Andrea Pirlo

Tra l'addio al Milan e il benvenuto della Juventus; tra il ritorno in Nazionale e le vacanze in Versilia, che possono ancora attendere, Andrea Pirlo si concede una domenica nella dimensione preferita: nella sua terra, intesa non solo come Brescia e Flero, i luoghi dove è nato e cresciuto, ma anche come elemento naturale con i quali ha confidenza fin da bambino. In mezzo ai campi, tra il verde, su e giù per il Monte Netto.
A poche centinaia di metri dalla cascina dei nonni paterni, il nuovo regista della Juve ha fondato nel 2007 una società agricola, la Pratum Coller, che ieri ha aperto al pubblico per l'edizione 2011 di Cantine Aperte. E per il 32enne campione è stato come rinsaldare nella terra, nel senso più ampio del termine, le radici mai rinnegate.
L'altro aspetto è il Pirlo imprenditore, il lavoro di papà Luigi nell'industria siderurgica e, da 4 anni, nel settore vitivinicolo. Un Pirlo doc. Chissà se lo sa già Gino Corioni.

Pirlo, e se un giorno lei entrasse nel Brescia? Magari già adesso per dare una mano a Corioni.
Ah, ma io so già dove volete andare a parare - dice con il sorriso timido che lo contraddistingue da sempre in pubblico -. No, sono ancora troppo giovane e troppo piccolo come imprenditore per pensare di entrare in una società di calcio. A Brescia ci sono industriali di grandi possibilità e Corioni ha bisogno di gente di questo calibro. Spero che qualcuno lo aiuti, perchè una città come la nostra merita di tornare subito in serie A.

Eppure il suo compagno di Nazionale e, forse alla Juventus, Gigi Buffon sostiene la squadra della sua città, la Carrarese. Non potrebbe fare lo stesso?
Con tutto il rispetto per la Carrarese, Brescia è in un'altra dimensione e la gestione è sicuramente più difficile. E poi sono alle prime armi come imprenditore, da calciatore mica sono da pensione. E quello con la Juventus non è l'ultimo contratto. Ne firmerò altri.

O forse un altro.
Sì, il vecchio sogno di tornare a giocare nel Brescia c'è sempre. Non l'ho messo nel cassetto e non mi dimentico della mia prima squadra. Mi è dispiaciuto molto per la retrocessione in serie B, ho sperato fino all'ultimo nella salvezza. Però...

Però?
Il Brescia ha buttato via troppi punti in partite che poteva vincere. Sulla carta Cesena e Lecce non erano superiori, ma hanno giocato un calcio migliore. Speriamo in un pronto ritorno in serie A.

Con Corioni o senza?
Il presidente lo sento spesso, so che mi vuole bene. È una grande persona e un uomo perbene. Con me si è sempre comportato in maniera corretta. E, credetemi, mi piange il cuore vederlo così in difficoltà.

E allora, Pirlo, si metta la mano sul cuore che piange...
In futuro, se non entrasse qualcuno a dargli la mano, potrei pensarci.

Ovvero?
Cercherei di dargli una mano per quanto posso.

E una mano gliel'ha chiesta la Juve per tornare grande.
L'ho capito fin dal primo momento che ho messo piede a Torino.

Cioè?
È l'aria che si respira tra i tifosi e in società.

Che impressione le ha fatto Andrea Agnelli?
Ottima. È un presidente giovane, ha idee chiare, è innamorato della sua Juventus. E per questo vuole riportarla ai fasti di un tempo.

Una bella sfida. Più affascinante cercare di riportare in alto la Vecchia Signora o affermarsi come imprenditore?
In questo momento sono concentrato sulla mia azienda, poi sulla Nazionale. Alla Juventus penserò dalla prossima stagione.

Da quanto è appassionato di vini?
Fin da ragazzo. Con mio fratello Ivan ci divertivamo ad andare in giro per cantine e ad esaminare le etichette, a scegliere le migliori. Mi è sempre piaciuto un buon bicchiere a pasto.

Anche in ritiro?
Alla vigilia delle partite un bicchiere di rosso è consentito. Io non me lo sono mai fatto mancare, con me molti altri miei compagni.

Suo padre Luigi parla di amore per le cose semplici come filosofia dei grandi. Concorda?
In pieno. Ho ricordi nitidi nella cascina dei miei nonni paterni, che tra l'altro è a poche centinaia di metri dalla Pratum Coller.

Racconti.
Sull'aia si facevamo le squadre con mio fratello e mio padre, i cugini e gli zii, oltre a qualche amico. Ed erano partite interminabili. Ogni tanto si andava a giocare nei prati, si facevano le escursioni sul Monte Netto soprattutto nella stagione più calda cercando un po' di fresco.

E adesso, sul Monte Netto, ci sono le sue vigne.
Sono tutte nella zona.

Durante l'accoglienza ai visitatori, ha tenuto in mano un calice di rosato, sorseggiandolo con calma ma con gusto. È il suo preferito?
Non ho una preferenza netta. In estate mi piacciono i vini come il rosato e il bianco, che si bevono freschi. Con il pesce sono ottimi. Il rosso lo bevo durante l'anno, soprattutto abbinato alle carni.

C'è qualche suo collega che ha la passione per il vino?
Di quelli che conosco io solo Bonera: anche lui lo produce.

Un altro bresciano.
Sapete com'è. La nostra è una terra che dà ottimi vini, conosciuti dappertutto.

Non è un caso. Ma ha già invitato qualche suo presidente nella sua azienda?
Non ancora.

Magari Berlusconi, tanto per cominciare.
Sinceramente non vorrei parlare del Milan.

Cosa le mancherà di più dell'ambiente rossonero?
Poi si scrivono tante cose... No, lasciamo perdere.

Ma su Berlusconi, però, conceda almeno una battuta. Il suo impegno in politica quanto ha fatto mancare al Milan?
Il presidente è sempre stato vicino alla squadra, sia quando veniva a trovarci sia attraverso le dichiarazioni sui giornali.

Altra sponda, altro presidente. Moratti le ha mai confessato il rammarico per averla svenduta ai cugini rossoneri. Lei, poi, che da bambino tifava per l'Inter?
Frequento la stessa spiaggia di Moratti a Forte dei Marmi. Ci vediamo spesso, soprattutto d'estate. E parliamo di molti argomenti.

Anche della sua cessione al Milan nel 2001?
Ripeto: parliamo di molti argomenti.

Si ritorna al tema di partenza: Pirlo e il Brescia, Pirlo e Corioni. Cosa dire?
All'ambiente di avere fiducia e di non mollare questa squadra. Farò il tifo perchè il Brescia torni immediatamente in serie A. Lo spero per tutto l'ambiente. E mi farebbe piacere per Corioni: è stato il mio primo presidente. Abbiamo un bel rapporto ci sentiamo spesso, so che mi vuole bene. Affetto e stima sono ricambiati.

Ha visto Tassi? Ha debuttato a 16 anni. Come lei.
Non l'ho visto, ma me ne parlano da tempo come un ragazzo di valore. L'importante è che abbia la testa, perchè da sole le qualità tecniche non bastano.

In conclusione. Lei ha vinto praticamente tutto. Cosa le manca?
Come calciatore sono ancora giovane e ho tanta voglia di vincere. Di sicuro vorrei vincere alla Juventus, ma anche tornare a giocare nel Brescia. E con la Nazionale mi manca l'Europeo.

Vincenzo Corbetta
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