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16 dicembre 2017

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20.09.2017

Interviste

«Folgorato da Aretha
Non amo più solo il jazz
ma pure Vasco e Dalla»

Enrico Rava: trombettista, compositore, scrittore, classe 1939
Enrico Rava: trombettista, compositore, scrittore, classe 1939

Come si cambia. «Lo ammetto, ero un talebano del jazz: concepivo solo quello. Poi... qualcosa mi ha cambiato». Quel «qualcosa» si chiama New York, pieni anni '70: «Mi trasferii in America nel 1967 e ci restai per una decina di anni. Abitavo vicino all'Apollo Theatre, una sera andai ad ascoltare Aretha Franklin... e mi stese. E capii che c'era anche dell'altro».

È un racconto prezioso quello estratto dai cassettini della memoria di Enrico Rava: il trombettista per antonomasia del jazz nostrano sarà al Teatro Sociale questa sera, alle 21.15, in compagnia del percussionista indiano Trilok Gurtu e dell'Arkè String Quartet (biglietti da 11,50 a 66 euro). Intensità, variazioni, suoni etnici e temi occidentali: c'è tutto.

«Across», titolo dello spettacolo, rende bene l'idea. E poi si tratta di una prima assoluta.

Non so nemmeno io cosa aspettarti di preciso. Domani faremo le prove e avrò le prime sensazioni: in scaletta ci sono miei brani riarrangiati dall'Arkè String Quartet e pezzi di Trilok. Sono molto curioso: il bello del jazz credo sia proprio la sua imprevedibilità. E poi chissà, il progetto potrebbe evolversi... Abbiamo in programma una data anche a Roma, tra qualche giorno.

Con Gurtu vi conoscete da molto tempo?

Moltissimo. Il rapporto musicale e umano è ottimo. Quando arrivò in Europa dall'India, passò il suo primo anno in Italia e da lì iniziò la conoscenza. Lo considero una specie di Re Mida: trasforma in musica qualsiasi suono. È pazzesco.

Quanto conta la seduzione nel jazz? Per collegarci al tema de Le X Giornate.

Quella vale per tutta la musica. E per l'arte: dove non c'è seduzione le cose rimangono piatte. I grandissimi che amo, da Miles Davies a John Coltrane, passando per Benedetti Michelangeli, erano capaci di comunicare qualcosa, con il loro carisma.

La tecnica non basta.

No, appunto. Ci sono musicisti straordinari che non riescono mai a emergere. Perché? Perché gli manca quel tocco in più a livello caratteriale. Non sono seduttori. Vale per la pittura e per la letteratura, oltre che per le note.

Traspare una certa passione anche per le altre forme d'arte, dalle sue parole.

Sono un lettore onnivoro. Ho libri di ogni genere, so con certezza di essere il miglior cliente di una piccola libreria a Chiavari, dove abito. Il problema è che lo sono per il basso livello degli altri! Ormai nessuno li compra più: mi considero l'ultimo dei Mohicani in questo senso. Tra l'altro ho appena finito di leggere «Patria», di Fernando Aramburo. Bellissimo, lo consiglio a tutti.

Anche libri di musica?

Sì, e pure di arte. Ne ho davvero tantissimi, dagli artisti del '300 sino a quelli visivi di oggi. Non sono un reazionario, amo anche le nuove forme espressive. Lo stesso vale per la musica. Sì, una volta ascoltavo solamente jazz, ma ora non è più così. Amo la classica, il reggae, il rap, il pop. In Italia apprezzo molto Vasco Rossi.

Una bella sorpresa.

Ma no, perché? Ho un sacco di sui dischi: lo trovo originale, non è politically correct, che è già un grande pregio. E poi mi piace tanto Lucio Dalla. L'altro giorno invece ero in macchina e, mentre ascoltavo Isoradio, ho riscoperto un brano bellissimo di Venditti. E poi le canzoni di Massimo Ranieri e la musica napoletana. Mi piace qualsiasi cosa se funziona: non bisogna essere troppo intransigenti. Come ascoltatore amo variare, anche se il jazz resta comunque l'unico linguaggio con cui sono in grado di esprimermi.

Per lei sarà la seconda volta nel giro di pochi mesi in provincia di Brescia, dopo il concerto al Ground Music Festival. C'è un certo fermento nella scena jazz della provincia.

L'ho notato, e mi fa piacere. Anche se Brescia, come il resto del nord Italia, non è l'area in cui ho più frequentazioni. Sarà la terza o quarta volta che suono, al massimo. Vado spesso a Salerno, per esempio, anche se non so nemmeno perché a dire il vero. Lì ho molti amici e conoscenze che coltivo con piacere. Sarebbe bello instaurarne anche a Brescia.

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