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25 settembre 2017

Interviste

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15.03.2017

Interviste

«Grinta, intensità, idee
chiare. Scelta ideale:
darà la scossa»

Gigi Cagni e Gianpietro Piovani: è il Piacenza in B nel 1991-1992
Gigi Cagni e Gianpietro Piovani: è il Piacenza in B nel 1991-1992

L’episodio che dice tanto. La parte di un tutto. Il senso di un legame fra allenatore e giocatore di quelli rari. Indissolubile. Gigi Cagni, Gianpietro Piovani. L’allenatore e il capitano di un Piacenza che dal 1990 al 1996 fece scintille, raggiungendo traguardi storici. Oggi l’allievo guida la Berretti della Feralpi Salò e descrive volentieri il maestro, fresco di quella nomina che aveva sempre sognato: allenatore del suo Brescia.

«L’episodio... Lo si chiede sempre, in questi casi, no? - sorride Piovani -. Ma stavolta c’è per davvero».

Racconti, per favore.

Era il 1995, anno della seconda promozione in A. Non ricordo la partita, ma ricordo come fosse oggi la vigilia. Cagni aveva l’abitudine di passare di camera in camera per comunicare ai giocatori le sue scelte: chi giocava e chi no. Io di solito giocavo sempre, ma quella volta mi sarebbe toccato restar fuori. Ti ho visto male in settimana, devi riposare, stavolta non giochi mi disse, davanti al mio compagno di stanza Moretti.

La sua reazione?

Istintiva: No mister, ma che allenamenti ha visto, io sto benissimo e domani gioco. Punto.

E lui?

Uscì sbattendo la porta. Dopo due minuti, però, tornò indietro: Così mi piaci, così va bene: personalità! Bravo. Domani giochi e segni.

Come andò?

Giocato, segnato. E ci siamo abbracciati. Eravamo forti. Eravamo uniti.

Vent’anni dopo, come lo ritrova?

Ho visto il primo allenamento. Impatto positivo, direi.

Che allenatore è Gigi Cagni? Il sergente di ferro di cui si dice?

Sì. È un sergente. Negli anni è cambiato poco, lavora sempre con le sue idee, con la stessa intensità. Lunedì al San Filippo conoscevo a memoria gli esercizi, i movimenti. Puoi entrare tu, tanto sai già tutto, mi ha salutato. Ed è un po’ così.

La sua filosofia?

Primo, non prenderle. E davanti affidarsi alla qualità. Calcio orgogliosamente all’italiana. Quello che Antonio Conte fa al Chelsea, ora, non è mica tanto diverso. E funziona. Poi, badare alla difesa non significa essere difensivisti. Cagni ha grinta, carattere, voglia. Tutto vero. E bada a non subire troppo reti. Altrettanto vero. Ma il suo Piacenza aveva sempre il capocannoniere del campionato: Cornacchini in C, quando io e Cappellini eravamo gli esterni, e De Vitis l’anno dopo in B. Insomma, non solo difesa ma anche attacco. Ha subito provato un 4-3-3 con Mauri davanti alla difesa: conosce bene il Brescia, l’ha visto all’opera diverse volte. Grande lavoratore, non molla mai, alzerà il livello agonistico: è la scelta giusta per una squadra che è giovane, ma tecnicamente secondo me non si discute.

Da un tecnico come Brocchi, che ha 2 anni più di Arcari, a un veterano come Cagni.

Sì. Ma chi l’ha detto che i giovani devono lavorare con i giovani? Cagni coi ragazzi è bravissimo. Il primo anno in C, a Piacenza, c’erano ben pochi vecchi. Vincemmo il campionato. Certo, avevamo iniziato insieme fin dall’estate, con 28 giorni di ritiro nella Bergamasca.

La classifica piange. Serve una sterzata già con lo Spezia, ma la squadra è in emergenza.

Mancano tre difensori e questo non è un bel modo di cominciare. Con lo Spezia potrebbe anche bastare un pari. Io sono fiducioso perché conosco Cagni e so cosa può fare. Nella mia carriera da calciatore ho avuto maestri della tecnica come Faustino Turra e Dino Busi. I tempi di gioco me li ha dati Arrigo Sacchi a Parma. Ma a completarmi è stato Cagni. Con lui ho vinto 3 campionati e mi sono salvato 2 volte in A, con una squadra tutta italiana e diversi giocatori provenienti dalla C. Riusciva a trasmetterci tanto.

Cagni conosce tutti e tutti lo conoscono, a Brescia. Viene da San Faustino, è cresciuto in Carmine, è un tifoso. Vantaggio o svantaggio?

Ma io credo che sia meglio. Ho visto qualche ultrà, al San Filippo. Gente che c’era anche ai miei tempi, e io nel Brescia ho giocato nell’89-90. Cagni non ha la bacchetta magica, ma con lui una scossa ci sarà. Sarei felice che riuscisse a fare bene anche a casa sua. So quanto ci tenga.

Quanto gli è riconoscente?

Tanto. Io sono grato a lui, ma anche lui è grato a me: Una fortuna esserci trovati, mi ha detto tante volte. Una fortuna reciproca. E che bello, poter parlare in dialetto quando ci allenavamo... In quel Piacenza un po’ bresciano non si voleva proprio perdere.

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